Ex detenuto indossa uniforme del Corpo di Polizia Penitenziaria a scopo cinematografico – Opportunità dell’ autorizzazione

foto articolo Sinappe

Onorevole Ministro

Il Corpo di Polizia Penitenziaria si riconosce nella propria uniforme. Essa rappresenta l’emblema di quell’identificazione propria del senso di appartenenza che guida quotidianamente il poliziotto penitenziario nella quotidiana azione. L’importanza dell’uniforme, del senso di Stato ed “istituzione” che essa rappresenta è certamente riconosciuta anche dall’Amministrazione stessa che, come è noto, riconnette importanti sanzioni disciplinari ad un uso non consono dei capi di vestiario che la compongono. Ebbene, fa male tanto allo spirito del Corpo, quanto alla sua immagine, ogni azione che porti a sbeffeggiare quella giubba che, per chi scrive, non rappresenta un mero capo di vestiario. Questo è quanto è accaduto, inammissibilmente! Questa è la percezione di un simbolo messo alla berlina, non tutelato nel suo senso più alto. Abbiamo avuto modo di leggere le Sue dichiarazioni in merito alle sfere di competenza del Ministero della Giustizia che, sul punto, si è limitata ad autorizzare le riprese e l’utilizzo degli emblemi a scopo cinematografico. Lei ha dichiarato che sono stati effettuati i controlli SDI, dai quali dobbiamo ritenere non sia emersa alcuna ragione di opportunità, pur essendoci nel cast un “nome noto” all’Amministrazione Penitenziaria. Per non parlare poi dell’atteggiamento tenuto dal novello “interprete” sui suoi profili social. Se quella non è denigrazione dei simboli dello Stato, facciamo davvero fatica a comprendere cosa debba intendersi per denigrazione. Le Sue piccate dichiarazioni relative alla vis polemica delle organizzazioni sindacali, si pongono a cornice dell’intera vicenda e indignano tanto quanto la vicenda in sé. Non è competenza dei Suoi Uffici effettuare i casting, è vero, ma è certamente competenza degli stessi tutelare l’immagine del Corpo, esprimere giudizi di opportunità oltre che di legittimità nei procedimenti autorizzativi. E invece abbiamo assistito ad un “film” con una trama ben diversa, con una identificazione fra (ex)detenuto e poliziotto penitenziario degna dei migliori thriller a sfondo psicologico, salvo poi una presa di distanza da parte dell’attore che sul suo profilo facebook in un certo senso chiede scusa con un “non me ne volete” perché lo fa per lavoro! Chi è il destinatario di quelle scuse? Il Corpo di Polizia Penitenziaria o più verosimilmente la popolazione detenuta, a sottolineare la recita di un ruolo anche non gradito? Onorevole Ministro, quale esponente del “Governo del cambiamento” non possiamo che dire a Lei che se è questa la direzione del cambiamento, non è rotta gradita alla Polizia Penitenziaria. Il nostro Corpo merita rispetto, prima di tutti da chi ne rappresenta la maggiore Autorità politica e se nemmeno si comprende l’indignazione espressa dai poliziotti penitenziari in merito a questa vicenda, evidentemente v’è una incolmabile distanza fra l’intero Corpo e sui Vertici. Il Corpo di polizia penitenziaria si aspetta delle sentite scuse per l’accaduto.