CASA CIRCONDARIALE DI LANCIANO – Stato delle relazioni sindacali.

Illustre Presidente,

ha dell’inverosimile quanto accaduto, in data 8 marzo, in sede di contrattazione, presso la Casa Circondariale di Lanciano. Un incontro che si è concluso con una, alquanto irrituale, interruzione delle trattative ad opera della parte pubblica. I toni del dibattito, l’incalzare delle organizzazioni sindacali in merito alla necessità di prevedere un’organizzazione del lavoro rispettosa dei principi sanciti nel contratto (con particolare riferimento alle 36 ore lavorative settimanali) e in linea con un dimensionamento organico sovrabbondante rispetto alle necessità cristallizzate nel recente DM, sono stati letti dalla Direzione come una attività ostruzionistica, “uno sterile braccio di ferro che denota una volontà sindacale prossima ad un atteggiamento anti-istituzionale” (cit. testuale verbale del 08.03.2018).
Cosa vi sia di anti-istituzionale nel rispondere con criterio e razionalità al proprio mandato di rappresentanza è tutto da capire, ma al di la di ciò, quello che ancor meno si comprende è la declinazione di un ruolo (quello di parte pubblica) che se normativamente è chiamato alla ricerca di soluzioni che siano largamente condivise (nelle materie d’esame), fattivamente “interrompe” le trattative rinunciando a trovare quel punto di contatto, forse difficile ma necessario e finanche doveroso. Dove hanno sbagliato, dunque, le organizzazioni sindacali? Hanno forse errato nel pretendere di riempire di contenuti il proprio ruolo, rifiutando la veste di ratificatori di proposte dell’Amministrazione? A parere di chi scrive, se errore d’approccio c’è stato, è forse da attribuire ad altri protagonisti della scena. L’idea di risolvere, attraverso il ricorso al terzo quadrante, una contraddizione amministrativa e politica che ha generato l’attuale stato di cose, non può trovare la complicità dei rappresentati dei lavoratori. Le soluzioni vanno cercate con attività pionieristiche, innovative, con la collaborazione e la responsabilità dei vertici centrali e non certo imponendo alle organizzazioni sindacali un piano di lavoro che non può trovare condivisione, senza con ciò pretendere che abdichino al loro ruolo. Né questo giustifica per il futuro un mancato confronto. Attesa l’evidente e dimostrata difficoltà del Direttore di condurre la trattativa in parola è il caso che sia il Vertice ad intervenire, anche attesa la sua prossima presenza in loco, al fine di ristabilire le corrette regole di relazione e suggerire i correttivi per il funzionamento dell’istituto che siano compatibili con gli atti di promanazione sovraordinata (il riferimento esplicito è al DM sulla dotazione organica e al relativo PCD).

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