COMUNICATO – I problemi irrisolti della Puglia: il Si.N.A.P.Pe incontra il Provveditore regionale

Attorno alle difficoltà operative, in cui versano gli istituti pugliesi, vi sono grandi consapevolezze da parte di tutti i protagonisti, siano essi i poliziotti penitenziari che ivi prestano servizio, siano essi i componenti d’Amministrazione su cui ricadono le responsabilità gestionali. Sull’onda di questa comune consapevolezza, una delegazione del Si.N.A.P.Pe ha ieri incontrato il Provveditore Regionale per fare un punto della situazione sulle questioni più urgenti e per trovare una risoluzione relativa ai diversi risvolti pratici. Se da un lato il decreto Madia ha operato un taglio netto alle piante organiche con la conseguenza che gli Istituti pugliesi risultano oggi addirittura in sovra organico, dall’altro lato è innegabile come tali determinazioni politiche siano “fuori dal mondo”, assolutamente decontestualizzate e foriere di risultati inadeguati rispetto alle reali esigenze del territorio. Ne costituisce prova innegabile il continuo ricorso all’organizzazione del lavoro su tre quadranti che caratterizza (in ammissibilmente ma inevitabilmente) i penitenziari pugliesi, insieme al numero elevato di congedi arretrati non fruiti che dimostra come non si sia in grado nemmeno di garantire i diritti soggettivi. Questa situazione è insostenibile e serve una levata di scudi non solo da parte delle Organizzazioni Sindacali, ma da parte degli stessi vertici d’amministrazione nei confronti di una politica “matrigna” che dimentica troppe volte che la sicurezza del Paese passa anche attraverso la sicurezza dei suoi penitenziari. Si è dunque chiesto al Provveditore un impegno concreto di denuncia, che si unisca all’accorato appello di questa Organizzazione Sindacale, affinché si riveda nell’immediato la pianta organica regionale. Si altresì richiesta la valutazione diverse di dinamiche allocative di alcuni detenuti così da ridurre il numero delle traduzioni per esigenze di giustizia, il rafforzamento dei protocolli sanitari con le ASL atteso l’insostenibile ricorso a visite di “estrema urgenza” prevedendo ad esempio l’effettuazione dei rilievi enzimatici direttamente in carcere.
Su due punti si è ancora tornati, nonostante la molteplice corrispondenza prodotta: le tempistiche per la liquidazione delle missioni, la tempistica per la liquidazione degli straordinari e la risoluzione dell’annosa questione degli straordinari degli anni precedenti che interessa la Casa Circondariale di Lecce e quella di Taranto.
Si è inoltre chiesto al Provveditore di fare chiarezza sulle competenze del medico del lavoro in relazione al personale di polizia penitenziaria in ragione dei una prassi operativa che pare contrastare apertamente con il dettato normativo che, creando canali di esenzioni temporanee, opera un disequilibrio sulla distribuzione dei turni e dei servizi.
Si è rinnovata la sensibilizzazione all’effettuazione dei lavori edilizi necessari a
“svecchiare” quel vecchio modo di lavorare che identifica il poliziotto penitenziario con la “chiave in mano”.
Si proceda ove necessario all’automazione dei cancelli (vedasi
esemplificativamente l’istituto di Foggia e quello di Lucera), si preceda alle ristrutturazioni dei reparti detentivi onde eliminare quell’inammissibile pendolarmi verso le docce poste all’esterno della camera di pernotto; si creino le condizioni per la sorveglianza dinamica voluta dalla nuova filosofia penitenziaria. Sul punto ci possiamo dire soddisfatti per il regime che sarà nei prossimi giorni attuato a Taranto in tre sezioni.
Continueremo instancabilmente a farci portavoce presso gli organi  provveditoriali e centrali dei disagi e delle difficoltà che si registrano nei penitenziari del “tacco d’Italia”.

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