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C.P. NAPOLI SECONDIGLIANO – Mensa ordinaria di servizio

Egregio Direttore,
questa O.S. ha avuto modo di constatare che da alcuni giorni, in concomitanza con la soppressione delle bottigliette di acqua minerale dalla m.o.s. a favore della distribuzione di acqua microfiltrata, si sono potuti appurare i primi disservizi nell’istituto da lei diretto, malgrado le aspettative riposte dal personale circa il miglioramento della qualità del servizio mensa.
Con precedente nota congiunta, a tutt’oggi inevasa, la scrivente O.S. aveva già lamentato i disagi derivanti dalle scarse condizioni igieniche legate alle modalità di distribuzione dell’acqua attraverso brocche di vetro passate di mano in mano senza la necessaria sterilizzazione da possibili germi patogeni. Orbene, se la finalità della nuova modalità di distribuzione della principale bevanda è quella di ridurre l’impatto ambientale delle bottigline di plastica in base ai Criteri Ambientali Minimi, non si capisce perché non sia stato fatto altrettanto con le bottigliette regolarmente acquistabili nei distributori automatici installati presso codesto istituto. Altrettanto non si comprende il motivo per cui vengano ancora utilizzate le classiche stoviglie di plastica monouso altamente inquinanti e messi al bando dall’U.E.. Se si vuole garantire un servizio di ristorazione a ridotto impatto ambientale lo si deve attuare a 360 e non limitatamente ad un solo aspetto.
Inoltre, il personale in servizio lamenta la mancata distribuzione dell’acqua minerale all’interno del cestino sostitutivo del pranzo o della cena che rende, di fatto, improbabile la consumazione dello stesso sul posto di servizio. Difatti è compito di codesta direzione individuare un luogo idoneo con adeguate caratteristiche di igienicità e salubrità per la consumazione del pasto, anche se si tratti di cestino sostitutivo. In particolare, la nuova modalità di distribuzione della principale bevanda non consente ai poliziotti, anche volendo far leva sul loro consueto spirito di sacrificio, di poter consumare il pasto sul posto di servizio, creando non poche difficoltà all’organizzazione complessiva del lavoro in quanto, soprattutto nei turni pomeridiani di 8 ore, spesso non può essere garantito il cambio per la fruizione del pasto. Nello specifico ci è stato segnalato che in diverse occasioni sia stata negata la corresponsione del buono pasto ai colleghi che non hanno potuto fruire del cambio sul posto di servizio per la fruizione del pasto.
A tal proposito sembrerebbe che codesta direzione, finora contraria all’introduzione del cestino sostitutivo all’interno dell’istituto per motivi di sicurezza, improvvisamente abbia virato atteggiamento consentendone la consumazione sul posto di servizio onde consentire la fruizione della cena al personale impiegato nel turno di 16/24, di fatto impossibilitato a recarsi in mensa per la mancanza del cambio. In poche parole, pur di non ricorrere all’elargizione del buono pasto, ciò che prima non era consentito ora è concesso, a discapito della sicurezza e della salubrità, in nome di un contenimento delle spese. Tale disagio assume contorni ancora più marcati se a tutto ciò si aggiunge la scadente qualità e quantità della composizione dello stesso cestino sostitutivo, poiché difforme da quanto previsto dal capitolato tecnico d’appalto che prevede due panini, uno con carne e l’altro con salume o formaggio, 2 frutti di stagione e 1 acqua minerale confezionata.
Corre l’obbligo, seppur pleonastico, per questa O.S. rammentare che il benessere del personale di Polizia Penitenziaria è un bene primario che deve essere perseguito costantemente dall’Amministrazione Penitenziaria a vari livelli, sia nell’ambito lavorativo che in quello privato, così come stabilito con estrema chiarezza da diverse circolari DAP, al fine di favorire il più possibile all’interno degli istituti attività comuni, ludiche, ricreative e culturali che favoriscano la socializzazione e la distensione del personale, risultato che di certo può essere assicurato anche attraverso un’ adeguata somministrazione dei pasti durante l’unico momento di pausa lavoro.
Quanto finora rappresentato crea nei poliziotti penitenziari interessati un forte stato di risentimento in quanto tutto ciò viene percepito come un “segnale di disattenzione” soprattutto in un momento storico come quello che sta attraversando il Corpo, noto anche agli onori delle cronache per i disagi lavorativi ed i carichi di lavoro sempre più insostenibili.
Alla luce di quanto sopra rappresentato, si invita pertanto codesta direzione a trovare soluzioni idonee ad assicurare la legittima e corretta fruizione dei pasti al personale ivi dipendente garantendone il diritto all’ igiene, alla salubrità e al benessere dei luoghi di lavoro e, laddove ciò non sia possibile, a provvedere alla legittima attribuzione del buono pasto a coloro i quali, per inefficienze organizzative ed amministrative, non possono fruire del servizio mensa.

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About Author: Marco Gordiani

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