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Carcere: la Disoccupazione dei detenuti potrebbe portare disordini?

Lavoro in carcere e auto sostenibilità delle cooperative. Il tema è saltato in auge nella giornata di oggi dopo un’intervista rilasciata dal Vice Capo Vicario, Dott Luigi Pagano, al portale internet “Vita.it”.
Nominato dal nuovo Capo del Dipartimento come Coordinatore dei rapporti con le cooperative sociali che danno lavoro ai detenuti nelle carceri italiane, il numero due del palazzo di Largo Luigi DAGA si torva a dover maneggiare la materia in un periodo storico particolarmente caldo caratterizzato dallo STOP dei fondi a causa del quale molte cooperative operanti nei penitenziari si ritrovano a dover fare i conti con probabili ed inevitabili tagli al personale (detenuti), rivalutazioni, ridimensionamenti se non addirittura la possibilità di chiudere i battenti.
A far riflettere il Si.N.A.P.Pe sono le conseguenze che l’aumento della disoccupazione della popolazione detenuta potrebbe avere sulla realtà della quotidianità penitenziaria: sì, perché i lavoratori che sono a rischio tagli sono, ovviamente, tutti detenuti.
Quello del lavoro all’interno delle carceri è un tema delicato e che non deve essere preso sotto gamba, perché il rischio di inciampare in conseguenze future è grande.
Se da un lato è vero il dettato costituzionale secondo cui quello al lavoro è un diritto che va valorizzato e promosso (Art.4), dall’altro lo stesso è considerato dall’ordinamento penitenziario quale strumento di reinserimento sociale, così da rispondere al mandato della pena da intendersi come rieducazione (Art.27).
“Come impatta dunque il timore della disoccupazione all’interno della quotidianità penitenziaria?” – è stato questo il primo interrogativo del Segretario Generale del Si.N.A.P.Pe il Dott. Roberto Santini – che così ha proseguito nella sua riflessione: “Il lavoro negli istituti penitenziari deve essere visto sotto molti punti di vista per la psicologia dei detenuti. E’ un modo per prepararsi al ritorno in società, è un momento di crescita e di apprendimento, ma rappresenta anche una valvola di sfogo per una libertà reclusa. La possibilità dell’aumento del tasso di disoccupazione all’interno delle mura penitenziarie potrebbe tradursi in un duro colpo per il sistema, con un concreto rischio di inasprimento degli animi e delle tensioni nella quotidianità detentiva.. In uno scenario di questo tipo i primi a subirne le conseguenze potrebbero essere proprio i colleghi della Polizia Penitenziaria che sono le prime figure a rapportarsi all’utenza. A loro è affidato il delicato compito di vegliare sull’ordine e sulla sicurezza oltre che sull’incolumità dei detenuti. Questi sono scenari possibili, non certi, ma è la questione non merita estrema attenzione”.

Carcere – la Disoccupazione dei detenuti

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About Author: Marco Gordiani