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LETTERA AL NEO MINISTRO DELLA GIUSTIZIA ALFONSO BONAFEDE

Illustre Ministro,

Il Si.N.A.P.Pe, quale rappresentanza sindacale autonoma del personale di Polizia Penitenziaria, ampiamente rappresentativa sul piano nazionale, si pregia di presentare a codesto illustre Ministro i sensi della più ampia benevolenza in relazione alla prestigiosa nomina assegnataLe. Un sentimento di benevolenza che si radica in una stima professionale che per gli incarichi che Ella ha sapientemente ricoperto e per le doti umane che Le vengono riconosciute. Questa Segreteria Generale ha apprezzato l’invio informale che ha voluto diramare a poche ore dal suo insediamento al personale di via Arenula; un invito che lascia ben presagire ogni apertura al dialogo. Una attenzione e una sensibilità che siamo certi vorrà riservare anche alle rappresentanze del Corpo di Polizia Penitenziaria. Particolarmente gradita, in tal senso, sarebbe un confronto progettuale teso a definire congiuntamente priorità ed obiettivi condivisi rispetto agli argomenti che di seguito si sintetizzano e a cui certamente Ella saprà sensibilmente riconoscere l’esatta pregnanza. Come certamente Le sarà noto, molteplici sono le criticità che affliggono il Corpo di Polizia del Suo Ministero; un personale che si trova ad operare, silenziosamente e alacremente, in un sistema che ha dimenticato il valore della Polizia Penitenziaria e la sua imprescindibilità.
La prima e più massiccia esigenza è costituita dal porre un freno al fenomeno delle aggressioni che si consumano fra le mura dei penitenziari in danno ai poliziotti di sezione; circostanza che pare non trovare un argine nell’azione della pubblica Amministrazione e che ha conosciuto una tendenziale ascesa anche a seguito dell’apertura delle “problematiche” sezioni destinate ad ospitare soggetti psichiatrici. Chi L’ha preceduta si è occupato della riforma dell’ordinamento penitenziario: un lavoro incompiuto che, a parere di chi scrive, necessita di molti correttivi. L’eredità che Le è giunta prevede un ragionamento compiuto sul concetto di sorveglianza dinamica che, a distanza di 4 anni dalla sua nascita, non ha ancora trovato la propria esatta definizione e la propria giusta declinazione operativa.
In questo limbo di pericolosa incertezza si muove oggi la Polizia Penitenziaria, chiamata ad operare in un sistema che vuole il superamento del controllo ad personam sul detenuto, ma che non ha innovato né il codice penale in tema di colpa del custode, né il regolamento di servizio in tema di “tabelle di consegna”. A ciò si aggiungano i pericolosi effetti del DM 2 ottobre 2017 con cui, in aderenza al taglio imposto dalla Legge Madia, è stato riscritto al ribasso l’organico del Corpo con un taglio orizzontare che non tiene minimamente conto delle reali esigenze dei singoli Istituti. Un decreto che merita un’attenta revisione volta al suo superamento, attesa la dimostrata insufficienza a garantire il buon andamento della periferia penitenziaria. Fa da cornice a questo clima di generale abbandono del Corpo di Polizia Penitenziaria l’annosa questione del riordino delle carriere, varato ormai un anno fa, che nella sua strutturazione trascura le peculiarità del sistema carcere e poco si attaglia sulle esigenze che ne governano il funzionamento. V’è più! Non solo l’insoddisfacente riordino non è tecnicamente in grado di rispondere alle legittime aspettative di carriera del personale, queste vengono oltremodo annientate da un apparato amministrativo insipiente, tanto che a distanza di un anno dal varo nessuna delle procedure di avanzamento prevista risulta conclusa, o meglio una sola di esse (per rifondere in quota parte la drammatica carenza di sovrintendenti) è stata attivata con bando del dicembre 2017 ma pare non siano ancora nemmeno cominciate le procedure di scrutinio. Non risultano banditi i concorsi per l’ampliamento dell’organico nel ruolo degli ispettori, né quelli per l’ampliamento degli organici nel ruolo dei sovrintendenti. Sintetizzando, non è stato immotivatamente attuato il piano di avanzamento previsto dal riordino! Non è stato chiarito il senso dell’introdotta vocazione direttiva del ruolo ispettori, non è stato riempito di contenuti il previsto sviluppo dirigenziale della carriera dei funzionari con la chiara indicazione del posto di funzione ad esso riconosciuto.
Certi della rilevanza che vorrà accordare alla presente richiesta, nel frattempo, le giunga il nostro cordiale saluto e l’augurio di buon lavoro.

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About Author: Marco Gordiani

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