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CASA CIRCONDARIALE DI PIACENZA – La voce degli operatori penitenziari

Come un film già visto, stamattina nell’aprire la rassegna stampa
abbiamo dovuto leggere le ennesime accuse contro la Polizia
Penitenziaria e, come di consueto, ci tocca intervenire per dare il
giusto peso alla vicenda inerente presunti maltrattamenti avvenuti
presso la CC di Piacenza ai danni di un noto detenuto magrebino,
ritenendo opportuno “completare” le informazioni che sono state
diffuse in maniera parziale se non del tutto errata.
Ciò che, ad esempio, si omette sistematicamente di ricordare è che,
mai come oggi, Direttori, Comandanti di reparto, Poliziotti
Penitenziari, Educatori, ecc., sono abbandonati a se stessi, costretti
dalle sentenze della CEDU e dalle Circolari Dipartimentali ad
inventarsi nuove modalità custodiali senza risorse umane ne
materiali.
In tale contesto, aggravato dalla chiusura degli Ospedali
Psichiatrici Giudiziari, dove venivano contenuti e curati i detenuti
con problemi psichiatrici (per loro natura maggiormente
intemperanti), le Direzioni hanno dovuto reinventare
l’organizzazione del lavoro e le attività detentive avvalendosi di
personale che non riceve uno straccio di formazione da anni e di
sistemi di videosorveglianza e di allarme inadatti alle nuove
modalità custodiali.
Diretta conseguenza di ciò è l’esponenziale aumento degli eventi
critici e delle aggressioni ai danni del personale in divisa.
La polizia penitenziaria, mai come in questo momento, vive un
periodo di incertezza, paura, isolamento e rassegnazione, dovendo
affrontare in prima linea l’aumento della conflittualità coi
detenuti la cui gestione diventa più che difficoltosa a causa
dell’assenza di strumenti adeguati sia dal punto di vista
disciplinare che, nei casi più gravi, di contenzione.
Cosa fanno stampa e istituzioni per migliorare lo stato delle cose?
Sparano a zero sulle parti più deboli e indifese del sistema, anziché esigere dai vertici dell’Amministrazione un intervento risoluto per
l’adeguamento strutturale degli Istituti di Pena e formativo, oltre
che numerico, del personale di Polizia Penitenziaria, educativo ed
amministrativo.
Chi paga, quindi, la decisione di imporre alle Direzioni delle Carceri
una riforma a costo zero, accollandosi, proprio malgrado, le colpe
di eventuali disfunzioni di un sistema non collaudato e non
adeguatamente finanziato, è come sempre l’ultima ruota del carro,
senza che nessuno si senta in dovere di ascoltare le ragioni degli
“ultimi”, preferendo accodarsi al coro dei detrattori a prescinde.
Pertanto, questa O.S. nell’esprimere piena solidarietà a Direttore,
Vice Direttore e Comandante di reparto della CC di Piacenza,
condividendo altresì l’esigenza di rendere maggiormente dignitosi i
luoghi di detenzione e trasparenti le procedure che regolano i
processi lavorativi all’interno degli Istituti di Pena, fornisce fin
d’ora la propria disponibilità al confronto con chiunque abbia
interesse ad approfondire le tematiche di cui sopra, in particolar
modo quanti finora hanno mostrato maggiore capacità all’ascolto
ed al confronto, come l’onorevole Vittorio Ferraresi del M5S, al
fine di prevenire qualsivoglia strumentalizzazione di problematiche
la cui responsabilità va ricercata altrove e non sempre tra le fila
del personale di Polizia Penitenziaria; quanto alle soluzioni, poi,
esse vanno vanno trovate facendo sistema tra le tutte le parti che
compongono e hanno interesse a migliorare il panorama detentivo e
le condizioni lavorative degli operatori penitenziari: DAP, PRAP,
Direttori d’istituto, Educatori e, più in generale, personale
comparto ministeri, Area Sanitaria, garanti dei detenuti,
Organizzazioni sindacali, Istituzioni, ecc.
distinti saluti.

CASA CIRCONDARIALE DI PIACENZA – La voce degli operatori penitenziari

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About Author: Marco Gordiani

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