CASA CIRCONDARIALE DI BOLOGNA – Infezione da TBC. Precisazioni.

Egregio Provveditore,
facendo riferimento a tutta la precorsa corrispondenza sulla materia ed in ultimo alla nota di riscontro della Direzione della Casa Circondariale di Bologna, prot. n° 23621/18 SAG del 23 Maggio u.s., questa Segretaria Regionale non può nascondere la propria insoddisfazione per le soluzioni adottate dall’Amministrazione Penitenziaria nel suo complesso per afrontare la problematica de quo. In particolare, dopo un’ampia premessa in cui vengono illustrati i provvedimenti presi a tutela della salute del detenuto, nella suddetta nota ci s’informa che “il Dirigente Sanitario ha rappresentato a questa Direzione le disposizioni impartite al personale medico, ossia di sottoporre i detenuti ad isolamento sanitario anche solo nel dubbio che il soggetto possa avere una patologia infettiva, e ciò nelle more della conclusione degli accertamenti del caso”.
E la Polizia Penitenziaria? E i DPI acquistati solo dopo le nostre segnalazioni? E l’impreparazione grave del personale che chiamato a gestire tali situazioni, segnalata dai medici del Pronto Soccorso del nosocomio cittadino? E il mancato avvio della sorveglianza sanitaria, più volte denunciato da questa O.S.? Questa Segreteria Regionale, pur confermando tutta la stima e la riconoscenza agli attuali Direttore e Comandate di Reparto della Casa Circondariale di Bologna per il modo di gestire l’Istituto ed i rapporti con il personale e le loro rappresentanze sindacali, riItenie che sul tema della sicurezza e della salubrità dei posti di servizio debba essere assicurato uno sforzo aggiuntivo, a tutela dell’integrità psicofsica di tutti i lavoratori che operano a contatto con la popolazione detenuta. In particolare, riteniamo che, come avvenuto in quasi tutti gli altri Istituti della Regione, vada programmato uno screening sanitario per tutto il personale di Polizia Penitenziaria, al fne di valutare se vi sia la necessità di avviare specifci percorsi di sorveglianza sanitaria. Andrebbe poi effettuata una precipua valutazione dei rischi lavorativi che tenga conto anche di quelli infettivi e detti le procedure da adottare per limitarne l’incidenza sulla salute del personale. Non da meno, bisognerebbe impegnarsi a formare ed informare tempestivamente tutti gli operatori penitenziari dei rischi derivanti da situazioni di allerta per l’eventuale presenza di detenuti affetti da patologie infettive. Entrando poi nello specifco delle rassicurazioni fornite dalla Direzione felsinea, ci spiace doverLa informare come, da fonti interne all’Istituto, non solo non ci risulti cessato l’isolamento sanitario del detenuto di che trattasi, ma ci venga riferito che altri tre soggetti sarebbero stati interessati dal medesimo provvedimento precauzionale.
Si coglie, infine, l’occasione per sollecitare ulteriormente l’avvio del progetto riguardante l’istituzione di un punto di ascolto per il personale di Polizia Penitenziaria di Bologna che possa prevenire comportamenti estremi da parte del personale in divisa con l’ausilio di professionisti specializzati. In attesa di ulteriori rassicurazioni in merito al rispetto di quanto previsto dal  Dlgs. 81/08 in materia di sicurezza e salubrità dei luoghi di lavoro, si porgono Distinti Saluti.

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