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“E’ tutto un equilibrio sopra la follia” Le contraddizioni delle azioni quando non si sa da quale parte stare!

In un uggioso autunno novembrino l’aria pare destinata a scaldarsi, così come gli animi, per le assurde e strumentali posizioni che si presentano ai tavoli di confronto sindacale, aggravate da atteggiamenti ondivaghi che vanno da manifestazioni di protesta per la tutela dei diritti dei lavoratori (compresi quelli sindacali) all’arrendevolezza più totale nei confronti di una Amministrazione che prova ad attuare la filosofia del “padre padrone”.

La materia in discussione è quella della mobilità del personale e nello specifico una faccia del variegato prisma, ovvero i provvedimenti di trasferimento discendenti dalle prerogative sindacali contrattualmente previste.

L’assenza di una regolamentazione, che andiamo rivendicando non solo per questa fattispecie ma anche per tutte le altre sfaccettature del macro mondo della mobilità (dalla legge 104/92, all’art. 42 bis del d.lgs. 151/2001) ha di fatto portato ad uno stato di confusione che non permette di comprendere quali posizioni vantino prelazione rispetto ad altre. In questo scenario è effettivamente il caso di mettere ordine e di scrivere delle regole che comunque guidino l’agire dell’Amministrazione e diano un senso al concetto di discrezionalità nella sua accezione amministrativa , che è cosa ben diversa dall’arbitrio.

Ebbene, nella discussione di ieri 7 novembre si è affrontato il tema dei trasferimenti discendenti dalle prerogative sindacali, ma si sarebbe potuta affrontare – tranquillamente – qualsiasi altra delle sfaccettature della mobilità, ispirati dal principio di giungere alla stesura di un “testo unico” che dia certezza e assicuri trasparenza e pari opportunità.

Nell’accesa discussione, che ha visto la forte contrapposizione fra le posizioni dei presenti, sono tuttavia emersi degli spunti di riflessione che non possiamo tacere. A fronte di una bozza di “accordo extracontrattuale” che disciplini la materia in oggetto, dove l’Amministrazione   riserva a se stessa un potere discrezionale valutativo delle istanze di trasferimento con parametri di discutibile attuabilità, ci si attendeva una compatta posizione sindacale che facesse scudo a salvaguardia delle prerogative sindacali, del potere contrattuale di condizionamento delle scelte dell’Amministrazione, affinché la scrittura di quella regolamentazione tanto auspicata non si traduca in una legittimazione dell’arbitrio del dirigente di turno.

Se quest’auspicio dovrebbe apparire indiscutibile, così non è stato per alcuni  che, cavalcando l’onda lunga di una pseduo battaglia contro una prerogativa sindacale, abdicano dal proprio ruolo in favore di una Amministrazione che sarà poi autorizzata a marchiare di eccessiva discrezionalità tutti i propri atti.

Darsi delle regole, da tutti conosciute, riconosciute ed applicate  è alla base di qualsivoglia società civile; questo è quello che dovrebbe prevalere anche nel mondo dell’Amministrazione Penitenziaria, abbandonando i personalismi, le facili strumentalizzazioni, costruendo atti che diano certezza ai colleghi, dai trasferimenti ai distacchi, e soprattutto agendo con coerenza.

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About Author: Marco Gordiani

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