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II CASA DI RECLUSIONE DI BOLLATE – Problematiche reparto femminile – Richiesta modifica art. 11 bis del protocollo intesa locale

Egr. Sig. Direttore,
con riferimento alla nota meglio specificato in oggetto, la scrivente O.S. vuole con la
presente sottolineare un aspetto che merita costante attenzione all’interno degli Istituti
Penitenziari nonché l’ottemperanza di quanto previsto dalle normative in materia al fine
di monitorare, garantire e tutelare le pari opportunità fra Uomo e Donna nell’ambito
dell’Amministrazione Penitenziaria, per diffondere la conoscenza delle norme in vigore a
tutela delle donne, ed intervenire fattivamente sul bisogno d’aiuto che si concretizza nelle
difficoltà quotidiane, sia lavorative che familiari, cui è frequentemente sottoposta la
donna poliziotta, nonostante l’attuale tutela legislativa.
Il decreto legislativo n. 5/2010, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale del 5 febbraio 2010,
serie generale n. 29, ha emanato il recepimento della Direttiva n. 54 del 2006 relativa al
principio “delle pari opportunità e della parità di trattamento fra uomini e donne in
materia di occupazione e di impiego”.
Obiettivo del provvedimento è quello di evitare disparità di trattamento tra uomini e
donne nel mondo dell’occupazione e sradicare ogni forma di disparità e discriminazione
che ancora sopravvive negli ambienti di lavoro.
In tal senso è stato istituito il Comitato Pari Opportunità per il Personale del Corpo di
Polizia Penitenziaria è stato costituito con P.C.D. del 6 febbraio 2008 e successive
modifiche, ai sensi dell’art. 20, comma 1, del DPR n. 395 del 31.07.95, al fine di realizzare
l’effettiva parità nelle politiche del personale, attraverso la rimozione di forme esplicite
ed implicite discriminazione, l’individuazione e la valorizzazione delle competenze delle
lavoratrici e dei lavoratori.
Fatta questa breve premessa, la scrivente O.S. vuole proporre la modifica dell’art. 11 bis
del Protocollo d’Intesa Locale poiché tale accordo non garantisce affatto il principio delle
pari opportunità tra il personale di Polizia Penitenziaria Femminile e quello Maschile.
A tale proposito, si precisa quanto segue. L’Accordo summenzionato stabilisce in numero
di 31 unità il limite massimo di unità di Personale di Polizia femminile che devono
prestare a servizio a turno al fine di salvaguardare le esigenze di servizio del reparto
femminile.
Si vuole altresì rappresentare le enormi difficoltà lavorative in cui versa il Personale di
Polizia Penitenziaria all’interno del reparto femminile di Milano Bollate, ove prestano
attualmente effettivo servizio solo n. 21 unità di P.P.F. se si escludono lunghe assenze
giustificate e distacchi. Di queste 21 unità, una unità fruisce dei permessi orari per l’allattamento e svolge turni
prestabiliti; due unità effettuano turni agevolati e autorizzati dalla Direzione per motivi
personali; quattro unità non effettuano turni notturni per esenzione di età e/o
autorizzazioni da parte della Direzione.
Posto quanto sopra, partecipano alla regolare turnazione, nella sua completezza, solo 18
unità di P.P.F., tale numero non consente neppure la copertura minima, nell’ambito delle
24 ore, dei posti di servizio fissi e della pattuglia di vigilanza reparto.
Ad aggravare il quadro complessivo la numerosa popolazione detenuta (ad oggi consta di
100 utenti) nonché la presenza di cinque stanze detentive ove risultano ubicate cinque
detenute, situazione che crea molti disagi specie per le difficoltà legate al genere
femminile, a causa della presenza di un’unica stanza da bagno, nonché delle dinamiche di
incompatibilità legate al sovraffollamento che diventano sempre più frequenti e difficili
da gestire.
Le detenute devono scontare, altresì, per la maggioranza lunghi fine pena e una grande
percentuale presenta gravi patologie anche di natura psichiatrica che richiedono un
impiego massivo di risorse.
Il personale del reparto si occupa, inoltre, di frequentissime e quotidiane visite
specialistiche esterne prestabilite o dettate dall’urgenza, scorte per la fruizione di
permessi ex art. 30 O.P. e colloqui presso altri Istituti, anche nella misura di due o tre al
giorno, impegnando in questo modo fino a tre agenti nella medesima giornata.
Anche per le visite presso la locale infermeria centrale, rimaste comunque numerose per
l’assenza di specifiche strumentazioni presso l’infermeria del reparto, e per tutte le
attività trattamentali le detenute necessitano di accompagnamento e di vigilanza
impegnando, una o due unità al giorno e per gran parte del turno di servizio.
Il personale del reparto si occupa, altresì, della vigilanza presso l’area colloqui e
dell’accompagnamento delle detenute, ci si chiede in proposito la motivazione per cui le
tre unità femminile addebiti al reparto colloquio non provvedano a tale incombenza.
A questo si devono aggiungere tutte le occasioni di eventi di natura religiosa o teatrale
che si svolgono presso il teatro o l’area trattamentale.
Il reparto femminile è in attesa dell’imminente apertura della sezione nido che richiederà
l’impiego di ulteriore personale che non c’è.
Dallo scorso 6 ottobre, e per tutti i giovedì fino al mese di dicembre, sette unità di P.P.F.
sono distolte per partecipare al corso di formazione e accompagnamento all’apertura del
nido. Tutte le attività interne al reparto, comprese le attività di controllo sui piani detentivi, di
perquisizione ordinaria e di vigilanza ai laboratori interni sono, ad oggi, garantite con
enormi difficoltà. Negli ultimi giorni, si è di sovente ricorsi all’individuazione di
personale maschile da adibire all’ingresso del reparto, anche l’Ispettore responsabile del
reparto per la cronica carenza di personale ha dovuto personalmente, ed in più occasioni,
accompagnare le detenute dal Comandate, in matricola o nella locale infermeria.
In merito, si precisa, tuttavia, che la presenza maschile all’ingresso del reparto, per
l’organizzazione di quest’ultimo, non solo non è utile (si chiede al personale deputato
all’ingresso di intervenire anche nel controllo e perquisizione delle detenute che
accedono o escono dal reparto), ma rischia solo di aggravare ulteriormente le
incombenze del personale femminile.
Un esempio pratico: l’Ufficio Matricola all’interno del reparto femminile effettua le
attività di Mod. IP1 con personale maschile chiedendo la presenza di una agente per i
colloqui. Per questa problematica ed in considerazione della cronica caenza di personale
femminile, si chiede alla S.V. di voler intervenire affinché via sia una fattiva e proficua
collaborazione di personale addetto agli uffici per la perquisizione delle detenute giunte
da altri Istituti o che intervengano per il controllo di alcune attività miste.
Proseguendo in tale cammino, il personale di Polizia Penitenziaria Femminile rischia
davvero di non ottemperare ai compiti precipui di vigilanza e prevenzione all’interno dei
reparti detentivi che restano il compito istituzionale imprescindibile del personale di
Polizia penitenziaria. Il reparto femminile, pertanto, ad oggi è in grave difficoltà ed è
costretto a chiedere al personale l’effettuazione di servizio straordinario, ulteriore
impegno e disponibilità oltre i turni di servizio, già di per se impegnativi.
Posto quanto sopra si chiede alla S.V. di voler intervenire perché vi sia garantita la
presenza minima prevista di poliziotte in servizio effettivo nel reparto e di diminuire la
popolazione detenuta ad un limite massimo di 90 utenti, rivalutando, eventualmente, la
presenza di soggetti di difficile gestione e per problematiche di natura sanitaria e/o per
reati incompatibili con la futura presenza dei bambini.
Venendo ad altra nota dolente, appare pacifico affermare che il deficit del Personale di
Polizia Penitenziaria Femminile sopra meglio specificato non preserva nella maniera più
assoluta l’accesso alle cariche fisse che è pregiudicato dalla sussistenza del limite
numerico di cui si è già scritto.
Pertanto, la sola previsione di rotazione nell’arco dell’anno solare di una sola unità
femminile ad essere assegnata ad una delle cariche fisse non pare assolutamente
sufficiente ed equa, considerando il fatto che il personale di Polizia Penitenziaria
Maschile ha invece 10 possibilità in più. Si ritiene pertanto necessario, al di là della nota carenza di Personale Femminile, nonché
dell’evidente lacuna amministrativa/sindacale riscontrata, consistente nel fatto che non
si è provveduto a definire un accordo sindacale per la rotazione delle tre unità di Polizia
Penitenziaria Femminile impiegate presso il reparto colloqui, questo al fine di garantire
il più possibile le pari opportunità, e poiché con tale stato di fatto, si è creato
un’ingiustizia e una grave disparità di trattamento.
Per concludere, s’invita la S.V. a voler porre in essere gli opportuni interventi del caso,
al fine di ripristinare presso la II^ Casa di Reclusione di Milano Bollate le imprescindibili
condizioni di pari opportunità, di equità nonché di rispetto delle normative vigenti,
inviando alle OO.SS. informazione preventiva riguardante una proposta organizzativa che
tenga conto di quanto sopra richiesto.
Certi che si provvederà senza indugio alcuno, resta in attesa di riscontro sui fatti sopra
esposto, con l’occasione si porgono distinti saluti.

NOTA SINAPPE DEL 16 NOVEMBRE 2016 – C.R. MILANO BOLLATE – ROTAZIONE PERSONALE DI POLIZIA FEMMINILE IN SERVIZIO PRESSO IL REPARTO COLLOQUI

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About Author: Marco Gordiani

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