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COMUNICATO – Terrorismo e carcere: la preziosa opera della Polizia Penitenziaria

un altro colpo è stato inflitto stamane al terrorismo internazionale grazie all’opera congiunta del Nucleo Investigativo Centrale della Polizia Penitenziaria e la Digos.
Protagonista della vicenda è un detenuto tunisino, H.S., 34 anni, recluso per altra causa presso il penitenziario capitolino di Rebibbia È stata proprio l’attività di osservazione e indagine condotta dalla Polizia Penitenziaria a fare emergere i legami fra il tunisino e le frange violente degli estremisti islamici. Il NIC nella propria attività di indagine ha infatti raccolto importanti elementi investigativi che hanno dimostrato non solo la pericolosità dell’uomo, ma anche la sua radicalizzazione violenta di matrice confessionale e una elevata capacità di indottrinamento ideologico. Tutto ciò mentre si presenta sullo scenario internazionale il “teatrino” dei rimbalzi di responsabilità nel dibattito Merkel/Orlando . La Cancelliera tedesca ha, infatti, affermato in merito al caso “Amri” <<Abbiamo anche visto che c’erano buchi consistenti, quando l’attentatore è potuto arrivare dall’Italia alla Germania, ad esempio, e le iscrizioni nel registro Schengen sono avvenute troppo tardi>>; sferzata rispetto alla quale non si è fatta attendere la replica del Guardasigilli Orlando << Noi sosteniamo da tempo la necessità di una procura europea. Ogni paese pensa di poter fare meglio dell’altro, ma chi ci attacca, ci attacca come una cosa unica. Dell’Italia si possono dire molte cose, ma non ha mai negato le informazioni: preferiamo dare informazioni anche a chi non ce ne dà>>
Come abbiamo detto alcuni giorni fa, a seguito delle dichiarazioni del Premier Gentiloni sulla radicalizzazione in carcere, la Polizia Penitenziaria è una risorsa sulla quale investire, senza se e senza ma!
E quello di oggi non costituisce che l’ennesima conferma.

170110_Comunicato_operazione antiterroristica polizia penitenziaria

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About Author: Marco Gordiani

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