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GIORNO DELLA MEMORIA: 27 GENNAIO 1945 – 27 GENNAIO 2015 PER NON DIMENTICARE!

Il 27 gennaio 1945, l’esercito dell’Armata Rossa entrò nel campo di concentramento di Auschwitz, in Polonia, liberando gli ebrei superstiti e ponendo termine alla Shoah.

Il campo di concentramento di Auschwitz I, in Polonia, a pochi chilometri da Cracovia, fu il primo di 3 lager concepiti dai nazisti per i prigionieri di guerra e poi destinati a realizzare quella soluzione finale della questione ebraica, decisa nella famigerata conferenza di Wansee. La soluzione finale, proprio in questo luogo, significò lo sterminio di 1.100.000 persone: il 90% ebrei.

 

Quel che è accaduto ci riempie di grande vergogna. Perché sono stati i tedeschi ad essersi resi colpevoli di tanto doloreha chiosato la cancelliera tedesca Angela MERKEL, partecipando con alcuni sopravvissuti a una commemorazione a Berlino per il 70mo anniversario della liberazione del campo di concentramento di Auschwitz – non dobbiamo dimenticare che i molti milioni di vittime sono una nostra colpa. Abbiamo la responsabilità di comunicare quanto noto su quelle atrocità e di tenere viva la memoria, ha concluso la leader tedesca.

 

Ad Auschwitz 1 (nonostante i tedeschi in fuga abbiano cercato di distruggere le tracce della loro spietata crudeltà), superato l’ingresso, dove si legge la sinistramente famosa scritta Arbeit macht frei (Il lavoro rende liberi), è ancora possibile vedere il primo forno crematorio, messo in uso in occasione degli esperimenti con lo Zyklon B, il gas in grado di uccidere centinaia di persone in 10-15 minuti.

In un silenzioso pellegrinaggio fra i “blocchi”, si riesce solo ad immaginare il terrore vissuto dai deportati, ammassati nelle baracche e sottoposti a condizioni di vita disumane, in inverni che toccavano regolarmente i 25 gradi sotto zero.

Ed ancora la baracca dei bambini, nel Blocco 6, spesso lasciati senza le madri. Sulle pareti, negli spazi bui ed angusti di queste celle, dove su ogni “ripiano” dormivano in dieci, sono ancora visibili i disegni malinconici e scoloriti che i prigionieri realizzarono per alleviare loro il dolore.

 

Testimonianza ulteriore di tale immane tragedia, sono gli oggetti delle vittime, accatastati in una sorta di angoscianti monumenti: centinaia di paia di occhiali, migliaia di scarpe, quelle delle donne, quelle dei bambini, le protesi degli invalidi, le valigie con nomi, date ed indirizzi, fino allo scempio dei capelli, tagliati e raccolti in enormi sacchi per poter essere rivenduti e utilizzati nelle fabbriche come imbottitura.
Gli ultimi sopravvissuti, testimoni diretti dell’Olocausto, sono ormai quasi tutti centenari. Quando non ci saranno più, toccherà a chi rimane il compito di ricordare, di raccontare l’orrore, perché questo non si ripeta, perché il genocidio di milioni di ebrei non venga mai dimenticato.

Ricordiamo per onorare uomini, donne e bambini che si sono visti barbaramente privare degli affetti, dell’onore, dell’identità, della dignità, del decoro, della vita!

Racchiudiamo il nostro pensiero nelle parole di chi l’orrore l’ha vissuto in prima persona ed ha avuto il coraggio di raccontarlo: Primo LEVI

Voi che vivete sicuri
nelle vostre tiepide case,
voi che trovate tornando a sera
il cibo caldo e visi amici:

Considerate se questo è un uomo
che lavora nel fango
che non conosce pace
che lotta per mezzo pane
che muore per un sì o per un no.
Considerate se questa è una donna,
senza capelli e senza nome
senza più forza di ricordare
vuoti gli occhi e freddo il grembo
come una rana d’inverno.

Meditate che questo è stato:
vi comando queste parole.
Scolpitele nel vostro cuore
stando in casa andando per via,
coricandovi alzandovi;
ripetetele ai vostri figli.

O vi si sfaccia la casa,
la malattia vi impedisca,
i vostri nati torcano il viso da voi.

PER NON DIMENTICARE!

Comunicato -Giorno della memoria 2015

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About Author: Marco Gordiani