• aperte

Sistema di sorveglianza dinamica – allarme in merito alla sua concreta applicazione

Ill.me Autorità Ciò che è accaduto ieri presso la Casa Circondariale di Piacenza, nella sua assoluta gravità, costituisce solo l’ultimo degli episodi del crescente stato di sbando in cui stanno precipitando gli Istituti Penitenziari, chiamati a gestire con filosofie rinnovate, ma senza strumenti diversi, una popolazione detenuta sempre meno incline alla quotidianità penitenziaria. Oggi ci troviamo a narrare di un “brutto giovedì pomeriggio” che probabilmente il personale della Casa Circondariale di Piacenza conserverà nella memoria per molto tempo ancora. Due detenuti di origine magrebina costruiscono un coltello rudimentale, lo puntano alla pancia del poliziotto di turno in sezione e lo costringono a farsi consegnare le chiavi del reparto. Momenti di terrore cui sono seguiti estenuanti tentativi di far desistere dai propositi i due protagonisti; la riconsegna delle chiavi pare sia avvenuta ben
due ore dopo.
Ed ecco che ancora una volta ci troviamo a dover fare i conti con una analisi anche spicciola
derivante fra un confronto fra ciò che era e ciò che è (che è assolutamente diverso da ciò che sarebbe dovuto
essere nei propositi del progetto di sorveglianza dinamica).
In assenza di nuovi strumenti di relazione, in assenza di una riscrittura delle modalità di esecuzione
della pena, in assenza dell’inspessimento delle risorse trattamentali, ciò che nasceva come un progetto di
“ampio respiro” si è trasformato in un sistema di “celle aperte”; un sistema pericoloso di celle aperte! E di
tanto è prova il numero delle aggressioni che non è di certo diminuito, così come il numero dei suicidi. Un
sistema in cui a fatica si controlla anche il contatto e l’indottrinamento fra gli stessi detenuti. Un sistema in
cui la Polizia Penitenziaria risulta essere maggiormente esposta a rischio.
Evidentemente non era questo l’obiettivo che si poneva di raggiungere il sistema di sorveglianza
dinamica e gli episodi di intemperanza della popolazione detenuta – e ribadiamo che quello di Piacenza è
solo l’ultimo a livello cronologico, ma potremmo citarne molti altri – non possono non costituire un allarme
rispetto al quale l’Amministrazione, e la Politica, tutta non possono rimanere sorda.
È giunta l’ora di una seria riflessione che non vuole essere l’invito ad una involuzione del sistema
penitenziario; è ormai indifferibile il momento della predisposizione di un piano di azione che pur
riscrivendo le filosofie della quotidianità penitenziaria tenga in debita considerazione sia il ternd negativo
che si sta registrando (sintomatico forse della fallimentarietà del progetto così condotto), sia le ulteriori ed
immaginabili conseguenze che, in assenza di validi strumenti di argine, presto ci troveremo a commentare.
Per tutto quanto sopra argomentato, si chiede un immediato intervento di codeste autorità nel senso
indicato.

170721_ministro_riflessione-sulla-sorveglianza-dinamica-dopo-i-fatti-di-piacenza

Share This Post

About Author: Marco Gordiani

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *