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Osservazioni in relazione allo schema di D.M. relativo al protocollo funzionale per l’adozione di misure di coordinamento tra DAP e DOG finalizzato all’unificazione della gestione delle procedure di affidamento degli appalti in capo al DG risorse

 

            Ill.mo Capo di Gabinetto

 

Con la presente si riscontra la nota m_dg.GAB 15/11/2016.0045807.U

Nel merito non si sottace stupore per i contenuti e per le motivazioni di cui all’intro dello schema di decreto, in special modo se il ragionamento parte dagli atti prodromici che hanno generato il documento ministeriale oggi in discussione.

È infatti passato diverso tempo dal momento in cui – attraverso DPCM –  si stabilì che il Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria perdesse la propria competenza in materia di appalti e che il tutto si accentrasse presso il centro unico incardinato presso il DOG, così andando a determinare diversi rapporti di forza fra le Dirigenze Generali.  Stupisce a questo punto dover prendere atto che l’unica modifica organizzativa discendente da tale innovazione sia quella delle “dipendenze funzionali”, se comunque il medesimo servizio deve continuare ad esser reso da personale del DAP.

Non si può che esprimere sconcerto nel dover leggere nello schema di DM “non sussistono, allo stato, sufficienti risorse nell’ambito del DOG aventi professionalità ed esperienza adeguate all’espletamento delle attività assegnate all’Ufficio III  – Gare e formazione dei contratti della Direzione Generale delle risorse materiali e delle tecnologie, per cui appare necessario prevedere che il Direttore generale delle risorse si avvalga di unità di personale dell’Ufficio IX – Gare e formazione dei contratti della Direzione generale del personale e delle risorse del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria”. In assenza di risorse umane spendibili, per coerenza le competenze si sarebbero dovute incardinare presso il DAP e non presso il DOG, scongiurando ciò che oggi appare essere, ovvero unicamente una gestione surrettizia del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria sotto il profilo degli affidamenti degli appalti.

Depredata dunque l’Amministrazione Penitenziaria dal punto di vista delle competenze e delle responsabilità, è inammissibile che la “manovalanza” debba comunque essere assicurata dalle professionalità del DAP.

A ciò si aggiunga che ancora più paradossale appare la questione della subordinazione funzionale di unità (alcune delle quali appartenenti al Corpo di Polizia Penitenziaria) in un momento storico in cui si sta ragionando – sotto spinta del Ministro – di un sistema di snellimento degli apparati centrali dell’Amministrazione Penitenziaria e rispetto al quale sono iniziati i tavoli di confronto per la ricerca di criteri condivisi per l’individuazione di personale da restituire alle sedi di provenienza. Va da se, a questo punto, chiedersi se gli individuandi criteri debbano poi applicarsi anche al personale di cui all’elenco trasmesso nello schema di DM o si vada di fatto a creare una sacca di riserva in aperta contraddizione con quanto si sta realizzando per altri Uffici.

Appare dunque carente dal punto di vista dell’opportunità procedere all’emanazione del DM sottoposto all’attenzione delle parti sociali.

Si coglie l’occasione del faro acceso sulla questione dell’affidamento degli appalti per avanzare formale richiesta in merito alle attività che detto settore ha condotto per il Corpo e al quantum impegnato, con riguardo ad esempio al vestiario o ai mezzi della Polizia Penitenziaria, della cui carenza e/o inadeguatezza si è ampiamente detto in tutta una serie di copiosa corrispondenza sindacale; anche in ragione del fatto che dall’entrata in vigore del DPCM non è più dato sapere quale è l’attività condotta in termini di approvvigionamento per il Corpo.

In conclusione, per coerenza negli atti, attesa l’impossibilità per il DOG di fare fronte all’attività richiesta all’Ufficio in argomento, le competenze e le responsabilità dovrebbero ritornare sotto l’egida del DAP  che – come pare emergere dalla lettura dello schema di DM – di fatto assicura la funzionalità del settore. A questo punto più efficace sarebbe una azione volta ad una riflessione più adulta, magari demandata alla conferenza dei Capi Dipartimento, sull’adeguatezza della struttura del Ministero della Giustizia discendente dal precitato DPCM con la formulazione di eventuali proposte di modifica magari di una rimodulazione delle Direzioni Generali. Ogni altra depredazione di competenze e di risorse non può trovare la condivisione della scrivente O.S.

Grati per l’attenzione, l’occasione è gradita per porgere distinti saluti

161129_Capo di Gabinetto_osservazioni schema di DM_ protocollo collaborazione DOG e DAP per appalti

 

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About Author: Marco Gordiani

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