C.C. Milano San Vittore – Mobilità impropria personale di Polizia Penitenziaria

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Egregio Sig. Direttore,
questa Segreteria Nazionale, con la presente, intende evidenziare alcune disfunzioni che vengono segnalate dal Personale di Polizia Penitenziaria Femminile in servizio presso l’Istituto Penitenziario da Lei diretto, e che sembrano del tutto inosservate da chi dovrebbe invece tutelare il benessere del Personale di Polizia Penitenziaria ivi in servizio e garantire ogni corretta procedura in materia di movimentazione interna del Personale nonché equità e trasparenza di trattamento tra il Personale tutto.

A tale proposito, sembrerebbe che: “Sia diventata ormai una prassi consolidata, procedere, in maniera del tutto arbitraria ed illegittima, alla movimentazione interna del Personale Femminile, spesso dettata dalla convenienza e non vogliamo credere anche dal colore della casacca sindacale, eludendo le regolari e legittime procedure istituzionali”.

Nel caso specifico, sembrerebbe che una unità di Polizia Penitenziaria Femminile, non si comprendere con quale logica e funzionalità dell’azione amministrativa, venga assegnata a prestare servizio un giorno all’Ufficio Servizi, l’altro all’Ufficio Comando, senza alcun preavviso e/o confronto con le OO.SS., e circostanza alquanto grave, senza l’emanazione di un regolare interpello.

Giova altresì precisare che qualora una unità di Polizia Penitenziaria Femminile, dovesse presentare una certificazione medica per essere esonerata dal prestare servizio presso il reparto femminile, è comunque obbligo dell’Amministrazione sottoporre la stessa a parere Medico Legale del lavoro per le prescrizioni del caso.

Per una questione di coerenza, trasparenza e correttezza dell’azione amministrativa verso tutto il personale in servizio presso il Reparto Femminile che in galera ci lavora tutti i giorni, chiediamo alla S.V. in qualità di Autorità Dirigente di utilizzare il buon senso, impiegando il personale femminile che non potrebbe svolgere attività di servizio in sezione, salvo diversa prescrizione del Medico Legale presso il 2 cancello dell’istituto.

Tale posto di servizio è sicuramente idoneo per sopperire ad eventuali problematiche di tipo personale ed eviterebbe lagnanze, lamentele e successivi ricorsi alla Commissione Arbitrale Regionale.

Questo modo di agire, sta generando un forte malumore tra tutto il Personale di Polizia Penitenziaria Femminile in servizio presso la Casa Circondariale di Milano San Vittore che vede precludersi ogni legittima aspettativa di elevazione professionale.

Per quanto sopraesposto, si invita la S.V., qual’ora vi fossero reali necessità, a voler procedere con sollecitudine ad indire appositi interpelli affinché venga ripristinato un giusto stato di diritto che assicuri pari opportunità di trattamento nei confronti di tutti i poliziotti che ambiscono a ricoprire tali posti di servizio.

Certi che la S.V. vorrà mostrare come sempre la dovuta attenzione verso le esigenze del personale di Polizia Penitenziaria, in particolar modo quello femminile, sicuri che voglia essere garante dei diritti di tutti i Poliziotti senza determinare, forse anche inconsciamente, odiose condizioni che possono essere lette come “favoritismi”.

Certi che si provvederà senza indugio alcuno, in attesa di risconto sui fatti, significando che l’assenza di effettivi riscontri entro i termini previsti, giustificherà ogni forma di motivato dissenso e si procederà in ragione dei tempi dettati dalla vigente normativa, alla relativa richiesta di attivazione della C.A.R. affinché si pronunci sulla vicenda. Si coglie l’occasione per porgere cordiali saluti.