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DIPARTIMENTO GIUSTIZIA MINORILE E DI COMUNITA’ – Manutenzione Edificio – Condizioni di lavoro – richiesta intervento urgente.

Egr. Presidente ed Egr. Direttore Generale,

questa O.S. si fa carico, ancora una volta, delle numerose lagnanze del personale in servizio presso la sede centrale del Dipartimento Giustizia Minorile e di Comunità. I poliziotti penitenziari ivi in servizio, nel corso del tempo, a parte numerosi proclami e promesse, quasi da campagna elettorale, non hanno visto migliorata la propria condizione lavorativa nonostante le numerose problematiche evidenziate da loro stessi e dal Si.N.A.P.Pe. Seppur consapevoli del fatto che le osservazioni che seguiranno saranno prese (come spesso capita) come ultima analisi rispetto ai ben più importanti problemi che interessano il mondo dei minori, il Si.N.A.P.Pe deve inevitabilmente tornare ad alzare la voce per far si che si ristabilisca quella dignità al lavoro che ogni poliziotto penitenziario merita, ovunque presti servizio. Ormai da tempo, come detto, con il susseguirsi delle stagioni, si ripresentano puntuali i problemi legati alle note carenze strutturali del D.G.M.C. che ricadono con la stessa puntualità sul personale di Polizia Penitenziaria. Un primo cenno deve essere fatto, inevitabilmente, sullo stato del sistema di allarme gestito da due computer presenti nella Sala Operativa che risultano fuori uso da tempo. Tale gravoso problema che pregiudica inevitabilmente il buon andamento del servizio e la sicurezza interna della sede dipartimentale è noto ormai da anni, senza che vi sia mai stato un reale, risolutivo, intervento. In secondo luogo ci viene segnalata l’assoluta inadeguatezza del sistema di illuminazione perimetrale esterno del D.G.M.C.; sono pochi ormai i lampioni che di notte permettono una visione chiara dell’esterno e che, unitamente all’assenza di telecamere notturne, assistiamo al verificarsi di vere e proprie “zone di ombra”.
In terzo luogo deve essere annoverato fra gli interventi urgenti la manutenzione del sistema di condizionamento dell’aria che, con il ripetersi delle stagioni, abbisogna di urgente intervento (e che ad oggi non risulta essere mai stato fatto). Non a caso il D.Lgs. 81/08, annovera fra gli obblighi del datore di lavoro che “[…] i luoghi di lavoro, gli impianti e i dispositivi vengano sottoposti a regolare pulitura, onde assicurare condizioni igieniche adeguate”. Da quel che ci è dato sapere, la sala operativa è attiva 24 ore al giorno, il cui interno è presidiato dal personale di polizia penitenziaria e, stante il fatto che trattasi di “ambiente riservato”, deve rimanere chiuso al personale non autorizzato. Va da se che il sistema di condizionamento dell’aria al suo interno deve essere all’attenzione degli organi preposti alla manutenzione prima che in altri luoghi, proprio in virtù della sua particolare peculiarità logistica e dalla presenza di personale ogni ora del giorno. Ciò si aggiunge anche al fatto che le finestre site all’interno della sala operativa risultano rotte o difettose ad aprirsi. Il problema della sanificazione degli impianti, ovviamente, può essere estesa a tutti gli altri ambienti lavorativi.
Non è certamente pleonatisco sottolineare la rilevante gravità che ciò comporta per la salute dei dipendenti dell’Amministrazione Penitenziaria, soprattutto perché in una situazione del genere, dove non esiste alcun riciclo dell’aria, non si possono ovviamente rispettare le norme igienico-sanitarie che dovrebbero contraddistinguere un luogo di lavoro senza incorrere in gravi conseguenze per la propria salute. La compromissione della salubrità di questi ambienti può essere causa di danno salute del personale di Polizia Penitenziaria addetto ai vari servizi. Ripristinare il corretto ricircolo dell’aria nella “sala operativa” oltre che nella “sala passi” risulta essere non rinviabile. Come disposto dal D.lgs. 81/08 “Gli impianti di areazione devono essere periodicamente sottoposti a controlli, manutenzione, pulizia e sanificazione per la tutela della salute dei lavoratori. Qualsiasi sedimento o sporcizia che potrebbe comportare un pericolo immediato per la salute dei lavoratori dovuto all’inquinamento dell’aria respirata deve essere eliminato rapidamente”. In quarto luogo veniamo informati del fatto che il mobilio, in genere, risulta vetusto e logoro dal tempo. Sarebbe opportuno provvedere una loro sostituzione, onde impedire il verificarsi di problemi fisici o più in genere a problemi legati alla postura ed all’affaticamento fisico e mentale.
In quinto luogo deve essere citato lo stato di completo abbandono in cui versa lo spogliatoio del personale di Polizia Penitenziaria: bagni privi di caloriferi e di illuminazione insufficiente, docce prive anch’esse di caloriferi e sistema di areazione sempre fuori uso. Spogliatoi privi di sedili, ma arredati da sedie dismesse (provenienti da uffici) e non più funzionanti. Nello spogliatoio agenti è presente un unico condizionatore, quasi sempre acceso, d’estate e d’inverno, e nonostante questo non sufficiente. D’inverno si raggiungono delle temperature rigide, come al contrario nel periodo estivo. Abbisognerebbe prima di tutto di adeguata e programmata manutenzione, per poi valutare la possibilità di installare un nuovo condizionatore più potente o al limite uno nuovo in aggiunta a quello esistente. La norma prevede che “i locali destinati a spogliatoio devono avere una capacità sufficiente, essere possibilmente vicini ai locali di lavoro aerati, illuminati, ben difesi dalle intemperie, riscaldati durante la stagione fredda e muniti di sedili”.
Questi interventi si annoverano fra quelli “a basso costo”, poiché trattasi di impianti esistenti che hanno bisogno solo di manutenzione o semplice riparazione. A questo elenco deve aggiungersi il citofono esterno sala operativa, usato per comunicare all’interno dell’area riservata, e pulsante chiamata porta esterna Dipartimento che, collegata alla sala passi, eviterebbe che la porta di ingresso rimanga sempre aperta. Viene inoltre segnalato a questa O.S. la presunta inefficienza del sistema antincendio e primo soccorso: i rilevatori di fumo, ci dicono, sembrerebbero non funzionanti e/o comunque mai testati per un eventuale incendio, cosi come risulti quasi del tutto assente il materiale di primo soccorso nei vari piani del Dipartimento. Vogliamo ricordare che il datore di lavoro deve tenere sempre efficienti i presidi sanitari indispensabili per prestare le prime immediate cure ai lavoratori feriti o colpiti da malore improvvisi. Questi presidi devono essere contenuti in un pacchetto di medicazione o in una cassetta di pronto soccorso.
In conclusione, evitando ulteriori specifiche mancanze, rinviandole ad un momento successivo alla presente nota che, se ascoltata, risolverebbe la maggior parte dei problemi, il Si.N.A.P.Pe. ritiene non accettabile, qualora avvenisse, una giustificazione motivata dalla cronica assenza di fondi proprio perché trattasi, come detto, di obblighi (e non facoltà) del datore di lavoro oltre al fatto che sono anni che tali mancanze vengono denunciate dalle quali, però, non si assiste a nessun intervento.
Ci viene riferito, inoltre, che di recente sia stato acquistato un macchinario per controlli sicurezza all’ingresso, ma che a tutt’ora risulti fermo e inutilizzato per collaudo impianto elettrico (!?). Qualora quanto detto fosse confermato ci dovremmo chiedere perché il collaudo non sia stato effettuato prima di affrontare la spesa, potendo, nel frattempo, destinare parte di quei fondi a cose già note e più urgenti. Risulta ulteriormente curioso agli occhi di chi scrive che il personale ivi in servizio sia stato sottoposto, di recente, a corsi di “primo soccorso” e “sicurezza sui luoghi di lavoro” (sic!!).
Pertanto, al fine di evitare che la situazione, già difficile, sfugga di mano, considerato il notevole lasso di tempo trascorso, con la presente si chiede di intervenire prontamente.

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About Author: Marco Gordiani

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