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Casa Circondariale Firenze Sollicciano – Criticità e Contraddizioni

Con la presente è intendimento di questa Organizzazione Sindacale mettere a conoscenza la
S.V. di alcune grosse criticità e contraddizioni che animano da più tempo l’istituto di cui
all’oggetto e che inevitabilmente coinvolgono negativamente il personale di Polizia
Penitenziaria dello stesso Istituto, nonché , a volte, per le motivazioni che saranno meglio
specificate, quello di altre sedi della Regione Toscana.
La disamina di tali problematiche non può, purtroppo, non avere inizio che dalla stessa figura
dirigenziale dell’istituto fiorentino.
Lungi da questa sigla esprimere giudizi sulla qualità e competenza del dirigente in questione,
non si può non rimanere perplessi dalla scelta di codesto DAP di consentire che il direttore
dell’istituto più grande della Regione, che ad oggi si avvale di un solo dirigente aggiunto,
possa avere un doppio incarico , ricoprendo anche quello della direzione della CR di Volterra.

Ci si chiede come possa un direttore penitenziario dividersi tra due sedi logisticamente così
distanti tra di loro, così diverse e, per quanta riguarda la prima, con problematiche onerose
che richiedono la presenza e l’attenzione costante di un direttore.
Questa circostanza perplime ancora di più se è vero, come si dice, che altri dirigenti del
territorio nazionale ambiscono a ricoprire sia la sede di Firenze, sia la sede di Volterra.
Appare quindi una questione di scelta.
Il direttore in questione scelga tra i due istituti, il DAP scelga dove sostituirlo e con chi.
Si è certi che una soluzione di tal genere darebbe grossi benefici alla funzionalità dei due
istituti e quindi , di conseguenza, alla qualità del lavoro dei poliziotti penitenziari dei reparti
di Firenze e Volterra.
Senza voler speculare sugli eventi critici che purtroppo caratterizzano tutti gli istituti
penitenziari del Paese, non può non emergere il dato negativo di quelli che riguardano
l’istituto fiorentino.
La scrivente sa bene che tali eventi non possono essere direttamente ricondotti alla
responsabilità del dirigente, ma comprende anche quale e quanto lavoro, quale competenza e
quanta professionalità è richiesta quotidianamente per scongiurali.
L’attività di impulso, indirizzo, coordinamento e controllo del direttore dell’istituto è
assolutamente indispensabile in questi meccanismi e processi che inevitabilmente saltano nel
momento in cui la sua presenza è così discontinua.
In tale situazione è facile che sfuggano o diventino difficilmente gestibili criticità che a volte
trovano la soluzione che sembra essere la più semplice: trasferire il problema ad altro istituto.
Questa Organizzazione Sindacale spera fortemente di essere in errore laddove pensa che tale
soluzione altro non è che mettere in atto l’unico strumento a disposizione per evitare che altre
criticità scoppino in quel contesto che, a questo punto, parrebbe alla scrivente aver bisogno di
protezione anche al fine di non salire per l’ennesima volta agli onori delle cronache nazionali e
mettere a tacere le insistenti richieste di rimozione del direttore e del Provveditore Regionale.
Tale sistema come già detto si ripercuote su altri istituti e conseguentemente sul loro
personale che a volte si domanda, perché deve continuare a gestire nella propria sede detenuti
che hanno messo in atto episodi gravissimi e pregiudizievoli dell’ordine e della sicurezza ,
quando invece nel più grosso istituto della regione tali soggetti per molto meno vengono
immediatamente trasferiti.
Tale interrogativo può anche trasformarsi in rabbia laddove gli strumenti e le risorse delle
sede , soprattutto in termini di organico non solo di polizia penitenziaria ma anche dell’area
trattamentale sono di gran lunga inferiori a quella della sede oggetto della presente.
Come se non fosse abbastanza sembrano emergere grosse contraddizioni e incoerenze anche
tra i reparti dello stesso istituto fiorentino.
Viene segnalato alla scrivente che presso il reparto penale le camere detentive, con
quadratura superiore ai 9 mq, siano state allestite per contenere solo due detenuti.

Grandissimo risultato alla luce delle disposizioni dipartimentali seguite alla sentenza
“Torreggiani” .
Peccato che tale “economia” sembra ripercuotersi su altri reparti dello stesso istituto.
Viene infatti riferito che il reparto denominato Transito, che come evidenzia lo stesso nome
dovrebbe prevedere una permanenza breve per i detenuti ivi ristretti, sta rischiando di
trasformarsi in una sezione ordinaria, atteso che per volontà di non si capisce chi, il reparto
penale non accoglie più detenuti di quanti sono i posti letto impiegabili, nonostante, si
ribadisce, la soluzione è facilmente individuabile con apposizione di altre brande, ma con il
reale sfruttamento dei mq a disposizione di ogni camera detentiva.
La criticità che emerge da questo sistema è chiarissima : i detenuti del reparto Transito
stanno in condizione di ozio totale, proprio per la sua funzione non sono previste attività di
alcun genere e la stessa posizione logistica del reparto risulta essere indubbiamente infelice .
Tutto ciò è potenzialmente causa di eventi auto lesivi o etero aggressivi da parte dei detenuti
ivi ristretti.
Ancora una volta con grande pregiudizio per l’operato della polizia penitenziaria.
Per tutto quanto sopra rappresentato urge un intervento celere da parte della S.V. per la
soluzione di quanto segnalato al fine di evitare che si abbiano delle conseguenze sempre più
negative e di difficile gestione.
Grati della gentile attenzione, in attesa di riscontro, si porgono cordiali saluti.

Casa Circondariale Firenze Sollicciano – Criticità e Contraddizioni

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About Author: Marco Gordiani

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