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RIORDINO DELLE CARRIERE – “NO!”

L’imperativa negazione riassume, gioco forza, anche questa volta la posizione del Si.N.A.P.Pe in merito al progetto presentato quest’oggi dall’Amministrazione Penitenziaria alle Parti Sociali. L’auspico era quello di un buon progetto, rinnovato nella forma e nella filosofia, in ragione degli stanziamenti aggiuntivi che il Governo ha stanziato nel DEF e che dunque dovrebbero incrementare le risorse a disposizione. Ed invece, quella che viene oggi riproposta, è la solita minestra, farcita di belle parole e di grandi propositi che tradotta in soldoni nulla o quasi porta verso la base. Facciamo un passo indietro! L’idea del Si.N.A.P.Pe è quella di un riordino che partendo dalla base dia respiro alle legittime ambizioni di crescita professionale dei dipendenti, con la previsione di ruoli aperti che permettano il passaggio da una qualifica all’altra. Ancora una volta ci scontriamo con un progetto che ragiona nella maniera diametralmente opposta drenando risorse preziose con riguardo ai ruoli apicali, seppur interessando una parte ridottissima del Corpo. Ritorna nel progetto dell’Amministrazione la locuzione che avevamo imparato a conoscere negli ultimi tempi di “incarico speciale” a legittimare quello che di fatto accade, ovvero l’impiego in mansioni superiori. L’elemento di innovazione che si introduce in questo momento storico – a fronte delle paventate risorse aggiuntive – è quello della riduzione della permanenza in alcuni ruoli e l’incremento dei parametri stipendiali con aumenti che conosceranno un delta fra i 3 e i 6 punti, con differenziazione in base al parametro di partenza e dunque in base al grado. In fase di previsione anche l’aumento di 800 unità della dotazione organica dei sovrintendenti, che saranno individuati attraverso due procedure – 60% attraverso concorso straordinario per titoli riservato agli assistenti capo e 40% riservato agli agenti e assistenti (la disciplina transitoria prevedrebbe il concorso semplificato per titoli per gli 800 posti incrementati da bandirsi entro giugno 2018). Aumento della dotazione organica si prevedrebbe anche per il ruolo ispettori con un incremento di 500 unità Confermato il progetto di innalzamento del requisito scolastico (diploma di scuola secondaria di secondo grado) per l’accesso alle qualifiche di base del Corpo. 800 unità nel ruolo dei sovrintendenti (che però non ripiana l’attuale carenza nel ruolo di circa duemila posizioni vacanti) e 500 unità nel ruolo degli ispettori – con le risorse aggiuntive che devono ancora passare al vaglio di Bruxelles – e questo sarebbe il miglior progetto possibile? È lecito a questo punto chiedersi, senza gli stanziamenti aggiuntivi, questo riordino in cosa si sarebbe concretizzato? In una pacca sulla spalla, o in una “mancetta” (per usare un aggettivo caro alla stampa di questi ultimi giorni) Ebbene… noi quella mancetta non la vogliamo.
Da un atto riordinamentale ci attendiamo gratificazione professionale ed economica
per il personale, con particolare riguardo a quei ruoli che di fatto vivono il disagio
professionale più di altri.
L’approccio tecnico/burocratese che l’Amministrazione sta utilizzando per la predisposizione del
progetto rischia di tradursi in una perdita grave di una rara opportunità, ovvero quella di utilizzare il
riordino per una valorizzazione del sistema di sicurezza degli istituti penitenziari.
Oggi ragioniamo di un Corpo composto in termini percentuali per oltre il suo 60% da assistenti capo
(che di fatto dimostrano ampia versatilità di impiego); la valorizzazione di detto personale e il connesso
conferimento della qualifica di Ufficiale di PG di certo riscriverebbe in maniera importante i confini
della filosofia custiodiale e di sicurezza dei penitenziari.
Questa è la riflessione da cui partiamo per affermare che non v’è alcun punto di contatto fra il
progetto dell’Amministrazione e i desiderata del Si.N.A.P.Pe! i soldi vengono spesi senza un filo di
ottimizzazione o di semplificazione delle progressioni in carriera, ponendosi finanche in contrasto con i
dettami del decreto Madia sul funzionamento della Pubblica Amministrazione.
Lo ribadiamo: questi numeri non solo non ci soddisfano, ma ci offendono!
L’Amministrazione non può (e non deve) non guardare a quella “terra di mezzo” (ai ruoli
intermedi assistenti capo/sovrintendenti/ispettori) su cui di fatto si poggia il funzionamento
e la tenuta del sistema penitenziario italiano.
Ancora una volta ci riteniamo insoddisfatti di un progetto che di fatto non da il giusto risalto alla
base e soffoca le aspettativa di carriera. Dal canto nostro continueremo a batterci per l’apertura dei ruoli
Con riserva di aggiornarvi sugli sviluppi

RIORDINO DELLE CARRIERE – NO!

Ipotesi di revisione dei ruoli della Polizia Penitenziaria con risorse aggiuntive

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About Author: Marco Gordiani

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