CASA CIRCONDARIALE DI BOLOGNA – Caseificio “liberiamo i sapori”.

Egregia Dottoressa,
siamo con la presente ad informarLa delle numerose segnalazioni che pervengono dal personale di Polizia penitenziaria in merito alla gestione del caseificio ‘Liberiamo i sapori’, inaugurato lo scorso anno. Come è nota, tale attività è stata inaugurata grazie alla Legge Smuraglia che concede alle imprese, che investono nelle strutture penitenziarie, o che assumono detenuti, dei benefit fiscali. Il progetto per la realizzazione del suddetto caseificio è stato realizzato anche grazie al cospicuo investimento del Ministero della Giustizia (per quel che ci risulta, il costo dell’impianto è di euro 350000,00).
Nello specifico delle problematiche che caratterizzano il lavoro dei poliziotti, segnaliamo che:
• spessissimo il casaro (persona non detenuta) lavora da solo, senza detenuti, e il personale di Polizia penitenziaria è costretto comunque a vigilare sulla attività lavorativa del medesimo;
• l’impresa accede in Istituto, spesso, senza dare la preventiva comunicazione per email (come sarebbe da prassi), che consentirebbe la giusta programmazione del servizio. A causa di cio’, il personale è costretto ogni volta a fermarsi oltre l’orario di lavoro, e sovente a coprire più posti di servizio;
• Il personale di Polizia penitenziaria è chiamato a gestire e contenere gli effetti del malcontento crescente dei detenuti che lamentano da mesi la mancata firma del contratto di lavoro, il mancato pagamento degli stipendi, l’effettuazione di numerose ore di straordinario(se tutto ciò fosse rispondente al vero, ci verrebbe da chiederci come sia possibile che all’interno di una struttura detentiva, istituzione statale e presidio di legalità, possano tollerarsi simili gravissime inadempienze).
Crediamo, pertanto, che sarebbe utile disciplinare l’ingresso in Istituto dei dipendenti esterni della ditta ‘Liberiamo i sapori’ , sia rispetto alle esigenze di conoscere in anticipo il giorno e l’orario di accesso degli stessi, in modo da poter programmare l’impiego degli addetti alla vigilanza della suddetta attività lavorativa ed evitare che il personale sia costretto a svolgere diverse mansioni contemporaneamente, sia con riguardo alla necessità di predisporre un presidio fisso di vigilanza sul lavoro del casaro, quando questi non richieda l’ausilio dei detenuti (ammesso che tale eventualità sia prevista nel contratto stipulato tra i titolari del caseificio e la Direzione del carcere).
Allo stesso tempo, considerate le possibili ricadute sulla sicurezza dell’Istituto e del personale, che potrebbero derivare dal malcontento dei detenuti impiegati in tale attività lavorativa, auspichiamo un intervento da parte di codesta Direzione, volto a valutare la veridicità di quanto lamentato dai detenuti medesimi ed adottare i provvedimenti che la S.V. dovesse ritenere necessari a seguito di tale eventuale valutazione.

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