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COMUNICATO – Riordino delle Carriere – La piattaforma rivendicativa del Si.N.A.P.Pe

Solo una settimana fa, lunedì 13 febbraio, ci sedemmo dinnanzi al Capo del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria per avere notizie su una bozza di riordino che circolava ammantata da una confermata definitività; qualcosa che ci sarebbe piombato addosso, volente o nolente e rispetto al quale il “gran parlare” poco avrebbe inciso in termini di cambiamenti. Né diversamente potevamo aspettarci in quella sede in assenza dell’interlocutore politico, il Ministro della Giustizia, che ha di fatto condotto tutta questa partita all’insegna della latitanza. Questo scenario non ci ha fatto desistere dal continuare in maniera incalzante a pretendere di essere ascoltati dal Ministro, cui nell’incontro di domani, lungi da approcci remissivi, prospetteremo con forza le nostre rivendicazioni, l’accoglimento delle quali costituirà condizione necessaria per l’accettazione di un progetto riordinamentale che allo stato attuale non risponde alle esigenze della polizia penitenziaria. La bontà rivendicativa delle posizioni del Si.N.A.P.Pe si fonda su un ragionamento di equità e allineamento rispetto a quanto parrebbe ottenere la Polizia di Stato dal medesimo riordino. Ragionando in termini percentuali, i “numeri” che stanno facendo capolino nella bozza di lavoro e le procedure non sono né equi né soddisfacenti. Se su un organico complessivo di 120 mila unità, la Polizia di Stato vanterà post riordino 24 mila ispettori, la Polizia Penitenziaria su 40 mila unità può legittimamente vantare 8 mila omologhi, che è cosa ben diversa dal ripianamento della carenza e del successivo incremento di 535 posti, per un totale post riordino di 3.550 unità nel ruolo degli ispettori. E proprio perché si tratta di un percorso riordinamentale, la rivendicazione del Si.N.A.P.Pe supera le quote di riserva dei “sovrintendenti capo” e punta a che tutti gli appartenenti al ruolo dei sovrintendenti (allo stato attuale circa 1.700) transitino nel ruolo degli ispettori – con garanzia di conferma della sede. Ciò anche in ragione del fatto che la previsione di riserva dei posti solo ai sovrintendenti capo, di fatto ha un impatto residuale nella fotografia attuale, in quanto le decorrenze giuridiche delle ultime nomine a sovrintendente (2006 e 2008) non soddisfano il requisito richiesto dalla bozza riordinamentale. Analogo ragionamento di equiparazione va fatto per l’accesso al ruolo dei sovrintendenti che, da bozza di riordino, dovrebbero essere 5.300 (4.500 nella previsione attuale + 800 di incremento riordinamentale). Se rapportati alla Polizia di Stato, applicando il
medesimo principio di cui sopra, la dotazione dovrebbe però essere anche in questo caso di
8.000 unità. La Polizia di Stato, si presume, vanterà post riordino una pianta organica di
24mila sovrintendenti su 120.000 unità di personale.
Ed ecco che si realizza in questo modo quella spinta del Corpo verso l’alto,
realizzando le legittime aspettative del personale, con garanzia della conservazione della
sede di provenienza.
Guardando poi all’accesso al ruolo dei funzionari del Corpo, non ci si può interrogare
sul senso di congelare la carriera a sostituto commissario, negando l’accesso al ruolo
superiore pur a parità di parametro stipendiale.
Questo è il riordino che vogliamo … che di fatto poco ha a che vedere con
l’insoddisfacente disegno preconfezionato che mal distribuisce le risorse e non risponde alle
legittime aspettative di carriera degli appartenenti al Corpo di Polizia Penitenziaria.
Questo sosterremo con fermezza e determinazione in ogni sede, pronti a scendere in
piazza contro un riordino che mortifica il Corpo.

Comunicato – riordino_la piattaforma rivendicativa del Si N A P Pe

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About Author: Marco Gordiani

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