C.C. Pescara – Diffusione virus Covid-19

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Illustrissimi in indirizzo,
dopo un fine settimana tragico per il Corpo di Polizia Penitenziaria, che piange la dipartita (causa Covid) di ben 3 colleghi (che si aggiungono al gravoso bilancio già registrato e che porta a 10 il numero di Poliziotti che hanno perso la vita), questa O.S., che già da tempo tramite la sua articolazione regionale va denunciando la gravità del caso “Pescara”, si vede costretta a richiedere in maniera urgente l’intervento – per i settori di competenza propria – di tutte le autorità in indirizzo in ragione dello stato di preoccupazione comprensibilmente avvertito dai lavoratori della struttura in argomento.

Al fine di fornire un’istantanea il più precisa possibile delle condizioni che interessano la Casa Circondariale di Pescara, si ritiene opportuno ripercorrere le tappe che hanno condotto all’attuale stato di fatto, specificando in primis che il tendone per il triage è stato smontato da qualche tempo.

La Casa Circondariale di Pescara ha registrato un primo focolaio di infezioni che in rapida ascesa si è spostato da 5 ad 11 in prima battuta, per salire al n. di 19 odierno. Va specificato che gli ultimi 6 positivi sono stati “individuati” grazie ad uno screening effettuato in una sezione covid free (terza sezione penale).
Come abbiamo già denunciato alla stampa locale, discutibile è apparsa ai sindacati la decisione di riaprire la sezione dopo una chiusura precauzionale durata solo un giorno.
Sezione aperta equivale a maggiore mobilità dei ristretti con conseguente aumento del rischio di contagio.

Sin dalle prime denunce il Si.N.A.P.Pe ha rappresentato l’inadeguatezza e l’insufficienza dei dispositivi individuali di protezione tanto che nella sezione che ospitava detenuti di acclarata positività il personale è “protetto” unicamente da mascherine chirurgiche e guanti in lattiche (si è giunti all’estremo a denunciare l’assenza di disinfettanti per le mani). Niente visiere, niente calzari o tute protettive nonostante le previsioni dei protocolli assunti a livello dipartimentale e provveditoriale.
Se è vero che la diffusione del covid è una piaga che sta mettendo in ginocchio l’intero
Paese anche in ragione della maggiore virulenza delle varianti, è altrettanto vero che i
protocolli tanto generali, quanto particolari (attagliati alla gestione dell’emergenza negli
istituti penitenziari) si basano su un indiscutibile distanziamento evitando la commistione
fra soggetti covid positivi e il resto della popolazione. Questo pare non accadere presso la
Casa Circondariale di Pescara ove il personale presta indifferentemente servizio in
entrambe le aree (covid e non covid) nello stesso turno, diventando egli stesso veicolo di
trasmissione del virus. Condivisione v’è anche negli spazi adibiti alla consumazione dei
pasti per il personale.
A fronte della condizione su descritta è evidente che la questione non si possa
più inquadrare come una questione di pertinenza penitenziaria ma di una questione
afferente all’intera collettività pescarese di cui gli illustrissimi esponenti di Governo
territoriale e politici debbono farsi carico al pari dei Dirigenti dell’Amministrazione
Penitenziaria.
Per le motivazioni di cui sopra, nel richiedere un incontro tanto a Sua Eccellenza il
Prefetto, tanto all’Assessore alla Sanità, si resta in attesa di conoscere le strategie che saranno
messe a punto per il contenimento del fenomeno.
Si richiedono notizie anche in relazione all’andamento della campagna vaccinale per
il personale penitenziario.
Ai Dirigenti dell’Amministrazione Penitenziaria si chiede una verifica di congruità
dell’agire della Direzione interessata in relazione ai protocolli varati a livello centrale e
regionale. Certi della rilevanza che vorrà accordarsi alla presente segnalazione, si resta in
attesa di un cortese riscontro e si porgono cordiali saluti.