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I.P.M. AIROLA – Sorveglianza a vista a carico di un detenuto. Impiego del personale di Polizia Penitenziaria. RICHIESTA INTERVENTO.

Egregia Dirigente,
la scrivente Segreteria Nazionale per la Giustizia Minorile, dell’Organizzazione Sindacale in intestazione, rappresentativa sul piano nazionale del Corpo di Polizia Penitenziaria, con il presente atto al fine di stigmatizzare l’impiego dei poliziotti penitenziari rispetto al regime di sorveglianza a vista a carico di un detenuto presso l’Istituto Penale per Minorenni di Airola. Nella fattispecie, , la sorveglianza a vista si risolve con l’insediamento davanti alla porta alla camera di pernottamento del detenuto (priva,tra l’altro, di un sistema di videosorveglianza a giovamento dell’attività in essere), di un agente che vigila ed osserva i movimenti ed interviene o lancia l’allarme in caso di tentativo di gesto inconsulto.
Detto ciò, considerato che la misura è dettata da esigenze contingenti e serie atte a preservare l’incolumità psico-fisica dei detenuti, non può essere tollerato è che a dare esecuzione alla stessa debba provvedere il personale di Polizia Penitenziaria.
A sostegno di quanto sopra esposto, al fine di un doveroso ampliamento del quadro valutativo in essere, si precisa che l’Accordo in Conferenza Unificata sul tema specifico sancisce che la pianificazione degli interventi di prevenzione del rischio autolesivo e suicidario debbano attivare un coordinamento funzionale delle diverse figure professionali presenti sul campo, dando luogo ad una forte integrazione fra professionalità e competenze diverse.
Vieppiù, la circolare n 3649/6099 del 22 luglio 2013, a firma del Capo Dipartimento Amministrazione Penitenziaria, definisce e chiarifica che:
“la sorveglianza a vista non può essere contemplata, quale intervento a sé stante, precisando che le linee in indirizzo per la riduzione del rischio autolesivo e suicidario dei detenuti, approvate dalla Conferenza Unificata Stato Regioni G.U. n 34 del 10 febbraio 2012, affrontano sia la prevenzione sia gli interventi terapeutici inserendoli in un ampio processo trattamentale che deve impegnare tutte le aree, ma di cui sono titolari, l’area educativa e/o sanitaria, non la Polizia Penitenziaria chiamata a collaborare e non già ad assumere oneri per fatti che esulano dalla sua specifica competenza professionale”‘.
Premesso ed esposto quanto sopra, in fatto e diritto, se da un lato è giusto e doveroso tutelare le esigenze sanitarie degli utenti beneficiari, è altresì fondamentale gestire la situazione con ratio e logiche organizzative, esautorando l’impiego della Polizia Penitenziaria nella situazione sopraccitata (seduta ad un tavolino di fronte la camera di pernottamento), bensì collocarlo nell’ottica apprezzabile della collaborazione di tutti gli addetti ai lavori, al fine di intrecciare nella maniera ottimale le politiche di sicurezza e trattamento.
Rebus sic stantibus, Voglia la S.V. dare giusto seguito con debito intervento urgente, a beneficio oggettivo della collettività penitenziaria.
Agli Organi, che leggono per conoscenza, ogni valutazione di competenza.

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About Author: Marco Gordiani

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