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Onerosità delle unità abitative presso i blocchi caserma – individuazione periodo di transizione

Oggetto: Onerosità delle unità abitative presso i blocchi caserma.

Individuazione periodo di transizione.

Onorevole,

ritorna alla ribalta della quotidianità penitenziaria, in un momento di assoluta “inopportunità”

economica, la questione relativa alla concessione onerosa degli alloggi presso le caserme degli istituti

penitenziari.

Il petitum interessa un elevatissimo numero di unità di personale, trattandosi di un Corpo di chiara

caratterizzazione “pendolare” che svolge la propria attività lontana dal nucleo familiare.

E’ statisticamente comprovabile il dato secondo il quale l’estrazione territoriale del personale di

Polizia Penitenziaria conosca picchi elevati in determinate fasce geografiche (con preponderanza delle

regioni del sud); dato che va letto in uno con l’articolazione del servizio nell’intero territorio nazionale.

Va da sé che l’utilizzazione degli spazi alloggiativi da parte del personale devono sempre considerarsi

come strettamente connesse al servizio svolto.

Ciò nonostante l’Amministrazione ha ritenuto di fissare come spartiacque circa l’onerosità o meno, la

tipologia di utilizzo, come se questa non rappresentasse una contraddizione in termini rispetto a quanto

antecedentemente argomentato.

A fondare la pretesa onerosa è dunque l’utilizzo dell’unità abitativa (inserita in un blocco collettivo

del tipo caserma) dotata di bagno e assegnata a richiesta per uso esclusivo.

Dette unità abitative sono appositamente individuate con provvedimento della Direzione Generale

delle Risorse Materiali, dei Beni e dei Servizi, ma rispetto a tale individuazione si sconosce l’attivazione di

procedimenti che vadano a ricercare la conformità alle norme di settore circa l’adeguatezza ad essere

classificate come unità abitative.

Per essere catalogato come tale, lo spazio individuato dovrà infatti rispettare dei parametri di

idoneità di solito stabiliti da leggi regionali, ma comunque riconducibili per equità a quelli fissati dal D.M. 5

Luglio 1975 del Ministero della Salute che stabilisce i requisiti igienico sanitari principali dei locali di

abitazione e che precisa anche i requisiti minimi di superficie in relazione al numero previsto degli occupanti

(altezza minima 2.70 metri e una superficie abitabile non inferiore a 14 metri quadri per ogni occupante fino

a quattro e 10 metri quadri per ciascuno dei successivi); la stessa norma che prevede poi che le stanze da letto

debbano avere una superficie minima di 9 metri quadrati per una sola persona e 14 metri quadrati per due

persone.

V’è dunque da interrogarsi sull’effettiva corrispondenza al dettato normativo degli spazi per i quali è

previsto il contributo economico, che presta il fianco ad un triste parallelismo con la nota questione della

“cubatura minima” di cui la Corte Europea ha preteso il rispetto in materia detentiva.

In relazione a questo aspetto, si chiede di voler procedere ad un controllo capillare volendo

riscontrare la presente in merito alla rispondenza degli spazi ai criteri indicati.

Altro punto da chiarire attiene alla contiguità dei blocchi tipo caserma agli istituti penitenziari, che

pare costituire condizione necessaria per poter ragionare in termini di strumentalità a favorire la

permanenza del personale presso gli istituti medesimi e a garantirne la sicurezza; fattispecie questa che,

unitamente all’utilizzo non esclusivo (concetto non ancora ben chiaro quanto alla propria portata) consente

di stabilire la non onerosità dell’utilizzo.

E’ ben noto a codesto illustre Interlocutore la circostanza per cui alcuni penitenziari del Paese,

ricavati magari da strutture anticamente destinate ad altri usi, siano sprovvisti di strutture prospicienti

destinate a caserma e che, per fronteggiare la carenza, la stessa Amministrazione abbia individuato spazi

diversi, al fine di rispondere alla medesima esigenza ricettiva e di sicurezza.

E’ evidente l’iniquità che si creerebbe facendo assurgere la materiale ubicazione dell’unità abitativa a

fattore determinante.

Altro nodo da sciogliere attiene alla contabilizzazione degli arretrati non rintracciandosi nella nota

del Capo del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria n. GDAP 0309325-2014 del 12 settembre u.s.

alcun parametro di certezza ed equità nazionale, né in relazione al periodo interessato dal recupero, né in

relazione alla natura della “inappuntabile documentazione da cui evincere la vera e propria formalizzazione

di atti di assegnazione, a titolo esclusivo e oneroso, delle unità abitative del titolo in questione”.

Ad avviso della massima Autorità Dipartimentale, la legittimità della richiesta degli arretrati si

baserebbe proprio sulla esistenza di tale documento, che si presume possa esplicare i propri effetti solo

qualora sia stato portato a conoscenza dell’interessato debitore così che la volontà sia consapevolmente

formata.

Sulla scia di quanto fin qui argomentato, questa O.S. ritiene che l’applicazione del P.D.G. del 11

marzo 2014 attinente la materia de qua debba trovare giusta applicazione solo in un momento successivo al

formale scioglimento dei nodi rappresentati, indicando eventualmente anche una data futura di decorrenza e

ritenendo il periodo attuale come un mero periodo di transizione tra due discipline differenti; ciò al fine di

salvaguardare i diritti economici del personale già ampiamente compromessi dalle note contingenze

nazionali.

In attesa di assicurazione, si auspica altresì il pieno recepimento delle eccezioni qui mosse.

Distinti saluti.

onerosità delle unità abitative presso i blocchi caserma

 

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About Author: Marco Gordiani