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GRAVE LESIONE DELL’IMMAGINE DEL CORPO DI POLIZIA PENITENZIARIA

Ill.mo Ministro, egr. autorità
I gravissimi accadimenti che hanno interessato il penitenziario di Brescia Verziano, sui quali sono ancora in corso le indagini da parte dell’autorità inquirente, e nel merito dei quali non è intenzione di questa Segreteria Generale intervenire, hanno occupato nella giornata di ieri le colonne di numerose testate giornalistiche che hanno gridato allo scandalo, mettendo evidentemente alla berlina l’intero sistema penitenziario, e il Corpo di polizia penitenziaria nello specifico. Ora, seppure la ricostruzione fatta dalla stampa appare sobria e misurata nei contenuti, lo stesso non può dirsi in relazione alle immagini (anche fumettistiche) usate e ai titoli scelti per riassumere la vicenda. Si parla così di “carceri hot” e di “carceri a luci rosse” e si accompagnano immagini di corpi femminili in abiti succinti che dovrebbero in un certo senso richiamare l’uniforme. Ed ecco che a fonte di un caso isolato ed unico nel suo genere (e sul quale le indagini non sono ancora concluse) si mette in moto la “macchina del fango” con processi quasi scontati di improprie generalizzazioni. Se da un lato è comprensibile lo sciacallaggio mediatico della notizia e l’uso che ognuno ne fa per il soddisfacimento del proprio scopo, dall’altro sconvolge il silenzio dell’Amministrazione a tutti i suoli livelli nonostante a uscirne martoriata è appunto l’Amministrazione nel suo complesso. Ci si chiede dunque quale sia il senso dell’esistenza di un Ufficio Stampa incardinato nel Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria e quali siano le azioni doverose che lo stesso dovrebbe intraprendere a fronte di situazioni (di certo spigolose, quale quella in discussione) ma effettivamente oggetto da parte dei media di una strumentalizzazione inaccettabile. Il Corpo di Polizia Penitenziaria non è quello che vuole dipingersi attraverso quelle immagini ed è comprensibile l’amarezza dei circa 38mila poliziotti penitenziari che si vedono affiancati a certi comportamenti per le condotte (ove confermate) di una parte infinitesimale del tutto. E dov’è l’Amministrazione in tutto questo? Ricordiamo comunicati stampa diffusi dal DAP quando in alcune serie televisive venivano effettuate delle ricostruzioni “fantasiose” delle attività penitenziarie; non è forse ancora più grave quello che è accaduto e che sta accadendo in danno all’immagine del Corpo e dell’Istituzione Carcere? Ebbene, questa Organizzazione Sindacale ritiene che sia doveroso per l’Amministrazione interloquire con gli stessi canali di diffusione per fare chiarezza (ove serva) che si tratta di un caso isolato ed unico nel suo genere, a difesa del decoro di quell’uniforme che 38mila unità di personale indossano con amore, rispetto e dignità, nel solco di una professionalità che esclude qualsivoglia coinvolgimento con la popolazione detenuta. Abbiamo dovuto subire infamanti appellativi di aguzzini, carcerieri (da ultimo il famoso caso Assarag) e non possiamo tollerare oltre il martirio inopportuno dell’immagine del Corpo, così come non possiamo tollerare che l’Amministrazione consenta che ciò avvenga in remittente silenzio. Si attivino le procedure giudiziarie per la verifica della sussistenza di estremi di reato nella modalità dell’ informazione operata dalla stampa! Si dia un segnale forte di vicinanza al personale di Polizia Penitenziaria che ogni giorno, fra mille difficoltà e sacrifici, assicura il delicato mandato costituzionale dell’esecuzione della pena e che merita plausi e non scherni. Si resta, dunque, in attesa di conoscere quali azioni saranno intraprese a tutela dell’immagine del Corpo. Auspicando un solerte riscontro, si coglie l’occasione per porgere distinti saluti

GRAVE LESIONE DELL’IMMAGINE DEL CORPO DI POLIZIA PENITENZIARIA

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About Author: Marco Gordiani

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