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Casa Circondariale Cremona – manifestazione Si.N.A.P.Pe.

c’è chi dismette i panni del Sindacalista e assume quelli della parte pubblica

Cari Colleghi,

a seguito del gravissimo episodio che ha interessato nei giorni scorsi la Casa Circondariale di Cremona ed in considerazione della chiara radice dei disordini, riconducibili ad una incondivisibile gestione del penitenziario, il Si.N.A.P.Pe ha inteso indire una manifestazione per l’avvicendamento del vertice locale, a tutela delle condizioni di lavoro evidentemente insostenibili; insostenibilità confermata anche dall’altissimo tasso percentuale di assenze che sfiora quotidianamente il 25% della forza presente.

La massiccia partecipazione registrata, al di là del credo sindacale, evidenzia come la problematica sia avvertita in maniera forte dagli attori in campo, salvo che da chi, pur essendo addetto ai lavori, ritiene di doverne minimizzare la portata, dando all’evento dello scorso 27 agosto un taglio di normalità, di una sorta di “rischio del mestiere” dovuta all’escandescenza di “soli” tre detenuti, capaci in realtà di mettere a soqquadro con veemenza un intero reparto detentivo. Né può parlarsi di strumentalizzazione o di “ricostruzione allarmistica” quando la situazione viene riportata con le parole di chi quell’episodio lo ha vissuto sulla propria pelle, fronteggiandolo con indiscussa professionalità.

Ma questa non è la normalità! O quanto meno questa non è una normalità che il Si.N.A.P.Pe può tollerare!

Si potrebbe comprendere una tendenza alla minimizzazione da parte dell’Amministrazione, che al contrario con eloquente silenzio non ha commentato la legittima azione del Si.N.A.P.Pe; ma ci riesce davvero difficile comprendere la levata di scudi in difesa (di chi? Di cosa? Non certo dei poliziotti e delle loro condizioni di lavoro) da parte di chi è chiamato, per mandato, a tutelare quelle donne e quegli uomini più di quanto non faccia lo Stato per cui lavorano.

Cremona è un istituto “sofferente” e l’evento critico in argomento ne è solo una riprova. Momenti di tensione del genere non possono e non devono tollerarsi a maggior ragione se gli stessi possono imputarsi, anche in minima parte, ad una gestione incondivisibile della quotidianità penitenziaria.

CC Cremona_crisi di identità storie di una strana confusione

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About Author: Marco Gordiani