ARIAFERMA … Un nuovo film sul carcere – Come sarà raccontata la Polizia Penitenziaria?

A dirigere i protagonisti Toni Servillo e Silvio Orlando è il regista Leonardo Di Costanzo che nel presentare il film, che sarà nelle sale da metà ottobre, afferma: “Volevo rappresentare l’assurdità del carcere, ma anche la condizione umana che si abitua a chiudersi nei ruoli, e quando questi si aprono al libero arbitrio cade in profonda crisi”.
La stampa lo anticipa con descrizioni che parlano di metafore e simbolismi a rappresentare le “difficoltà dell’uomo di trovare identità oltre le maschere di protezione” in una società che costruisce muri invece di abbatterne.
Il trailer poco lascia intendere del reale svolgimento del film, limitandosi ad aprire pochissimi spiragli che lasciano intravedere allo spettatore luoghi tetri, quelli di un carcere ottocentesco poco o null’affatto aderente alle attuali strutture penitenziarie.
Lungi dal voler esprimere giudizi affrettati e riservandoci eventuali dettagliati commenti dopo la messa in onda del film, accogliamo la pellicola con una buona dose di curiosità: quale sarà l’immagine che ne uscirà della Polizia Penitenziaria? Il grande schermo proietterà, ancora una volta, l’immagine distorta del “poliziotto cattivo” piuttosto che quella del “poliziotto colluso”, che troppo spesso ispirano le fantasie di autori e registi…?
Un film che incentra la propria trama sul concetto di “ruolo” come intenderà descrivere il “ruolo” della polizia penitenziaria, il ruolo dello “Stato” in sistema di necessarie contrapposizioni?
Da un lato chi vive in carcere in esecuzione di una condanna alla reclusione, dall’altro chi vive il carcere per lavoro e vocazione! Piani che non possono in alcun modo sovrapporsi.
Senza voler censuare la fantasia del regista, ci auguriamo che non sia l’ennesima occasione sprecata per raccontare il sistema penitenziario per quello che è, fatto di professionalità di alto livello che riescono a conciliare sapientemente il polso fermo richiesto dal proprio mandato con l’umanità richiesta dalla sofferenza della reclusione.
                                                                             L’UFFICIO STAMPA Si.N.A.P.Pe