• 30/06/2014 Roma, conferenza stampa a margine del Consiglio dei Ministri. Nella foto Andrea Orlando

COMUNICATO – Orlando, la Politica, la Polizia Penitenziaria, il giornalismo ed il sindacato….

Abbiamo letto l’articolo di stampa riportato sulla edizione on line de “Il Giornale” nonché l’inchiesta che una giornalista de “L’Espresso” ha condotto riassunta con il titolo per niente preoccupante “Altro che sbarre: dalla coca ai cellulari a Rebibbia entra di tutto”.
Per Orlando il codice antimafia è buono, perché “rompe il tabù della proprietà privata” e “mette in discussione la ricchezza”, a prescindere dalle pertinenti considerazioni contrarie di illustri giuristi tutti noi dovremmo, invece, riflettere sulla presumibile (ulteriore) congestione del sistema carcere nel momento in cui la ricchezza, per l’inquilino di Via Arenula, “va giustamente messa in discussione se sproporzionata, e a maggior ragione se di provenienza dubbia”.
Per il suo retaggio ideologico il ministro della Giustizia, alternativamente garantista, è pronto a riscrivere la tutela delle garanzie affidando la risoluzione del “dubbio” sulla provenienza della ricchezza ai pm.
Lasciando stare i commenti graffianti di neofiti intellettuali, di soloni del pensiero moderno, se in uno stato di diritto il modello di detenzione è assoggettato al rispetto di alcune regole, di civile e di democratica condivisione, ad Orlando non possiamo non chiedere l’immediata costruzione di nuove carceri!
Per la Bulfon, l’articolista de “L’Espresso”, a Rebibbia “la droga viene ordinata al telefono come fosse pizza e gli agenti compiacenti ricevono pagamenti tramite money transfer”.
Con una serie di argomentazioni confuse, scritte quasi di “pancia”, la giornalista ha descritto “la sconcertante realtà” di Rebibbia rifacendosi a quanto scritto da due pubblici ministeri romani al Capo di Gabinetto di Via Arenula.
I magistrati avrebbero riscontrato “carenze molto rilevanti e diffuse a tutti i livelli…(…)…importanti riflessi sul piano della responsabilità di chi, ricoprendo ruoli direttivi nel penitenziario, avrebbe dovuto tempestivamente adottare correttivi”.
Su queste considerazioni la giornalista scrive il “pezzo”, rubricato come “inchiesta”, ed il penitenziario di Rebibbia viene dipinto come un carcere del Centro America ambendo al sequel di “Narcos”!
IL SI.N.A.P.PE RITIENE QUESTE CONSIDERAZIONI DELLE MERE CONGETTURE, FRUTTO DI ANALISI GIORNALISTICHE APPROSSIMATIVE E DEVIATE: è giunto il momento di dire BASTA a questo modo di fare cronaca, È FINITO IL TEMPO DEL SENSAZIONALISMO URLATO E DEL PROTAGONISMO SMODATO.
Non ci interessa né la polemica spicciola né infilarci nel tunnel della politica, nel gioco della contrapposizione Destra/Sinistra: questo Sindacato urla alto il proprio dissenso verso coloro che, con estrema superficialità, continuano a BANALIZZARE IL LAVORO DEL POLIZIOTTO PENITENZIARIO DIPINGENDOLO COME UN SERVO SCIOCCO CORROTTO AL SERVIZIO DEI CLAN!

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About Author: Marco Gordiani

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