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N.O.R. LOMBARDIA – Circolare del 20 febbraio 2015, precisazioni sull’uso dei social network da parte del personale dell’amministrazione – creazioni, dialoghi e divulgazioni di documenti sul gruppo whatsapp – Comportamento improprio – Richiesta intervento

Egr. Sig. Provveditore,
la scrivente O.S. è venuta recentemente a conoscenza per il tramite di più unità di
polizia penitenziaria, di dialoghi impropri, notizie e divulgazioni di documenti
dell’Amministrazione Penitenziaria avvenuti su un gruppo Whatsapp, creato peraltro
appositamente per il personale di polizia penitenziaria in servizio al N.O.R., tutto ciò
con il consenso del responsabile della suddetta struttura.
A tale proposito, le moderne tecnologie dell’informazione e della comunicazione (in
particolare internet e posta elettronica) sono oramai divenuti essenziali ed
imprescindibili strumenti di lavoro: l’impiego massiccio degli stessi è peraltro
promosso e, in talune ipotesi, imposto, anche da numerose normative di settore.
È di tutta evidenza, tuttavia che, in taluni casi, l’utilizzo di essi potrebbe prestarsi ad
abusi ed utilizzi impropri da parte del personale come sembra essere avvenuto nel
caso di specie.
Mentre i cittadini, utenti dei social network soggiacciono esclusivamente alle norme
civili e penali che limitano dall’esterno la libertà di opinione, come lavoratori gli stessi
utenti rispondono a regole ben più stringenti, soprattutto (ma non solo) a proposito
del diritto di critica e/o divulgazioni di dati sensibili riguardante la sfera lavorativa.
Tali regole si configurano come veri e propri limiti alla libertà di espressione del
pensiero, connessi alle peculiarità del rapporto di lavoro (“limiti interni”): si tratta di
esplicitazioni dei doveri di fedeltà e di riservatezza, che incombono al lavoratore in
quanto deducibili nella prestazione lavorativa.
La scrivente O.S. ha avuto l’opportunità di visionare “post”, commenti, foto e
documenti dell’Amministrazione, constatando, con estremo disappunto, che in alcune
discussioni tra un gruppo di persone, effettivamente erano state inserite commenti
poco edificanti e deontologici per un appartenente al Corpo di Polizia Penitenziaria.
Il personale del N.O.R. ( non tutti per fortuna) a quanto pare non è ancora a
conoscenza della circolare del 20 febbraio 2015, che disciplina l’uso dei social network
da parte del personale dell’Amministrazione Penitenziaria, dispositivo nato per evitare
il rischio di rivelare informazioni sensibili che possono mettere a repentaglio la
sicurezza della stessa Amministrazione.
Sembrerebbe pertanto doveroso ricordare al personale in questione che il diritto di
manifestazione del pensiero e di critica in costanza del rapporto di lavoro soggiace a
determinati limiti, esplicitazioni dei doveri di fedeltà, di riservatezza ed adesione ai
valori ed alla missione istituzionale dell’Amministrazione, che incombono al lavoratore
in quanto deducibili nella prestazione lavorativa medesima, attinenti a: continenza
verbale, continenza sostanziale (verità dei fatti), rilevanza sociale delle dichiarazioni,
rispetto allo status del dichiarante e alla sua platea di riferimento.
Secondo la circolare sopradescritta, dato che il “profilo privacy” scelto e adottato dal
lavoratore consente la visualizzazione dei suoi “post”, commenti, video e foto, anche
a una cerchia di utenti aperta e indeterminabile, il dipendente, qualora violi la
riservatezza e procuri danno all’immagine, alla continuità e alla regolarità dell’azione
dell’Amministrazione, soggiace a valutazioni di ordine deontologico e ad azioni di
responsabilità disciplinare.
Il decreto del Presidente della Repubblica n. 82/1999, recante il regolamento di
servizio del Corpo di Polizia Penitenziaria, all’art. 10 stabilisce infatti che: “Il
personale del Corpo di polizia penitenziaria ha in servizio un comportamento
improntato a professionalità, imparzialità e cortesia e mantiene una condotta
irreprensibile, operando con senso di responsabilità ed astenendosi altresì da
comportamenti o atteggiamenti che possono recare pregiudizio al corretto
adempimento dei compiti istituzionali”.
Usando tale social network, in maniera impropria, questo gruppo Whatsapp ha di
fatto consentito la divulgazione di “post”, commenti, foto e documenti
dell’Amministrazione, l’ultimo episodio infatti risale al giorno 8 ottobre del c.m., dove
un Assistente Capo (che sostituisce il vice coordinatore del N.O.R.) avrebbe addirittura
postato una multa per divieto di fumo stilata dalla Direzione di Milano Bollate (CHE
CENTRA CON IL SERVIZIO DEL NOR ????) nei confronti di altro personale, con l’effetto
dirompente di post e commenti.
La scrivente O.S. reputa questo “modus operandi” poco deontologico e di una gravità
inaudita, e non intende altresì tollerare che la stessa venga ignorata o sottovalutata,
non si può ledere la dignità e l’onore delle persone, ma soprattutto l’immagine
professionale del poliziotto penitenziario da sempre rispettata in ogni ambiente.
Il Si.N.A.P.Pe ritiene infatti che tale procedura non possa essere avvallata
dall’Amministrazione, poiché non è certo concepibile utilizzare un gruppo Whatsapp
per comunicazioni di servizio, tanto meno per divulgare dati sensibili
dell’Amministrazione, ma soprattutto per polemizzare o scrivere commenti poco
edificante sull’attività lavorativa di altro personale, per questa motivazione nonché
alla luce della circolare sopra indicata, chiede pertanto che tale prassi avvallata dal
responsabile della suddetta struttura venga interrotta.
Nell’attesa di un cortese ed indifferibile riscontro sui provvedimenti che la S.V.I.
intende adottare, l’occasione è gradita per porgere distinti saluti.

N.O.R. LOMBARDIA – Circolare del 20 febbraio 2015, precisazioni sull’uso dei social network da parte del personale dell’amministrazione – creazioni, dialoghi e divulgazioni di documenti sul gruppo whatsapp

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