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Casa Circondariale di Bergamo – esiti dell’assemblea del 15 settembre – necessità di interventi URGENTI

Egregio Direttore
Come Le è certamente noto, si è svolto nel pomeriggio di ieri un incontro fra i quadri del Si.N.A.P.Pe, cui ho preso parte personalmente, e il personale iscritto e non della Casa Circondariale di Bergamo.
Attese le risultanze dell’incontro, ritengo doveroso parteciparLe gli elementi che sono emersi durante la discussione, al fine di giungere nell’immediato all’individuazione di correttivi che rendano più efficacie l’organizzazione del lavoro, minimizzino il rischio professionale e restituiscano dignità ai luoghi ove il personale presta servizio.
Quanto a quest’ultimo aspetto, è emersa l’inutilizzabilità di diversi servizi destinati al personale situati sui piani detentivi, che versano in condizioni di assoluto degrado, addirittura con piastrelle staccate dai muri. Da quanto si è avuto modo di apprendere, la progettazione degli stessi di certo non è annoverabile fra i capolavori dell’edilizia penitenziaria: spazi angusti che addirittura ospitano le cassette degli scarichi dei bagni dei detenuti. Risulterebbe anche che i due bagni del piano superiore del reparto penale che si presentavano in condizioni di pseudo utilizzabilità avessero, invece, un problema idrico tale per cui uscisse solo acqua calda e che, per logiche azioni di contenimento energetico, ne sia stato temporaneamente inibito l’utilizzo fino a risoluzione del problema idrico. In relazione a quest’ultimo punto, l’avverbio “temporaneamente” appare forse inappropriato considerando che in luogo di un normale cartello di “fuori uso” si è preferito saldare la porta di accesso.
Lo stato di degrado in cui versano gli spazi in argomento, stante il loro irrinunciabile utilizzo, pesa sull’organizzazione del lavoro, in considerazione del fatto che per fruire del bagno sarà necessario richiedere il cambio in quel dato posto di servizio, non potendosi il poliziotto allontanare autonomamente.
Molteplici problematiche sono state poi segnalate in relazione all’organizzazione lavoro intesa in senso stretto, ove si è appurato esistere un sistema di vigilanza atipico, a metà fra una “vigilanza dinamica” e una “sezione a celle aperte”, che lascia perplessi quanto all’elevatissima esposizione a rischio per il personale ivi impiegato.
Nel dettaglio, allo stato attuale si registra la presenza in sezione di un poliziotto chiamato a gestire da solo oltre 50 detenuti “aperti”, con il concreto rischio di aggressioni. Se si considera che l’accesso alla sezione è automatizzata e che l’apertura avviene dalla rotonda, qualora il poliziotto lì in servizio non dovesse accorgersi nell’immediato del disordine (considerando che attende a più ingressi), si rischia di giungere a situazioni di completa ingestibilità. A ciò si aggiunga che non v’è nessun apparecchio di comunicazione cui poter far riscorso nel caso in cui ci sia bisogno di un intervento dall’esterno nella sezione.
Vero è che le forme “dinamiche” di vigilanza sono scaturite da rinnovate filosofie penitenziarie, ma è altrettanto vero che esse presuppongono che il personale operi in sicurezza, prevedendo non più il poliziotto di sezione, ma la costituzione di ronde. Presso la Circondariale di Bergamo, al contrario, si evolve il sistema custodiale, senza registrarsi una contemporanea evoluzione delle funzioni del poliziotto: è evidente che le due cose debbano camminare di pari passo. È urgente dunque riscrivere l’organizzazione del lavoro e superare questa contraddizione organizzativa.
Sempre in sede di confronto del personale è poi emerso un altro sconvolgente dato; le poliziotte vengono non di rado comandate in servizio di piantonamento persino di reclusi di sesso maschile. Pur comprendendo le difficoltà operative in cui versa il locale NTP, che ad onor del vero a livello statistico risulta essere fra quelli con il maggior numero di movimentazioni per motivi sanitari, si ritiene che non si possa continuare a far ricadere sul contingente del reparto tutta l’attività di piantonamento. E’ opportuno, se non addirittura doveroso, che tale attività vada a conglobarsi all’interno delle programmazioni del NTP (eventualmente pensando anche ad un incremento delle unità attualmente assegnate) che organizzerà con le proprie risorse umane almeno i primi due piantonamenti, facendo ricorso al supporto del Reparto solo qualora il numero dei piantonati salga almeno a tre.
Ancora in relazione ai servizi di piantonamenti ci è stato segnalato che presso il “repartino” del locale ospedale in alcune zone è consentito l’accesso ad una sola unità di scorta con il detenuto, e senza l’arma di ordinanza. Accade dunque che una delle due unità si disarmi per l’accesso e che lasci in custodia la propria arma e le relative munizioni al collega che rimane all’esterno. Se da un lato tale prassi risponde perfettamente alla fiducia propria dello spirito di Corpo, dall’altro ciò è evidentemente pericoloso e non in linea con le norme sulla custodia delle armi e delle responsabilità personali derivanti da incauta custodia. Si chiede dunque di dotare il reparto ospedaliero di idonea cassetta di sicurezza onde consentire il regolare deposito dell’arma.
Altro nodo cruciale da sciogliere per garantire la sicurezza nello svolgimento del medesimo servizio è quello della comunicazione. Pur essendo due le unità di scorta e pur dovendosi necessariamente dividere, non c’è nessun sistema di comunicazione che l’unità che dovrebbe star fuori dal cancello di sbarramento;
cosa che lascia le stesse completamente isolate in caso di emergenza.
Dalla lettura di quanto fin qui narrato emergono evidentemente una serie di problematiche tutte risolvibili con piccoli accorgimenti capaci di migliorare, con il minimo sforzo anche economico, la vivibilità degli ambienti e la sicurezza sui luoghi di lavoro, che è onere normativamente ricadente in capo a codesta autorità dirigente.
Certi della rilevanza che vorrà accordarsi alla presente, questa Organizzazione Sindacale si rende sin d’ora disponibile per un costruttivo dialogo volto al superamento delle difficoltà operative sopra evidenziate. Si coglie l’occasione per sensibilizzare codesta Direzione ad avviare i lavori per la revisione del Protocollo di Intesta Locale, in considerazione dal fatto che lo stesso risulta essere in vigore da un lungo arco di tempo in cui sono intervenute anche importanti modifiche a livello regionale, con la sottoscrizione del nuovo PIR. Ciò basta a far ritenere il documento non attuale o comunque perfettibile.
In attesa di conoscere i correttivi che saranno adottati e le relative tempistiche, si porgono distinti saluti.

CC Bergamo_esiti assemblea del 15 settembre

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About Author: Marco Gordiani

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