Carcere della Dozza di Bologna – Criticità riapertura reparto Girasole, destinato ad accogliere detenute con disagio psichico

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Gent.mi/e,
vi scriviamo congiuntamente per manifestarvi la preoccupazione che sia del personale della Polizia penitenziaria, sia del personale infermieristico che presta attività nella struttura in oggetto.

Senza alcun coinvolgimento sindacale, volto a determinare l’organizzazione delle attività del personale infermieristico all’interno della struttura o dare l’informazione di massima di recente il reparto Girasole è stato riaperto senza alcun cambiamento nonostante la struttura sia stata oggetto in passato di numerose segnalazioni all’ASL sui disagi del personale infermieristico.

Dopo una breve chiusura del reparto, oggi ci ritroviamo la sua riapertura senza che questo sia stato condiviso ed affrontato né con il personale coinvolto, nè con i sindacati degli infermieri e della polizia penitenziaria.

Basti pensare che nella riapertura non sono presenti tutte le figure necessarie sanitarie necessarie a prendersi cura di questi pazienti come lo psichiatra presente dal lunedì al venerdì e non il sabato e la domenica.

Gli infermieri, di fatto, sono introdotti nel reparto senza alcuna protezione a contatto diretto con i detenuti che sono ricoverati nella struttura psichiatrica, e costretti a chiamare a voce il personale della vigilanza in caso di bisogno, senza la certezza di un intervento immediato.

È inaccettabile che il personale infermieristico sia chiamato a svolgere un ruolo estraneo alle proprie competenze e che non rivestono carattere terapeutico, ma di mera sorveglianza ed aiuto.

Il tutto poi, come già segnalato dagli RLS, con gravissima compromissione della loro sicurezza in quanto essendo chiusi dall’esterno nella articolazione si trovano esposti ad ogni tipo di ritorsione e/o aggressione da parte delle detenute come avvenuto anche recentemente.

Si pensi che per uscire dall’articolazione la procedura è quella di chiamare l’agente di polizia penitenziaria a gran voce (se presente nelle vicinanze) per farsi aprire.

Tale condizione è stata denunciata anche dal personale di Polizia penitenziaria che in una comunicazione formale alla Direzione del Carcere ha sottolineato l’amarezza e lo scoraggiamento nell’aver appreso dell’apertura del reparto con già appurate e dichiarate assenze di figure sanitarie necessarie, indispensabili ed insostituibili alla gestione di soggetti con caratteristiche peculiari particolari.

Per il personale della Polizia penitenziaria il reparto in discussione reclama l’applicazione di precisi protocolli di organizzazione e conduzione che, in assenza di tali figure, in tutto l’arco della giornata ed anche per più giorni consecutivamente, impegna quotidianamente e costantemente il personale di Polizia Penitenziaria a sopperire alle carenze di intervento e trattamento.

Così come non è accettabile che gli infermieri siano chiamati a svolgere funzioni di sorveglianza non è altrettanto accettabile che il personale della Polizia penitenziaria sia chiamato a svolgere funzioni di competenza sanitaria su cui non ha alcuna competenza.

Sarebbe stato opportuno, quindi, che fossero state date delle linee guida alla Polizia Penitenziaria ivi operante, fornite soprattutto con la costante presenza di professionisti competenti nella cura di soggetti così fragili e problematici.

Oggigiorno il concetto di malattia mentale è molto più articolato per cui recludere delle persone con un disagio psichico, senza una progettualità, senza impegnare la loro mente, senza canalizzare la loro emotività con l’aiuto costante di addetti del settore non fa che riportarci a periodi in cui la malattia mentale veniva trattata in modo grossolano e brutale, in cui era negato il diritto alla cura e alla salute.

Un tempo i malati mentali venivano tenuti lontani dagli occhi del resto della società.  Gestire persone fragili e difficoltose, con disagio psichico, comporta un dispendio di energie incommensurabile e professionalità tanto peculiari quanto complesse, dalla sicurezza alla sanità.

Entrambi questi due settori, seppur in apparenza agli antipodi, hanno la necessità di lavorare in stretta sinergia e complicità. Ecco perché nei reparti di articolazione salute mentale è indispensabile ed indefettibile la presenza di entrambe queste aree con personale che tuteli sia la sicurezza di chi è colpito da un provvedimento restrittivo della libertà personale sia di tutti quegli operatori sanitari preposti alla loro cura.

Non è pensabile scindere i due campi di azione né considerarli “a tempo”. La malattia mentale non ha scadenza, al pari dell’integrità fisica del lavoratore, sia esso poliziotto o sanitario. Di qui l’esigenza di comunicarvi congiuntamente le criticità in essere per il personale infermieristico e per il personale di Polizia penitenziaria.

Il personale di Polizia Penitenziaria e gli infermieri, rappresentate dalle presenti sigle sindacali chiedono, per il reparto Girasole di Bologna la presenza costante e continua di professionisti sanitari per la gestione delle recluse ivi allocate, presenza in numero sufficiente e tutelato che assolva, con le dovute tutele da parte dell’amministrazione carceraria, le proprie funzioni in sicurezza senza essere sottoposto a stress per la presenza di rischio aggressione o ritorsione.

Il personale infermieristico chiede sicurezza e l’attribuzione delle funzioni esclusivamente rientranti nelle competenze, chiede un potenziamento del personale di Polizia penitenziario con cui collaborare attivamente mantenendo distinte le proprie funzioni e competenze.
In attesa di un suo riscontro le porgo cordiali saluti.