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Riorganizzazione del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria – individuazione degli uffici di livello dirigenziale e non generale

Egregio Presidente, avvertiamo la sensazione di essere divenuti dei soggetti “perturbanti”, di incertezza intellettuale; sembra quasi di essere in un romanzo, in una storia in cui la natura di essere vivente o di automa non viene dettagliata o chiarita in qualche modo, lasciando il lettore nel dubbio e nell’impossibilità di decidere facendolo precipitare in una sorta di dissonanza cognitiva o di mero limbo. Che il Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria sia il luogo dei “peccatori” per omissione, che fanno finta di niente mentre raccontano un se stesso che non esiste e che descrivono un Corpo di Polizia penitenziaria da rifondare altrimenti sarà la fine, potrà essere anche un’ovvietà.
Si potrà anche ridere o piangere davanti alle solite beghe di Palazzo, alla messinscena delle cattive coscienze della politica di Amministrazione che sbranano il Corpo di Polizia penitenziaria ma noi cominciamo a prendere sul serio che l’idea (apparentemente modesta) di rivitalizzazione del
Corpo, rimasto per alcuni solo una “polizia del carcere con la mera estensione del compito di traduzione
dei detenuti”, non sia poi così strampalata.
Non vogliamo credere che la Polizia penitenziaria sia l’agnello sacrificale, la vittima
predestinata di complotti e di tradimenti e che Lei la consegni alla Spectre dei boia però è innegabile
che qualcosa non quadra.
Poco meno di cinque mesi fa Lei ha diramato gli schemi di P.C.D. per il Gruppo Operativo
Mobile e per l’Ufficio per la Sicurezza Personale e per la Vigilanza, articolazioni alla Sue dirette
dipendenti incardinate nell’ambito dell’Ufficio del Capo del Dipartimento dell’Amministrazione
Penitenziaria prefigurando programmi di attuazione in antitesi con quanto sta emergendo.
Se è pur vero che l’art.16 del DPCM 84/2015 dispone che “non possono essere individuati uffici
dirigenziali non generali in numero superiore a quello dei posti di dirigente di seconda fascia previsti per
ciascun dipartimento” non si comprende perché se quelle unità di livello dirigenziale non generale
dovessero essere incardinate nella Direzione Generale dei Detenuti e del Trattamento (o in un’altra
Direzione Generale) dovrebbero essere ricondotte a delle mere sezioni o servizi della Direzione
stessa.
A prescindere dalle valutazioni circa l’opportunità o meno di ricondurre la gestione dei
detenuti sottoposti all’art.41 bis O.P. ed il relativo personale di Polizia penitenziaria ad un unico
referente (una macro Direzione Generale della “sicurezza”) non si comprenderebbe perché il Corpo
dovrebbe abdicare dal ruolo dirigenziale previsto all’ex art. 4, comma 2, del D.M. 4 giugno 2007 per il
G.O.M. ed all’ex art.2. secondo capoverso, del D.M. 31 marzo 2004 per l’U.S.Pe.V..
Ha senso, allora, parlare di “dirigenzializzazione” dell’attuale ruolo dei commissari?
L’unicum rischia di diventare la riorganizzazione del Corpo di Polizia penitenziaria e
dell’Amministrazione dettata dai rumors di corridoio e dai malpancisti di Palazzo.
Nell’auspicare un immediato confronto con le organizzazioni sindacali sul tema non più
differibile, confidiamo nel buon senso di ognuno, affinché prevalga l’evidenza del senso comune.
In attesa di un Suo cortese cenno di riscontro l’occasione è gradita per porgere distinti saluti.

Riorganizzazione del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria – individuazione degli uffici di livello dirigenziale e non generale

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About Author: Marco Gordiani

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