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CASA CIRCONDARIALE DI REGGIO CALABRIA ARGHILLA’ – Gestione del Personale – Richiesta chiarimenti – IL DIRETTORE RISPONDE

Illustri Autorità,

sono diverse e molteplici le doglianze che giungono a questo Ufficio in relazione alla filosofia gestionale, attuata in riferimento all’impiego delle risorse umane, forse non scevra da condizionamenti impropri. Quello che si vuole escludere è, appunto, che alcune scelte vengano effettuate a seconda delle simpatie sindacali dimostrate da alcuni a discapito di altri. Alla luce di questa iniziale quanto doverosa premessa, v’è necessità di appurare il criterio utilizzato da ultimo per l’individuazione del ruolo di “preposto”, attesa la modifica che si sta registrando nella struttura del foglio di servizio. Tale documento viene predisposto, appunto, seguendo logiche di responsabilità che di solito, all’interno del medesimo ruolo, corrispondono anche ad una maggiore anzianità di servizio. Ci viene riferito che, da qualche giorno, la previgente strutturazione ha subito delle modifiche, tanto che coloro che erano impiegati nelle funzioni di preposto in ragione della maggiore anzianità di servizio, si ritrovano posposti rispetto ad unità con un bagaglio di esperienza notevolmente inferiore.
Ove confermata la notizia, che per altro (da quanto è dato sapere) non pare sia connessa a dimostrate/contestate carenze professionali degli “ex preposti”, una siffatta determinazione si porrebbe quale aperta violazione dell’articolo 39 del regolamento di servizio che rimanda la scelta dei preposti fra gli appartenenti ai ruoli degli ispettori e dei sovrintendenti, lasciando intendere una preminenza del maggior grado nell’affidamento dei servizi di responsabilità. Va da sé che, in assenza di ispettori e sovrintendenti, dovendo guardare al ruolo di base, la priorità va data alla nuova figura degli assistenti capo coordinatore, ed in subordine agli assistenti capo; una linea gerarchica che non può non essere rispettata a meno di peculiari e motivate ragioni. Si chiede a questo punto secondo quale criterio sono state da ultimo individuate le unità da impiegare nelle mansioni di cui agli articoli 37 e 39 del Regolamento di servizio. Altra riflessione che si rende necessaria, strettamente connessa alle modalità di gestione del personale, è relativa al costante ricorso al lavoro straordinario che ha condotto alla strutturazione quasi globale su tre quadranti giornalieri. Considerato che l’organico oggi amministrato dalla Direzione in argomento risulta aderente alle dotazioni fissate dal decreto ministeriale, non si comprendono le ragioni di un ricorso al lavoro straordinario così massiccio. Una straordinarietà che è diventata invece prassi e che non consente al personale né il necessario recupero psicofisico fra un turno l’altro, né l’organizzazione della propria vita privata, mettendo in seria difficoltà gli operatori soprattutto in relazione alle funzioni genitoriali. Con una siffatta strutturazione delle turnazioni, è davvero difficile se non impossibile attendere anche alle ordinarie incombenze che la quotidianità richiede. Senza per altro dimenticare che lo straordinario andrebbe svolto su base volontaria. Ancora in tema di lavoro straordinario, viene riferita l’abolizione del registro precedentemente in uso, nel quale i dipendenti annotavano l’effettuazione delle relative ore, la figura superiore che lo aveva disposto e le relative motivazioni. Tale registro, che conteneva altresì le richieste di permesso, per lo più avanzate per abbattere il ricorso alle otto ore inspiegabilmente in atto (si ribadiscono le perplessità di una siffatta organizzazione su tre quadranti, a fronte di una pianta organica livellata alle previsioni) ed era posto a garanzia della trasparenza amministrativa. Si è passati da una modalità trasparente e funzionale ad annotazioni su fogli estemporanei allegati ai modelli 14/A, ove per altro non v’è spazio per l’indicazione delle motivazioni. Le regole gestionali in atto, che rispondono a logiche la cui ermeneutica appare alquanto difficile, non solo comportano un massiccio quanto discutibile ricorso al lavoro straordinario, ma non allineano nemmeno la durata dei turni; di fatti, fra il turno notturno e quello mattinale della sorveglianza generale v’è un’ora di “buco” tanto che le consegne – per quell’ora – vengono lasciate all’addetto alla cucina che, fra l’altro è nel contempo impegnato nelle delicate dinamiche di quotidiana attivazione del proprio servizio. Per di più non appare nemmeno di immediata vicinanza concettuale l’incarico “accorpato”. Come pare emergere dal quadro su delineato, oltre alla necessità di provvedere ad un più razionale impiego delle risorse disponibili, prevedendo almeno in parte turnazioni su 6 ore e venendo incontro alle meritevoli esigenze rappresentate dal personale, v’è necessità di comprendere in primis il procedimento seguito per l’individuazione dei preposti, e in secundis i criteri di distribuzione del personale nei singoli posti di servizio.; in terzo luogo si vogliano partecipare le ragioni della soppressione del registro citato, e le modalità di assolvimento e certificazione delle relative incombenze. Si voglia in ultimo chiarire come mai, nonostante la variazione organica, non è giunta alcuna proposta di rimodulazione dei turni di servizio in atto, che ricalcano quelli antecedenti all’incremento di personale.

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