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Case Circondariali di Brescia “Canton Mombello” e di Modena “Sant’Anna”. Rissa tra detenuti – Reiterati disordini – Aggressioni al personale. RIFLESSIONI SULLA “SORVEGLIANZA DINAMICA”.

Egregio Presidente,
il 1 agosto del 2013, quindi poco meno di due anni fa, il Suo predecessore illustrò alle parti sociali le “linee guida sulla sorveglianza dinamica” recepite nella circolare del 13 luglio 2013 sottolineando come i progetti dei circuiti regionali dovessero essere orientati verso una modernizzazione del sistema detentivo, con il carcere “primo compito ma non unico”.
Oggi come allora manifestammo le nostre perplessità, in primo luogo per la mancata risposta all’annoso problema della responsabilità del personale derivante dall’art.387 c.p. in ordine alla cd. “colpa del custode”, perché a nostro avviso il passaggio alla “sorveglianza dinamica” sarebbe dovuto avvenire con una maggiore gradualità, perché l’implicazione della conoscenza del detenuto in azione, non solo in cella, ma quotidianamente nel rapporto con gli altri detenuti e con gli operatori in genere non sarebbe stato un “dettaglio” di secondo piano.
Quanto accaduto ieri sera a Brescia “Canton Mombello”, con la rissa tra 40 detenuti di contrapposte etnie e la conseguente devastazione della sezione, e l’altro ieri a Modena, con
l’ennesima aggressione subita dal personale assalito con le lamette, non sono da derubricare come episodi isolati e meno che mai come meri “rischi del mestiere”.
Proprio perché non esistono terreni neutri, sarebbe un grossolano errore non avviare una seria riflessione sulla tenuta della “sorveglianza dinamica”, perché sta pregiudicando la sicurezza
all’interno degli istituti, perché oramai si tratta di un sistema a “celle aperte” che nulla ha a che vedere con la paventata “evoluzione della modalità operativa della sorveglianza”.
La necessità di garantire negli istituti l’ordine e la disciplina torna ad essere il tema centrale, ancor di più dopo gli ultimi episodi.
In queste condizioni, l’immagine di un sistema più efficace, capace di favorire le attività trattamentali, fondato sulla semplificazione, la razionalizzazione , la qualificazione dei carichi di
lavoro, la distinzione dei livelli di competenza e la condivisione dei flussi informativi tra le diverse figure professionali, è divenuta una visione piuttosto che una declinazione di qualche
intellettualoide estremo.
Considerando quindi l’importanza di quanto evidenziato, tanto per il benessere del Personale di Polizia Penitenziaria quanto per il bene dell’Amministrazione, si auspica un
immediato incontro con la S.V. affinché si possa tornare a ragionare sull’impostazione custodiale valutando attentamente le circostanze indicate.
Distinti saluti.

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About Author: Marco Gordiani

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