C.C. Bologna – Gestione detenuto psichiatrico

Egr. Dott.ssa Gloria Manzelli, nel contesto carcerario di Bologna si sommano problematiche vecchie e nuove. Alcune sono riconducibili a carenze strutturali che caratterizzano la buona parte degli istituti di pena del paese, da cui dipende l’ulteriore problema del sovraffollamento cronico. Altre, invece, hanno a che fare con la gestione di persone detenute affette da patologie psichiatriche e/o disturbi del comportamento, che richiederebbero la predisposizione di percorsi idonei di osservazione e cura che, purtroppo, mancano. Le note realizzate dalla scrivente organizzazione sindacale, nel corso degli ultimi mesi, sono numerosissime e hanno tutte messo in luce gli aspetti che restano particolarmente problematici, con particolare riferimento alla gestione del tristemente noto detenuto I. H. . Nonostante fiumi di inchiostro, questa organizzazione sindacale non hai mai ricevuto nessun riscontro da parte dell’amministrazione. Sappiamo informalmente che la persona detenuta sarebbe destinataria di due provvedimenti di trasferimento: il primo, ai sensi dell’art. 42, il secondo, in subordine, ai sensi dell’art. 111 O. P., ma, a causa delle “resistenze” dell’istituto ove il detenuto sarebbe destinato, lo stesso è, ad oggi, ancora in carico al carcere di Bologna. La questione di cui trattasi, dopo mesi di criticità crescenti, ha assunto la connotazione di caso critico limite e non più gestibile, a causa del crescente del disagio psico-fisico che vive il detenuto di ché trattasi. Tutto ciò, ha fatto emergere l’esistenza di una forma di malessere nei confronti del personale di polizia penitenziaria dell’U. O. primo piano giudiziario. Degli eventi critici dei quali si è reso protagonista il soggetto de quo, in un imbarazzante silenzio dell’Amministrazione Penitenziaria, le conseguenze continuano a pesare; va riconosciuta l’estenuante e persistente opera di interlocuzione e mediazione messa in atto dal restante personale che ha, più volte, fatto desistere il detenuto da aggiuntivi e ben più gravi intenti infrativi. Tuttavia, il detenuto in questione continua a collezionare denunce penali: a quanto ci risulta, sarebbero almeno cento. Non ci pare, lo strumento penale e disciplinare, siano la soluzione giusta per la tutela della salute. Certamente, da parte dell’Amministrazione, vi dev’essere maggiore attenzione verso questi soggetti. Questa è una situazione vergognosa! I poliziotti non vogliono combattere nessuna guerra con le persone detenute, vogliono il rispetto della Costituzione. Il persistere dello status quo potrebbe ulteriormente e gravemente compromettere sia la salute e il benessere del lavoratore che del detenuto stesso che, a quanto ci risulta, chiederebbe con insistenza di essere trasferito in un luogo idoneo alle sue peculiarissime esigenze di cura. Siamo, pertanto, per l’ennesima volta a chiedere di voler dare immediato seguito al trasferimento di tale detenuto, per evitare che la situazione possa degenerare ed avere un drammatico epilogo.