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EVENTI CRITICI – Comunicazione al Capo del Dipartimento.

Illustrissimo Presidente,

giunge notizia che lo scorso 3 settembre, a seguito dei gravi fatti di Prato, il Suo Ufficio abbia dato indicazioni relative alle modalità di comunicazione di alcuni eventi critici, con particolare riferimento a precise casistiche che, evidentemente, sono ritenute maggiormente degne di attenzione diretta di codesto Vertice, nonostante esse non esauriscano la galassia delle criticità che quotidianamente si registrano all’interno dei penitenziari. Tale comunicazione, non diretta alle Organizzazioni Sindacali ma di cui si è avuto contezza per via incidentale, porge il fianco ad alcune riflessioni che si ritiene doveroso parteciparLe. A fronte del Suo interventismo, ciò che lascia perplessi è se ancora ha ragion d’esistere tutto l’apparato della “Sala Situazioni” ed i protocolli che disciplinano l’invio delle comunicazioni in caso di evento critico. Tale struttura, diretta da un magistrato e governata da un Funzionario del Corpo, ricevuti i segnali dalla periferia, riferisce al Capo del DAP. Stante le disposizioni dello scorso 3 settembre, che prevedono messaggi diretti all’utenza mobile di servizio dello stesso Presidente, pare siano destinati a venir meno tutti i passaggi intermedi, sostituiti da una parziale avocazione delle competenze da parte del Vertice; tanto che si parla di sistema alternativo e diverso da quello sin ora utilizzato. Se è questa la volontà, per assurdo non potrebbe che perorarsi la causa di una ridistribuzione di quel personale impiegato in un settore tanto strategico quanto delicato. Probabilmente l’ottica di fondo dell’atto de quo (forse anche figlio della contingenza), alimentata magari dal sensazionalismo del caso addotto ad esempio (l’evento critico di Prato), poggia su presupposti diversi, su un diverso ragionamento del Capo del Dipartimento che, non essendo stato partecipato, non risulta di immediata comprensione da parte degli addetti ai lavori, i quali, al contrario, ne percepiscono la portata sradicatrice di una parte dell’Amministrazione. Mal si concilia questa chiave di lettura con la prospettiva del Si.N.A.P.Pe che è sempre stata quella dell’anelito ad una buona organizzazione, in tutte le sue sfaccettature ed in tutte le articolazioni; una buona organizzazione, cui di certo diventa difficile ambire se si bypassano i livelli di comunicazione e di intervento, con logiche accentratrici che rischiano di dimostrare già nel breve periodo la propria fallacità (non fosse altro che per l’elevato numero degli eventi critici e per i consistenti impegni istituzionali del Capo del Dipartimento). Un approccio ragionato rispetto alla questione, di certo mira ad individuare il punto di caduta e a correggere il tiro, ove effettivamente vi sia stato un gap nella comunicazione; da qui ad una azione di annichilimento di un intero settore, il salto appare alquanto ardito. Per quanto sopra esposto, con riferimento alla disposizione di cui si discute, si chiede di comprenderne il senso e la portata, anche eventualmente abrogativa dei (pre)vigenti protocolli operativi in tema di comunicazione degli eventi critici.

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About Author: Marco Gordiani

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