C.R. Milano Bollate – Disparità di trattamento, Emergenza Covid19, Ricompense al personale

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Egregio Sig. Direttore,
preso atto dei contenuti della nota dipartimentale nr. 0207897 del 16 giugno relativa all’oggetto, si vuole in premessa esprimere grande apprezzamento al Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria per l’iniziativa intrapresa che sottende vicinanza al personale e riconoscimento dell’encomiabile attività della Polizia Penitenziaria, sentimenti questi particolarmente apprezzati dal personale tutto, in particolar modo in questo delicato momento storico.

A tal proposito, la scrivente O.S. è venuta a conoscenza, come del resto tutto il personale in servizio presso l’istituto da Lei diretto, di un documento emanato da codesta Direzione e contenente un elenco di nominativi che sono stati proposti come possibili destinatari della ricompensa di cui trattasi, questo, ovviamente, in maniera del tutto informale, in spregio ai più elementari principi di correttezza e di trasparenza amministrativa.

Orbene, tale documento ha generato un incommensurabile malcontento associato a legittime proteste di difficile risoluzione, pertanto si ritiene assolutamente necessario che la S.V. fornisca dettagliati chiarimenti sui criteri adottati per addivenire alla selezione dei nomi indicati nell’elenco in nostro possesso poiché, dall’esame degli stessi, appare oltremodo chiaro che la S.V. non sembra aver applicato alcun principio meritocratico, bensì che, al contrario, abbia valutato esclusivamente il grado di accondiscendenza e di piaggeria di alcuni dipendenti nei riguardi della Direzione, vanificando in tal modo l’obiettivo perseguito dall’Amministrazione centrale in maniera colpevole, censurabile ed assolutamente deplorevole, venendo in tal modo meno ai propri doveri inderogabili di garantire imparzialità ed equità nel metro di giudizio, ciò nonostante l’estrema chiarezza dell’obiettivo da perseguire e la ratio dello stesso consistente nella valorizzazione del “Personale che si è distinto in modo evidente e concreto con il proprio operato ed il proprio impegno, oltre l’ordinario svolgimento dei compiti istituzionali”.

Premesso che tutto il personale impegnato a diverso titolo nei vari settori dell’istituto da Lei diretto ha dato il proprio validissimo contributo, è tuttavia innegabile che non tutti siano stati esposti ai medesimi fattori di stress e di rischio, nonché ai medesimi carichi di lavoro, bensì che siano riscontrabili delle evidenti quanto innegabili differenze sostanziali a seconda del settore nonché dell’incarico ricoperto all’interno dello stesso.

Appare lapalissiano quanto incontestabile che la maggiore esposizione al rischio di contrarre l’infezione da “covid-19” ci sia stata per il personale che ha effettuato le traduzioni per i ricoveri urgenti ovvero per il personale impiegato a lavorare nelle sezioni detentive per non parlare poi degli enormi rischi corsi per la propria incolumità dal personale inviato fuori sede a sedare le rivolte presso il Carcere di San Vittore, mentre appare difficile se non impossibile capire quali concreti rischi di contrarre l’infezione da “covid-19” abbia effettivamente corso il personale impiegato presso l’Ufficio Informatico, presso il Centralino, il responsabile RSPP, peraltro assente durante il periodo della pandemia, solo per citarne alcuni, ed in cosa si sia concretamente riscontrato un particolare impegno del predetto personale che sia andato oltre l’ordinario svolgimento dei propri compiti istituzionali.

Cosa debba effettivamente intendersi per operato ed impegno “oltre l’ordinario svolgimento dei compiti istituzionali” è argomento che merita indubbiamente delle precisazioni di dettaglio, anche perché di ordinario, nel periodo emergenziale c’è stato ben poco, considerate le innumerevoli criticità emerse, i livelli esponenziali di stress affrontati dal personale, i turni di lavoro interminabili ed estenuanti nonché gli interventi operativi per sedare le rivolte dei detenuti e le devastazioni del mese marzo. Se poi si ragiona anche sull’ effetto che l’attribuzione della ricompensa produce sotto il profilo giuridico del rapporto di impiego, non si potrà non condividere la necessità inderogabile di far riferimento esclusivamente a criteri meritocratici per addivenire all’attribuzione di tale misura premiale, obbiettivo questo chiaramente perseguito dal D.A.P., ma palesemente disatteso dalla Direzione di Milano Bollate. Sarebbe stato sicuramente opportuno convocare preventivamente le organizzazioni sindacali per definire “cum grano salis” i criteri meritocratici e/o di concreta esposizione al rischio da applicare per l’individuazione del personale effettivamente meritevole di tale beneficio, ma tale lungimiranza mista a buon senso evidentemente non rientra tra le prerogative della Direzione di Milano Bollate.

Alla luce di quanto esposto in narrativa, preso atto che stanno giungendo numerose lamentele da parte del personale di Polizia Penitenziaria in merito alle mancate proposte di ricompensa all’indirizzo di personale assolutamente meritevole di segnalazione, tenuto conto altresì che la “superficialità” evidenziata dalla Direzione di Milano Bollate e l’adozione da parte della medesima di criteri misteriosi ed incomprensibili nella selezione del personale de quo reca grave danno al prestigio del Corpo di Polizia Penitenziaria, creando notevole amarezza mista a profonda demotivazione fra i poliziotti che, loro malgrado, sono costretti a prendere atto di quanto il proprio Dirigente sia distante anni luce da loro e di quanto sia inconsapevole dalle problematiche del personale che opera in prima linea nelle sezioni, affrontando con grande professionalità l’emergenza sanitaria in atto, si chiede alla S.V. un concreto e fattivo intervento finalizzato a riformulare la lista del personale potenziale destinatario di ricompensa, applicando correttamente criteri che siano esclusivamente meritocratici, che siano adeguatamente motivati ed oggettivamente condivisibili, in modo tale da fornire alla commissione preposta tutti i necessari elementi di giudizio per valutare con equità la sussistenza o meno dei presupposti necessari per attribuire al personale effettivamente meritevole il beneficio di cui trattasi, provvedendo altresì, contestualmente, a rimuovere dalla contestata lista tutti coloro che nulla hanno avuto a che fare con le criticità conseguenti all’emergenza sanitaria tuttora in atto o che comunque nel loro operato non abbiano profuso un impegno tale da spingersi concretamente oltre l’ordinario svolgimento dei propri compiti istituzionali.

Si resta in attesa di cortese ed urgente riscontro e con l’occasione si porgono deferenti saluti.