Casa Circondariale di Bologna – gestione detenuto psichiatrico – ENNESIMA RICHIESTA INTERVENTO URGENTE

Esimio Presidente, Autorità in indirizzo,
dopo le iniziali note scritte da questa Segreteria (nota prot. 1200/SG del 22/03/21 e nota prot. 1353/SG del 30/03/21), di cui l’ultima a maggio, che non hanno avuto riscontro; dopo il colloquio per le vie brevi con il Capo del Dap la scorsa settimana, appare inevitabile notiziare le SS.LL. sull’escalation dei disordini provocati dal detenuto I.H. Ancora una volta siamo costretti a denunciare la gestione di un detenuto psichiatrico, per la gestione del quale si stanno adottando strategie non normate bypassando quanto disciplinato dalle regole dell’Ordinamento Penitenziario. Degli eventi critici dei quali si è reso protagonista il soggetto de quo, in un imbarazzante silenzio dell’Amministrazione Penitenziaria la scia continua a restare il numero dei poliziotti penitenziari refertati ed il peggio si è evitato solo grazie al lungo e paziente dialogo di mediazione instaurato dal restante personale che, in una non comune opera di moral suasion, ha fatto desistere il detenuto da altri propositi violenti. Il trattamento a lui riservato, mirato ad evitare l’insorgere di problematiche, sta sortendo l’effetto contrario. Lo stesso infatti pretende ed ottiene e ciò lo fa sentire autorizzato a comportarsi come meglio crede, in barba a quello che è il regolamento o le disposizioni impartite. Non esiste modo di relazionarsi, né tantomeno il medesimo è riuscito a creare un rapporto di convivenza “civile” con la restante popolazione detenuta, a cui è inviso proprio per la sua arroganza ed i suoi modi barbari. Il personale si ritrova pertanto, nonostante quello che ha subito in precedenza, ad essere il veicolo per il soddisfacimento di ogni tipo di bisogno richiesto dal detenuto, pur di mantenerlo in uno stato di tranquillità. In questo clima di eccessiva deferenza nei confronti di un facinoroso, la rimanente popolazione detenuta osserva il tutto, con evidenti ripercussioni sul mantenimento dell’ordine e della sicurezza allorquando si vedono queste disparità di trattamento, anche se dovute da ragioni di gestione di un soggetto psichiatrico conclamato. Il tema del disagio mentale all’interno degli istituti, è un argomento delicato che va trattato peculiarmente, specialmente in riferimento alla posizione dei detenuti semi-infermi, rispetto a quelli la cui malattia sia stata “diagnosticata” nel corso della detenzione. Per questi soggetti, come ribadito nelle precedenti note, la cura dovrebbe avvenire nelle apposite Articolazioni per la Tutela della Salute Mentale (ATSM – catalogazione in cui rientra solo il Reparto femminile del carcere bolognese), previste, ma non ancora realizzate in modo diffuso ed omogeneo. La situazione è al collasso e l’intervento di codeste Autorità appare improcrastinabile.