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Il mega mondo della mobilità della Polizia Penitenziaria: gli esiti dell’incontro al DAP

si è tenuto nella giornata di ieri la consultazione con l’Amministrazione Penitenziaria e le Parti Sociali sul delicato tema della mobilità del personale di Polizia Penitenziaria, in relazione ai molteplici aspetti connessi alla materia e ai suoi mille rivoli. Va specificato che l’incontro non ha avuto natura negoziale ma meramente consultiva e progettuale. Nel proprio intervento, il Si.N.A.P.Pe ha sottolineato – come per altro più volte ribadito in corposa corrispondenza – come la materia non sia mai stata tratta in maniera organica ed armoniosa e si sia giunti fino alla data odierna a partorire tutta una serie di provvedimenti che, seppur interdipendenti, si muovono su direttrici diverse. Le singole ipotesi normative che si ricollegano alla mobilità vanno dunque trattate in maniera trasversale, in ragione della trasversalità degli effetti, per giungere alla stesura di un “testo unico” che in maniera armoniosa contemperi i vari settori. Per il raggiungimento di un tale obiettivo v’è però necessità di individuare una metodologia di lavoro che, a parere del Si.N.A.P.Pe, consiste nella trattazione specifica per segmenti, con una armonizzazioni delle parti comuni. Si dovrà dunque inevitabilmente partire dalla riscrittura del vigente articolo 4 del PCD del 2012 sulla mobilità, relativo alla legittimazione della partecipazione agli interpelli, magari eliminando la preclusione relativa all’anno effettivo di sede al fine di rendere effettiva ed efficace la ratio sottesa ai distacchi per gravi motivi di cui all’articolo 7 del DPR 254/99. La modifica della legittimazione attiva alla partecipazione agli interpelli per mobilità nazionale si rende ancor maggiormente cogente in relazione alla provvisorietà dei trasferimenti assunti ex lege 104/92. Fermo restando il basilare concetto per cui il bene che la norma si prefigge di salvaguardare è la tutela della disabilità, non può non accordarsi tutela alla centralità della persona (dipendente che si avvale dei benefici) che allo stato attuale è escluso dall’interpello per mobilità ed è soggiogato dalla “spada di Damocle” della provvisorietà del provvedimento che rischia di essere revocato al cessare delle esigenze che ne determinarono l’accoglimento. Bisogna dunque ragionare – accanto alla legittimazione per la partecipazione agli interpelli – magari all’introduzione di clausole sulla scorta delle quali, superato un determinato arco temporale, quel trasferimento temporaneo assume carattere di effettività. E a questa sapiente coniugazione degli interessi è chiamata l’Amministrazione nella trattazione della materia.
Sempre nel corso del proprio intervento il Si.N.A.P.Pe ha sottolineato come il parametro utilizzato per la valutazione delle istanze – introdotto dall’Amminstrazione – del bilanciamento delle esigenze della sede cedente e della sede subentrante deve trovare immediato superamento perché diversi devono essere gli indicatori, così come diversi sono i livelli di discrezionalità riconosciuti in capo alla stessa Amministrazione (maggiore discrezionalità nella valutazione dei distacchi, minore – o minima – in caso di richieste di trasferimento avanzate ai sensi della legge 104/92). Ed proprio in relazione a tale ultima tipologia di trasferimento che dimostra tutta la propria fragilità il richiamato parametro sede cedente/sede subentrante, perché i provvedimenti – proprio in ragione della propria natura – dovranno essere assunti anche “in sovrannumero” dovendo rilevare, in
questo caso, il contingente nazionale e non il contingente di sede.
Per inciso, si è data comunicazione del fatto che sono circa 150 le posizioni pendenti in merito ai
trasferimenti legge 104, vale a dire lo 0.38% rispetto all’organico del Corpo.
In linea generale in Si.N.A.P.Pe ha altresì acceso i riflettori sulla mobilità dei sottufficiali,
ritenendo equo che ancor prima dell’ordinario piano di mobilità, vengano trasferititi tutti
coloro che si trovano in prima posizione per tutte le sedi del territorio nazionale, sia nel
ruolo dei sovrintendenti che nel ruolo degli ispettori. Tale settore apre poi la discussione sulla
necessità di individuare dei meccanismi che consentano con urgenza il superamento – inammissibile –
del limite delle piante organiche regionali, in invarianza rispetto all’organico nazionale. Non si può
rimanere ostaggio di piante organiche inappropriate e consentire che alcuni istituti – primo
fra tutti Reggio Calabria Arghillà – vengano attivati con una carenza nel ruolo pari al 100%.
La discussione proseguirà in data 24 giugno
Vi terremo aggiornati sugli sviluppi

Il mega mondo della mobilità della Polizia Penitenziaria – gli esiti dell’incontro al DAP

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About Author: Marco Gordiani

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