C.R. Milano Opera – Maneggio, lavoro straordinario – Richiesta ispezione

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DIRETTORE CASA DI RECLUSIONE MILANO OPERA – IPOTESI DANNO
ERARIALE – DISPARITA’ DI TRATTAMENTO – TRASPARENZA E LEGITTIMITÀ
DELL’AZIONE AMMINISTRATIVA RIGUARDANTE LA REMUNERAZIONE DEL
LAVORO STRAORDINARIO PRESTATO DAL PERSONALE DEL CORPO DI POLIZIA PENITENZIARIA IN SERVIZIO PRESSO CENTRO EQUESTRE “OPERA A CAVALLO” – RICHIESTA ISPEZIONE.

Egr. Sig. Provveditore,
con la presente la scrivente O.S. intende rappresentare a codesto Organo fatti e circostanze in merito all’incresciosa questione in oggetto meglio specificata, nonché attinenti al modo di agire del Direttore della Casa di Reclusione di Milano Opera che, a parere della nostra O.S., si potrebbe concretizzare in un evidente danno economico per il pubblico erario con conseguente responsabilità amministrativa e contabile a carico del dirigente in questione.

La questione della remunerazione del lavoro straordinario presso l’istituto di Milano Opera pare purtroppo uno dei gravi problemi che minano una serena attività ed il giusto equilibrio dei lavoratori, che peraltro producono sicurezza.

Entrando nel merito della doglianza, significando che nella gestione del personale di polizia penitenziaria colà in servizio, quella della remunerazione del lavoro straordinario sembra davvero scandalosa, impressionante, inconcepibile ed anomala.

Si segnala pertanto un caso degno di attenzione, ove viene palesemente dimostrata una modalità anomala di remunerazione di lavoro straordinario che certamente non corrisponde a quanto previsto dalla normativa in materia.

Il Direttore dell’Istituto di Milano Opera, alcuni mesi orsono, ha arbitrariamente istituito un nuovo posto di servizio denominato “Maneggio”, decidendo in via del tutto autonoma, l’organizzazione di lavoro senza coinvolgere le OO.SS., contravvenendo in tale modo a quanto previsto dalla normativa pattizia.

Per lo svolgimento di tale servizio, il suddetto Dirigente avrebbe deciso di assegnare due unità di polizia penitenziaria del ruolo Agenti\Assistenti, dando loro addirittura l’opportunità di svolgere (non si sa bene che tipo di servizio) la propria attività lavorativa in abiti borghese.

Tale posto di servizio sembrerebbe essere stato costituito tramite un progetto “ONLUS GIACCHE VERDI LOMBARDIA”, in sostanza, pare vi sia una specie di gestione condivisa per il mantenimento della struttura con il personale di polizia penitenziaria, tenuto conto anche della presenza di personale civile appartenente alla suddetta associazione.

Altra anomalia, il personale impiegato per tale posto di servizio è stato inserito nella 5^ unità operativa, facendo risultare sul modello 14 Agenti il seguente posto di servizio: “addetto vigilanza blocco esterno”, con turno 8:00/14:00. Un escamotage amministrativo fuorviante in quanto realmente le suddette unità non espletano servizio al blocco esterno, bensì al maneggio che si trova al lato opposto. Per non parlare poi della loro gestione lavorativa, poiché le unità non vengono amministrate dal Coordinatore, bensì gestite direttamente dal Comandante di Reparto. Tale escamotage amministrativo ha permesso al suddetto personale di percepire a pieno titolo il FESI con la fascia A1.

Sembra peraltro opportuno nonché doveroso rammentare che le prestazioni di lavoro straordinario possono essere svolte se sussistono concretamente ragioni di pubblico interesse, che rendono imprescindibile il ricorso a prestazioni lavorative che debordano dall’orario normale di lavoro. Appare pacifico affermare che incorre pertanto nella responsabilità per danno erariale il Dirigente che abbia autorizzato, oppure liquidato le ore straordinarie del dipendente, senza adeguata e legittima motivazione. Lo straordinario quindi non può costituire strumento normale di copertura e programmazione del servizio pubblico, d’altro canto le urgenze debbono rispondere di conseguenza a reali esigenze di servizio.

Si chiede pertanto le motivazioni per cui il suddetto personale ha effettuato mensilmente un numero spropositato di lavoro straordinario, raggiungendo incredibilmente anche 70 ore di lavoro straordinario mensile. La circostanza che desta poi maggior perplessità è che una unità addetta sarebbe stata autorizzata ha portare i propri cavalli e il suo cane di proprietà all’interno del suddetto maneggio, mentre ad altro personale tale facoltà è stata negata, nonostante la richiesta della Commissione Benessere per l’istituzione di una pensione per cani.

Vorremmo anche sapere di chi è la responsabilità della gestione del maneggio in questione, in quanto l’emergenza sanitaria che ha colpito il nostro Paese coinvolge tutti i settori, tra questi, anche quello degli Sport equestri. L’interrogativo, che ha assalito la scrivente O.S., è come conciliare il benessere e le necessità di ogni cavallo con le restrizioni in materia emanate dal Governo negli ultimi giorni. Il Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri del 9 Marzo 2020 impone al mondo dell’equitazione di dare il proprio contributo per il contenimento del contagio da Coronavirus evitando ogni spostamento di persone fisiche da e verso ogni scuderia.

Le indicazioni fornite, specificando le disposizioni della direttiva ministeriale, limitano la possibilità di poter accedere alla scuderia ove risiede il proprio cavallo a situazioni particolari o eccezionali, che peraltro riguardano solo agli atleti professionisti.

Appare chiaro quindi che la normativa attualmente in vigore vieta di recarsi al maneggio per montare o muovere alla corda il cavallo. Si chiede altresì di voler accertare se le normative per l’apertura di un maneggio cavalli sono state rispettate e se vi sono tutte le autorizzazioni e relativi nulla osta in merito, giacché risulterebbe l’utilizzo di alcuni container che sono stati debitamente modificati per altri scopi.

Per quanto appena illustrato, ravvisandosi potenziali profili di responsabilità amministrativo/contabile a carico del Direttore della Casa di Reclusione di Milano Opera, con evidente sperpero di denaro pubblico, si chiede al Sig. Provveditore dell’Amministrazione Penitenziaria per la regione Lombardia di effettuare la dovuta ispezione finalizzata ad accertare la sussistenza delle denunciate irregolarità nella gestione del denaro pubblico, adottando, ove fossero riscontrate le violazioni ipotizzate, i dovuti provvedimenti correttivi e/o sanzionatori.

Per concludere, tenuto conto che, nella Sua veste di Dirigente Generale, la S.V. è tenuta a garantire un’effettiva trasparenza ed una inderogabile legittimità alla propria azione amministrativa, qualora la presente nota non dovesse trovare adeguato riscontro da parte dell’Amministrazione ovvero dovesse essere riscontrata in maniera evasiva ed inconcludente, la scrivente O.S. tiene a precisare che trascorsi SETTE GIORNI dalla presente, procederà, doverosamente e suo malgrado, a segnalare quanto esposto in narrativa alla competente sezione regionale della Corte dei Conti, nonché alla Procura della Repubblica di Milano affinché avvii un’adeguata attività d’indagine, adottando, ove fossero riscontrate le violazioni e le omissioni ipotizzate, i dovuti provvedimenti correttivi e/o sanzionatori.
Si resta nell’attesa di cortese e sollecito riscontro, con l’occasione si porgono distinti saluti