Casa Circondariale di Campobasso – Disordini del 22 maggio

Illustre Ministro,
è di ieri la notizia dei gravi disordini che si sono registrati presso Casa Circondariale di Campobasso, ove un nutrito gruppo di detenuti, capeggiati da un recluso particolarmente facinoroso, ha letteralmente messo a soqquadro una parte dell’istituto, provocando ingenti danni ai
beni dell’Amministrazione, per poi barricarsi all’interno di una sezione insieme ad altri 20 detenuti.
Da quanto si legge dalla stampa, pare che alla base della violenta reazione, sia da porsi una gestione della quotidianità penitenziaria apparentemente meno “permissiva” della precedente, ma necessaria per l’elevato numero di detenuti ospitati, che va ben oltre la capienza regolamentare.
Qualsiasi sia la rivendicazione a base della protesta, poi rientrata per l’opera di mediazione della Direzione, allarma la forza e il modo con cui l’utenza abbia deciso di far sentire la propria voce; e nel contempo allarma la percepita sottovalutazione del fenomeno da parte dei Vertici, tanto politici quanto amministrativi.
Ebbene, lo scenario che si è vissuto ieri in Molise ricalca quello che ha interessato Trento lo scorso Natale, o Siracusa nelle festività pasquali, solo per citarne alcuni; ma nonostante passino i mesi, si costituiscano tavoli di “saggi” al precipuo scopo di analizzare il fenomeno e individuare le possibili strade percorribili, il trend non si inverte e, anzi, rischia oltremodo di peggiorare.
Ciò che pare preoccupare solo questa Organizzazione Sindacale, e non anche i responsabili amministrativi, è il concreto pericolo di emulazione che ogni analisi criminologica invita a tenere in debita considerazione.
Sul sito ufficiale di informazione del Ministero della Giustizia, in merito al caso di Campobasso, si legge che il trascinatore è stato trasferito fuori dal distretto regionale e altri sette corresponsabili dei disordini sono stati trasferiti nel distretto. Ciò in aderenza alle disposizioni dettate con apposita circolare del dicembre scorso dal Capo del Dipartimento. Il timore è che si sia unicamente spostato il problema invece di individuare una soluzione; e il rischio che il timore si trasformi in certezza è un rischio concreto.
Non bastano i fenomeni aggressivi del singolo (da ultimo ieri abbiamo sottoposto al Capo del Dipartimento il caso occorso a Ivrea), non bastano i fenomeni collettivi (Trento, Siracusa, Parma, Campobasso, citati senza pretesa di esaustività) a svegliare le coscienze di un’Amministrazione dormiente e temporeggiatrice. Intanto passano i mesi, la fenomenologia si ripete, e di soluzioni nemmeno temporanee non v’è traccia, o quanto meno di tentativi falliti.
La brillante opera posta in essere da tutto il personale intervenuto, ancora una volta e come al solito, ha scongiurato la conta dei feriti (mentre resta la conta dei danni), ma questo non può bastare. Uno Stato che funziona è uno Stato che protegge i suoi Uomini; ma troppo spesso si sta registrando l’esatto contrario.
E’ giunta l’ora di dire basta! Si assumano tutte quelle iniziative legislative e gestionali affinché cessi il binomio fra “Carcere” ed “emergenza” e i penitenziari tornino ad essere presidio di legalità e segno tangibile della presenza delle Istituzioni sul territorio.
Si resta in attesa di conoscere le iniziative che saranno intraprese nel breve periodo.