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NOTA UNITARIA – II CASA DI RECLUSIONE DI MILANO BOLLATE – Rischio di delegittimazione del personale per strumentalizzazione degli eventi critici – IL PROVVEDITORE RISPONDE

Illustrissimo Provveditore,
le scriventi Organizzazioni Sindacali della Polizia Penitenziaria, con la presente, intendono palesare il disagio che gli appartenenti al Corpo e degli altri operatori in servizio presso la CR Bollate stanno vivendo in virtù della “campagna pubblicitaria” che sta subendo l’Istituto milenese, a causa degli eventi delle ultime settimane.
Pur nella massima consapevolezza delle criticità esistenti presso la struttura, così come nell’intero sistema penitenziario italiano, in materia di carenza organico, insufficienza di risorse e difficoltà a mantenere gli standard di igiene e sicurezza dei luoghi di lavoro, tutti elementi peraltro costantemente presenti sui tavoli politici nazionali, non possiamo non evidenziare come l’accensione dei riflettori dei media possa rappresentare una minaccia per l’immagine e l’operato della Polizia Penitenziaria di Bollate e dell’intero staff a disposizione del Dirigente.
L’uso del mezzo stampa per denunciare criticità e disfunzioni è fondamentale quando utilizzato correttamente, ma purtroppo ciò avviene in certi casi non certo per indagare, approfondire o esaminare le tante, troppe deficienze e criticità del sistema carcere. Paginate di quotidiani, trasmissioni tv e vari commenti sul web. Certo la vicenda delle evasioni rischia di essere utilizzata oltremodo, ma chiaramente non può, e non deve, rappresentare il mirino per qualche “cecchino” pronto a sparare addosso ad un istituto che è stato realizzato per promuovere progetti avanzati di reinserimento dei detenuti. Speriamo di sbagliarci ovviamente,
anche perché non ne vediamo le ragioni e laddove esistessero, sarebbe utile esplicitarle.
A tale proposito, giova ricordare che sono state tantissime le Autorità Illustri che
hanno definito Bollate come una struttura esemplare, un modello da imitare nel panorama
penitenziario nazionale ed extranazionale la cui logica è da estendere ad altre strutture
penitenziarie. Di tale convinzione è anche il Presidente della Camera dei Deputati, On. Laura
Boldrini, che, con grande interesse, ha recentemente fatto visita all’istituto, costatandone la
grande efficienza operativa.
E’ fin troppo evidente come ciò che è emerso nei media e sul web nei giorni scorsi
possa, a nostro avviso, irresponsabilmente, rappresentare una campagna denigratoria,
strumentale e pretestuosa, per colpire qualcuno e qualcosa. Di fatto, quello che si integra con
determinate esternazioni è una delegittimazione di un sistema di equilibro tra trattamento e
sicurezza ritenuto un modello cui ispirarsi. Un modello che indubbiamente presenta delle
déffaillance, ma che non può subire attacchi per essere affondato. Si parla di “troppa la libertà (!)
concessa ai detenuti” berciavano alcuni, dimenticando che tutti noi lavoriamo per la sicurezza
dei cittadini, sul recupero e il reinserimento delle persone detenute, allo scopo proprio di evitare
la recidiva. L’evasione avvenuta nella serata di venerdì 7 aprile u.s. di un detenuto che aveva
ricevuto un permesso per lavorare all’esterno del penitenziario dal carcere di Milano Bollate è
indubbiamente motivo di preoccupazione. Spiace però evidenziare che alla stampa, oltre a
riferire un fatto oggettivamente negativo, con onestà intellettuale ed obbiettività si doveva anche
evidenziare che presso la Casa di Reclusione di Bollate fruiscono di permessi oltre 200 soggetti.
Un dato che nessun altro Istituto penitenziario può vantare di avere. L’episodio oggetto di
riflettori, così come gli altri analoghi, tuttavia non può intaccare la positiva funzionalità di
Bollate, impostato concretamente sul dettato costituzionale della rieducazione del reo che vuole
la pena funzionale appunto alla rieducazione.
Ci sentivamo di far conoscere la nostra posizione al riguardo, con l’intenzione di
fare un plauso a tutto il personale della CR Bollate che, con spirito di sacrificio, alto senso del
dovere ed abnegazione, quotidianamente ed in ossequio alle norme dello Stato, assolve al
proprio mandato istituzionale garantendo l’ordine, la disciplina e la sicurezza, contribuendo per
il reinserimento dei ristretti nella società civile in modo da non recidivare i reati.
Abbiamo sentito il dovere perché siamo stanchi di vedere continuamente la Polizia
Penitenziaria in prima pagina perché i detenuti evadono. Vorremmo vederla anche quando gli
agenti salvano la vita dei detenuti che tentano di togliersela, quando si realizzano operazioni di
prevenzione per evitare l’introduzione di oggetti illeciti all’interno dei reparti, quando la Polizia
Penitenziaria, grazie anche alle specializzazioni e ai Nuclei di Polizia Giudiziaria assicura alla
giustizia soggetti responsabili di gravi reati, così come su tanti gli altri aspetti in cui
quotidianamente c’è da ritenersi orgogliosi.
Egr. Sig. Provveditore, per quanto sopra illustrato, nell’interesse dell’Onorabilità e
del Prestigio della Polizia Penitenziaria e del personale che lavora a Bollate, le scriventi OO.SS.
chiedono un Suo Autorevole sostegno, affinché non vengano delegittimati i compiti e i valori
attribuiti alla “nostra” Forza di Polizia.

nota-unitaria-oo-ss-c-r-bollate-del-13-aprile-2017-delegittimazione-personale-di-polizia-penitenziaria

IL PROVVEDITORE RISPONDE:

Buongiorno a tutti, sono piacevolmente sorpreso di questa vostra personale, e spontanea, uscita pubblica a difendere con orgoglio in primo luogo il lavoro che fate, la vostra professionalità, le vostre capacità di saper conciliare un binomio seppure non facile da coniugare  :  sicurezza e trattamento.

Bollate, ma potrei parlare per conoscenza diretta del personale anche degli altri istituti della Lombardia seppure in contesti affatto diversi, non esisterebbe senza questa vostra capacità di saper superare schemi consueti..non basterebbe la volontà di nessuno se voi, integrati al lavoro dell’area educativa, non aveste dato gambe al progetto..

Il corpo degli agenti di custodia ha dato il sangue perchè questo Paese uscisse da un momento tragico, da una follia rivoluzionaria che aveva posto il progresso delle carceri nel mirino, non metaforico, delle armi  per impedirlo..

Su quelle basi, di cui si deve essere orgogliosi e fieri, è nato il corpo della Polizia Penitenziaria che ha compiti più vasti, polizia perché controlla il territorio, polizia moderna perché raccoglie e analizza informazioni e agisce in sinergia con altre forze in campo..

Questo è il carcere così come lo volle il legislatore nel 1975 e Bollate rimane non un modello a sé stante ma un esempio di come le cose si possono realizzare se la professionalità si sposa con i valori.

Quasi tutti i detenuti sono impegnati in attività, lavorative, scolastiche, professionali,ma il controllo non viene meno nonostante i margini di libertà che è loro dato.. ma la formula non funziona solo all’interno..per il mantenimento dell’ordine e della sicurezza..sarebbe  tanto e pur troppo poco

La sicurezza che voi rendete è quella solida, quella che dà certezza al cittadino che la pena irrogata nel proprio nome funziona, funziona con il reinserimento sociale

lo dicono ricerche su basi scientifiche, lo dicono i numeri citati che, se mi permettete, sono enunciati da voi in ribasso..

Circa 200 sono solo i lavoranti all’esterno, vero, ma a questi bisogna aggiungere i 32 semiliberi, i 200 in permesso, i 320 ammessi lo scorso anno a Misure alternative da Bollate.

Ciò significa che non bisogna lavorare per evitare errori e che non ci si deve preoccupare dei fallimenti?

No nessuna persona normale direbbe questo, anzi maggiormente ci impegneremo, ma bisogna dire anche una verità assoluta, e ve lo dice un allievo di un Criminologo, padre della riforma del 1975, ammazzato dalle BR, che nessuno mai potrà dare la certezza assoluta che la persona che esce non commetterà più reati, nemmeno una officina meccanica garantirebbe la perfezione di un auto riparata, figuriamoci chi può farlo per un uomo..

perché bisogna ricordare che non si esce in quanto certifichiamo la rieducazione avvenuta ( non potremmo) ma perché in ambiente esterno, con provvedimenti avallati dalla Magistratura di Sorveglianza, si possa  verificare se quel positivo trattamento si consolida nella società. Non per nulla le due più importanti misure alternative al carcere, l’affidamento e la messa in prova,  si definiscono “in prova”. E nel processo di reinserimento in società il mondo esterno ha più poteri e responsabilità di noi

Quindi non c’è bisogno di chiedermi appoggi, secondo me bastate da soli, ma è ovvio che sarò sempre e comunque dalla parte di chi lavora.

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About Author: Marco Gordiani

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