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REGIONI PIEMONTE E VALLE D’AOSTA – comunicazione della mancata partecipazione delle organizzazioni sindacali di Polizia Penitenziaria ai festeggiamenti per il Bicentenario della Fondazione del Corpo che si terranno negli Istituti penitenziari della Regione Piemonte e V d A

Le scriventi OO.SS., con la presente, comunicano che, nel condividere l’iniziativa delle
segreterie e dei coordinamenti Nazionali delle Sigle SAPPe – OSAPP – UIL/PA – SINAPPE – FNS/
CISL – U.S.P.P. – CNPP/FSA – CGIL, le quali hanno indetto, e confermato dopo l’incontro col
Ministro della Giustizia, la manifestazione di protesta che si terrà martedì 19 settembre p.v. a Roma
in piazza Montecitorio a partire dalle ore 9:00, concomitante con i festeggiamenti del bicentenario
del Corpo, non parteciperanno ai festeggiamenti. Pertanto preannunciano che in data 21 settembre
2017, con inizio alle ore 10.00, manifesteranno avanti la Casa Circondariale di Brissogne
(Aosta); mentre e il giorno successivo 22 settembre 2017, con inizio alle 10.30, manifesteranno
avanti la Casa circondariale Lorusso e Cutugno di Torino, per vedere riconosciute le seguenti
rivendicazioni:
Per chiedere più sicurezza ed ottenere adeguati strumenti per garantire l’incolumità dei
poliziotti penitenziari, stante l’aumento di aggressioni, colluttazioni e ferimenti tra le sbarre;
Per chiedere un adeguato piano di nuove assunzioni di Agenti di Polizia Penitenziaria (sono
8.000 le unità necessarie al Corpo);
Per chiedere un adeguamento delle risorse per il rinnovo del contratto di lavoro, scaduto da
quasi 10 anni;
Per chiedere il ripristino di corrette relazioni sindacali in sede centrale (DAP) e presso gli
Istituti e servizi penitenziari del Paese;
Per chiedere una rimodulazione del provvedimento di “riordino delle carriere”.
Per chiedere il pagamento delle prestazioni di lavoro straordinario richiesto al personale di
Polizia Penitenziaria del Piemonte e Valle d’Aosta e non retribuito;
Per chiedere la somministrazione di pasti dignitosi in tutte le mense di servizio degli istituti
del Piemonte e Valle d’Aosta;
Per chiedere la fornitura di vestiario che permetta al Personale di Polizia penitenziaria di
presentarsi in servizio in maniera decorosa e uniforme;

Oltre ai problemi sopra elencati, che accomunano la totalità degli istituti del Piemonte e
Valle d’Aosta, le scriventi Organizzazioni Sindacali MANIFESTANO più specificatamente per
l’immediata assegnazione di un Direttore ed un Comandante in pianta stabile presso la Casa
Circondariale di Brissogne ( Aosta ) e per l’immediato avvicendamento dei vertici preposti alla
direzione della Casa circondariale di Biella;
Inoltre:
Allo stato non vi è da festeggiare, ma riflettere sul futuro del Corpo, e sul malessere generale
che vive giornalmente il Personale, e che spesso si traduce in gesti disperati ed estremi, come
avvenuto per il Poliziotto penitenziario in servizio presso il Nucleo Cittadino di Palermo,
suicidatosi con l’arma di ordinanza in data 13 settembre 2017, e meno di due giorni dopo analoga
sorte è occorsa ad altro collega a Firenze.
Ogni giorno nelle carceri italiane contiamo gravissimi eventi critici che vedono spesso
soccombere i poliziotti penitenziari, sempre più soli e senza adeguati strumenti di difesa. Non solo
aggressioni e colluttazioni: dall’inizio dell’anno sono stati quasi 40 i detenuti suicidi in cella e
numerosi sono anche gli atti di autolesionismo ed i tentati suicidi compiuti da essi, sventati grazie
al tempestivo intervento degli eroi con la divisa della Polizia Penitenziaria, senza i quali queste
drammatiche statistiche raggiungerebbero cifre non degne di uno Stato civile.
Questo è il momento di indignarsi con forza per quanto sta accadendo giornalmente negli
Istituti penitenziari, per mostrare alla politica assente, sorda ai nostri costanti richiami ed appelli, e
ad una Amministrazione Penitenziaria silente ed incapace di gestire e risolvere le continue criticità,
le pessime condizioni lavorative ed organizzative degli Istituti siciliani, dotati di organici
sottodimensionati alle reali necessità, gravati da carichi di lavoro che il personale di Polizia
Penitenziaria è costretto, da tempo, a sopportare in ragione delle nuove ed attuali necessità.
La nuova apertura di diversi padiglioni negli Istituti penitenziari piemontesi sommata alla
mancanza di oltre 800 poliziotti penitenziari, doveva essere d’impulso per un’inversione di
tendenza politica, indirizzata ad una maggiore collaborazione con i sindacati ed alla ricerca di
strumenti adeguati al fine di ripristinare la piena sicurezza nel nostro sistema penitenziario.
Purtroppo ciò non è accaduto, e considerato il persistere delle attuali condizioni di sofferenza
organica si rischia in concreto di vedere vanificati gli sforzi fin qui compiuti dall’Amministrazione
Penitenziaria e dagli organi di Governo per deflazionare il sovraffollamento nelle carceri, ed
ottemperare agli obblighi stabiliti dalla Corte Europea dei Diritti Umani in relazione alla sentenza
Torreggiani.
Non è, infatti, ipotizzabile dare attuazione un programma di ammodernamento del sistema
penitenziario e dell’esecuzione penale secondo quei canoni formulati dalla succitata sentenza
senza un investimento in termini di potenziamento numerico delle piante organiche presenti in
Regione e nella Nazione.
La possibilità data ai detenuti di muoversi con maggiore autonomia tra gli spazi detentivi, e di
consentirne la permanenza fuori dalla cella fino per un minimo di 8 (otto) ore giornaliere, pone
degli oggettivi problemi di sicurezza non più solo penitenziaria ma anche pubblica, rispetto al
quale si chiede un intervento ad adiuvandum da parte delle altre Autorità e organi di Pubblica
sicurezza. Soprattutto nelle realtà detentive di piccole dimensioni il Personale opera già ai livelli minimi di sicurezza durante le ore antimeridiane, e si riduce ai minimi termini nei turni
pomeridiani e notturni, con un’inferiorità numerica rispetto alla popolazione detentiva che espone
il Personale di sezione al concreto pericolo di restare vittima di quegli stessi eventi critici che deve
impedire e fronteggiare. Viste le condizioni attuali, è legittimo preoccuparsi per la sicurezza
interna ed esterna al carcere è doveroso investire di tale difficile situazione anche le Autorità
competenti a garantire l’ordine e la sicurezza sul territorio.
Si rivendicano nuove assunzioni di Agenti, adeguate a fronteggiare le oltre 8.000 unità
necessarie al Corpo, nuove dotazioni di risorse finanziare e tecnologiche, una rimodulazione del
riordino delle carriere (che non ci soddisfa affatto), adeguati stanziamenti per il rinnovo del
contratto scaduto ormai da dieci anni ed il ristabilirsi di corrette relazioni sindacali. Basta!
Gridiamo la nostra rabbia e la nostra sfiducia perché non ce la facciamo più ad essere aggrediti dai
detenuti ed abbandonati dalle istituzioni.
Con questo degradante e mortificante quadro che affligge il sistema penitenziario piemontese,
il Personale di Polizia Penitenziaria è costretto a fare turni di servizio non inferiori alle otto ore
giornaliere, con un notevole consumo di lavoro straordinario, di incerta remunerazione a causa
dell’ulteriore e preannunciato taglio sui fondi anche di questo capitolo di spesa.
Le OO.SS. non solo sono perplesse ed amareggiate dalle risposte ricevute, e da come si sta
pensando di affrontare la preoccupante situazione da tempo denunciata, ma sono seriamente
preoccupate perché, a breve, ci si troverà nell’impossibilità di gestire adeguatamente le carceri, con
grave nocumento per la sicurezza della collettività.
Per questi motivi le OO.SS. del Comparto Sicurezza non parteciperanno ai festeggiamenti per
il Bicentenario della Fondazione del Corpo che si terranno negli Istituti della Regione Piemonte e
Valle D’Aosta, anzi, da oggi, si è costituita una larga intesa per mettere in campo azioni di lotta
sindacale, le quali culmineranno con l’avvio delle prime manifestazioni di protesta regionali sopra
preannunciate, unica via per riappropriarci della dignità perduta.
Questa rappresenterà l’occasione per chiedere all’Opinione Pubblica, a tutti i Cittadini, di
aiutarci e di sostenere questa nostra protesta, in quanto una Società è degna di essere denominata
“civile” se anche le Sue Carceri garantiscono dignità di vita e nel lavoro a chi è recluso, ed alla
Polizia Penitenziaria che in tali luoghi svolge la sua difficile ed importante attività.

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About Author: Marco Gordiani

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