Casa Circondariale di Bologna – Stato di sovraffollamento detentivo – Distribuzione detenuti all’interno dei reparti – Criticità reparto infermeria. Richiesta intervento

Egregio Provveditore,
i dati relativi al sovraffollamento dei penitenziari italiani appare indiscutibilmente preoccupante, con una rilevazione dei dati accertati al 31 ottobre scorso, di 60mila presenze a fronte dei 50mila posti letto disponibili.
Come è intuibile, nel momento in cui tale surplus viene spalmato sui singoli istituti restituisce il dato – pressoché identico e patologico per tutti i penitenziari – di livelli di sovraffollamento insostenibili. Nel nostro ruolo di sindacalisti della Polizia Penitenziaria ci dobbiamo responsabilmente interrogare su come una siffatta condizione agisce sulla qualità del lavoro e sulle misure che è opportuno porre in campo per cercare di minimizzare il disagio.
In questo ambito di osservazione merita menzione la Casa Circondariale di Bologna, caratterizzata da un importante sovraffollamento con presenze che sono pari quasi al doppio della capienza regolamentare.
Da quanto si apprende anche dalla lettura della corrispondenza sindacale delle articolazioni provinciali di questa O.S., in un sistema già sofferente quale quello bolognese, risulta che il disagio lavorativo conosca picchi in determinati reparti: su tutti il reparto infermeria.
Proprio in relazione a tale reparto, ci giunge notizia di uno stazionamento dei detenuti colà allocati che supera di gran lunga i periodi necessari alle cure, si ché un reparto dalle peculiari caratteristiche di utenza dedicata, va a trasformarsi in un reparto “pseudo comune” con i rischi di contagio che non possono astrattamente escludersi.
Ora, se rispetto ai numeri, poco può farsi se non attraverso una legislazione ad hoc di cui pure il Si.N.A.P.Pe si sta facendo portavoce (misure di deflazionamento della carcerazione), di certo possono porsi in essere, a livello locale e regionale, misure atte a riequilibrare assetti che ad oggi potrebbero non essere proprio in linea. Ed ancora sul punto, soccorre il caso del reparto infermeria in argomento che, da quanto ci viene riferito, rischia di trasformarsi in una sorta di “ghetto” ove allocare l’utenza maggiormente problematica ed ove comunque risultano ristretti anche detenuti con evidenti atteggiamenti antisociali per nulla attenti alla cura della persona (seppur in tal senso sollecitati) e degli spazi. Parliamo di soggetti che imbrattano gli spazi in cui stazionano con escrementi e residui di cibo, tanto da rendere nauseabondo oltre che pericolosa, a livello igienico/sanitario, la permanenza in loco tanto degli altri detenuti, tanto dei poliziotti che colà devono operare.
Per quanto sopra, previa verifica della segnalazione, si voglia intervenire per la valutazione di misure da porre in essere nel’immediato per cercare di riequilibrare la distribuzione della popolazione detenuta, tanto in regione, tanto a livello locale fra i vari reparti.