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Dichiarazioni apparse sul social Facebook per la notizia di cronaca del suicidio di un detenuto – richiesta incontro urgente

Onorevole Ministro,
ha assunto i caratteri del grottesco la vicenda dei commenti inappropriati apparsi sulla pagina Facebook gestita da uno dei “sindacati satellite” della Polizia Penitenziaria, a fronte della diffusione della notizia di cronaca del suicidio di un ristretto condannato in Assise all’ergastolo per omicidio.
La riprovevolezza sociale del reato ha forse innescato un meccanismo, anche comprensibile se pur censurabile, che ha visto confondersi “chiacchiere da bar” con dichiarazione ardite, che sconfinano ben oltre la libera espressione del pensiero.
Trattandosi della pagina social di un sindacato di Polizia Penitenziaria è stato quasi immediato l’assioma che ha fatto ritenere i “commentatori” quali appartenenti alle schiere della Polizia Penitenziaria: dato tutto da provare.
La conseguenza di una tale associazione mentale ha ingenerato nell’opinione pubblica una idea di brutalità e bruttura degli appartenenti al Corpo, che di certo ne lede l’immagine e mina gli sforzi profusi per l’accreditamento esterno di una professione dura ma allo stesso tempo oscura, dal forte connotato sociale e rieducativo.
Ove fosse provata l’appartenenza al Corpo degli incauti commentatori, bisognerà fare un distinguo intelligente: quello attuale resta un caso isolato, una becera ironia (di cattivo gusto) collegata all’umana fragilità, che si contrappone innegabilmente a tutti quegli episodi, forse meno conosciuti, di tentativi di suicidio sventati in carcere dai medesimi poliziotti.
Né i richiami alla nazionalità del suicida possono assurgere a intolleranza razziale, quanto piuttosto debbono spingere l’amministrazione a ragionare in termini di insofferenza, di esasperazione e di difficoltà delle condizioni lavorative.
Bene si inserisce in questo contesto il passaggio che codesto Ministro ha affidato al giornalista Bianconi nell’intervista rilasciata per il Corriere Della Sera in cui si parla dell’impegno d’inserire nel circuito il maggior numero possibile di mediatori culturali; una figura professionale, questa, imprescindibile in un mondo che presenta una globalità culturale ed interraziale in cui la difficoltà della declinazione dei rapporti umani è ulteriormente minata dalla privazione della libertà personale.
Ne è prova la delicatezza con cui codesto Ministro sta affrontando il non sottovalutabile pericolo del proselitismo islamico all’interno del cosmo penitenziario.
A fronte di tutto quanto è in narrativa, volendo assolutamente prendere le distanza da facili strumentalizzazioni, fedeli al principio di legalità che porterà all’individuazione di responsabilità penali, etiche e disciplinari dei soli autori del deplorevole gesto in argomento, è interesse di questa Segreteria Generale salvaguardare l’immagine dei più, della totalità degli uomini e delle donne in divisa che quotidianamente interagiscono con un’ utenza difficile in condizioni che più volte abbiamo definito insopportabili.
Si ritiene dunque necessario un urgente momento di confronto con il titolare del Dicastero della Giustizia, affinché in maniera responsabile, l’episodio di cui si discute sia colto come segnale di un disagio globale più che come una bruttura professionale o un inaridimento personale.
È indubbio dunque giungere all’individuazione di soluzioni che portino a un miglioramento delle condizioni lavorative, riducendo nel giusto alveo l’accadimento ed evitando una “caccia alle streghe” nei confronti dei poliziotti penitenziari tutti.
In attesa della richiesta convocazione, si apprezza la posizione espressa da codesto Ministro nella parte in cui ha dichiarato”mi sento di dire che si tratta di un fatto tanto inaccettabile quanto isolato, che non va enfatizzato: sono certo che i sentimenti degli agenti penitenziari non si confondo con quelle posizioni” riassumendo la stessa dichiarazione identico pensiero del Si.N.A.P.Pe.
Vuole concludersi la presente corrispondenza mutuando un noto brocardo che recita “La natura delle promesse è quella di farle rimanere immuni al cambiamento delle circostanze”, memori del proponimento al dialogo costante all’atto del Suo insediamento.
Cordiali Saluti.

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About Author: Marco Gordiani