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CASA CIRCONDARIALE DI BRESCIA – Organizzazione del lavoro – necessità di revisione e riduzione unità operative e cariche fisse

Egregio Direttore, ancora una volta ci vediamo costretti ad intervenire in merito all’Organizzazione del Lavoro della Casa Circondariale da Lei diretta, in ragione delle doglianze che a questa sigla pervengono da parte del personale. L’attuale suddivisione in unità operative pare aver perso la propria ragion d’essere in quanto il personale viene continuamente spostato dalla propria U.O. alle altre privilegiando il criterio emergenziale. V’è quindi un mutuo soccorso fra UU.OO. che invece limitarsi alle ipotesi eccezionali, assume carattere di stabilità. Ci si interroga a questo punto sul senso di tenere in vita delle organizzazioni che risultano tali solo dal punto di vista formale e che per la loro particolare natura sacrificano il preminente presupposto del rispetto dell’anzianità nella distribuzione dei servizi La questione è sempre la stessa, ovvero quella della carenza organica della Casa Circondariale di Brescia, cui bisogna far fronte magari “reinventando” una nuova e più efficiente organizzazione del lavoro, come più volte sollecitato da questa O.S. che continua a chiedere l’istituzione di tavoli di confronto che portino al superamento delle emergenze e che eviti al personale lo stress del pendolarismo fra i reparti.
Nel ridisegnare l’organizzazione del lavoro, si ribadisce, non può non tenersi conto del principio della ridistribuzione delle sofferenze fra tutti i reparti, ivi comprese le cariche fisse, che ad oggi risultano essere un cospicuo numero prossimo alle 40 unità che per altro vengono quotidianamente distolte dai propri compiti. Va da se – nel rispetto della coerenza – che se tale personale può essere distolto (e quindi quell’incarico fisso può essere soppresso per rispondere alle esigenze contingenti del reparto) la soppressione può essere “ragionata” e “organizzata” in via ordinaria. Per altro, mentre a fronte dei posti previsti dalla contrattazione decentrata per le cariche fisse gli stessi sono tutti coperti, stesso non può dirsi per i servizi di istituto che non di rado vengono accorparti. Quindi due filosofie contrapposte che non possono più tollerarsi perché foriere di disequità. Ma di tanto si è già argomentato in precedente corrispondenza. Urge un “dimagrimento” equo che porti alla ridistribuzione delle sofferenze, magari
attraverso una riscrittura dell’accordo decentrato. Urgente perché una razionalizzazione delle risorse si rende
quando mai improcrastinabile in vigenza del piano ferie.
Evidentemente, per tutte le ragioni di cui si è detto, l’organizzazione del lavoro in atto non risponde
alle esigenze della Casa Circondariale di Brescia, non ottimizza le risorse, non consente il rispetto del
criterio di anzianità e va dunque rivista nell’immediato. Una posizione netta, quella espressa da Si.N.A.P.Pe
che si vede costretto, in ragione della bontà della propria rivendicazione, ad anticipare che in caso di
intempestivo o imparziale riscontro della presente interesserà direttamente il superiore Ufficio che legge per
conoscenza.
Si rinnova pertanto la sollecitazione di una calendarizzazione solerte di un incontro con le OO.SS. al
fine di giungere ad una più efficiente organizzazione del lavoro.

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About Author: Marco Gordiani

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