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Al via l’Anno Giudiziario 2015 Il monito di Santacroce: “Ripensare il tema del carcere e del sistema sanzionatorio”

Da Nord a Sud della penisola il 24 Gennaio è stato il giorno consacrato dall’apertura dell’anno giudiziario 2015.

Sulla tela del quadro nazionale si è delineato un panorama costellato da timori per le infiltrazioni criminali nel mondo del calcio, dall’allerta per le minacce terroristiche in seguito ai fatti di sangue di Parigi, all’aumento delle iscrizioni per omicidio colposo, ai maggiori procedimenti per prostituzione minorile e a un allarme corruzione che purtroppo non stupisce.

A suscitare invece l’interesse del Si.N.A.P.Pe è stato sopratutto un passaggio del discorso del Primo presidente della Corte suprema di cassazione, il magistrato Giorgio Santacroce, che ha sottolineato come le misure prese in materia carceraria vadano nella giusta direzione ma non siano risolutive.

 

“Ripensare il tema del carcere e del sistema sanzionatorio”

In queste parole è cristallizzato il cuore dell’intervento del magistrato che, forse richiamandosi anche alle ultime dichiarazioni del ministro Orlando su come la popolazione carceraria sia in presunta diminuzione ( vedi “Orlando: emergenza carceri superata!” pubblicato sul sito del Si.N.A.P.Pe), ha voluto precisare che:

Se il numero dei detenuti tende a diminuire, l’emergenza determinata dal sovraffollamento, suicidi e tensioni nelle strutture penitenziarie non è ancora rientrata e non può protrarsi ulteriormente. Bisogna ripensare il tema del carcere e dell’intero sistema sanzionatorio penale, assicurando il rispetto della dignità della persona nella fase di esecuzione della pena.

Ripensare il tema del carcere, tenendo conto delle situazioni di disagio. Sulla scia di questa dichiarazione l’opinione del Si.N.A.P.Pe è in linea con quella del magistrato in quanto è un incauto ottimismo considerare l’emergenza superata, ma al contempo sarebbe saggio valutare le misure alternative alla detenzione come una soluzione drenante per un sistema in crisi. Una soluzione, non un fine, perché i problemi sono radicati a più livelli. E soprattutto sarebbe un piccolo passo in avanti, seppur importante.

Coincidenza vuole che sia proprio della settimana scorsa l’allarme lanciato dal dirigente Uepe (Ufficio dell’esecuzione penale esterna) Vincenzo Petrella che sottolinea come il 97% delle risorse siano destinate al carcere, e solo una minima parte per le misure esterne. 5 milioni di euro non sono pochi, ma sono insufficienti senza un cambio di prospettiva e di cultura sul tema. Troppo spesso in Italia si pensa che pena faccia rima con carcere. E probabilmente anche l’amministrazione e la politica dovrebbero affrontare la faccenda con un cambio di prospettiva differente. La domanda è se l’Italia riuscirà a uniformarsi alla media Europea, dove i 2/3 delle sanzioni sono non detentive.

Un inizio Giudiziario del 2015 che si apre dunque all’insegna della cautela e della riflessione. Ci auguriamo che, per le faccende di nostra pertinenza, il Si.N.A.P.Pe giochi un ruolo di rilievo nel giungere a risultati concreti sui temi che gli sono a cuore.

Via Anno Giudiziario 2015

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About Author: Marco Gordiani