CASA CIRCONDARIALE DI CATANZARO – Esito visita sui luoghi di lavoro – Richiesta intervento

Egregi, una delegazione del Si.N.A.P.Pe, con a capo lo scrivente Segretario Generale, ha effettuato nei giorni scorsi una visita sui luoghi di lavoro ai sensi dell’articolo 5 comma 6 AQN presso la Casa Circondariale di Catanzaro. Al fine di offrire il proprio doveroso contributo per il miglioramento delle condizioni di lavoro del personale di polizia penitenziaria che colà opera, si riportano sinteticamente le criticità riscontrate, con l’auspicio che si attivino nel breve periodo tutte quelle iniziative necessarie al loro superamento. La prima e forse preponderante criticità è costituita dall’insufficienza organica, con particolare riferimento al ruolo di base, cui si riconnette una comprensibile sofferenza gestionale. Lo stato di sofferenza risulta altresì aggravato dal consistente quotidiano impiego di personale del reparto per le esigenze del locale NTP. Al di là di ogni ragionamento sulla necessaria osmosi fra NTP e Reparto e viceversa, assistere ad una integrazione quotidiana di un numero elevatissimo di personale (finanche 65 unità in un turno) vuol dire praticamente mettere in ginocchio l’organizzazione dei servizi interni. Per altro riteniamo di dover segnalare come, attraverso una migliore organizzazione dei servizi di traduzione (con particolare riferimento alle visite specialistiche, magari con un accorpamento di situazioni da tenersi nello stesso posto in fasce orarie simili) notevole sarebbe il risparmio di uomini e mezzi, consentendo con l’impiego complessivo di un minor numero di personale livelli di sicurezza più elevati.
In tal modo si conterrebbero anche gli enormi sacrifici che vengono richiesti al personale dell’interno.
L’attività lavorativa di costoro, poi, risulta oltremodo aggravata da una assurda vicenda giudiziaria per la quale il nuovo padiglione, seppur in funzione, non gode della prevista automazione.
Da quanto si apprende in loco, pare che in ragione di un contenzioso fra l’Amministrazione e la ditta che ha effettuato i lavori, gli stessi non possano mettersi in funzione nemmeno con l’intervento di altre ditte per mancanza dei codici necessari ed in possesso unicamente della ditta
antagonista.
In ragione delle notevoli cifre spese per la realizzazione del progetto, è inammissibile che il servizio non possa decollare nelle forme previste. Si ritiene, dunque, sia il caso di porre in campo ogni iniziativa per una immediata risoluzione della problematica o composizione del conflitto giudiziario.
In ragione delle notevoli dimensioni dell’Istituto (circa 700 detenuti), si ritiene di dover ripensare anche all’organizzazione del lavoro, con una diversa rimodulazione delle unità operative e il conseguente decentramento dei servizi, al fine di ottimizzare l’impiego del personale .
Sul punto, il Si.N.A.P.Pe si dice sin d’ora disponibile al confronto, magari anche tramite l’istituzione di un tavolo tecnico per la verifica condivisa delle esigenze.
A margine merita un accenno l’analisi logistica dello stato dei luoghi, avendo raccolto malumori sia in relazione al funzionamento della mensa (sul punto si chiede alla Direzione di effettuare una valutazione di congruità del servizio offerto rispetto agli standard dichiarati nel capitolato e – ove esistente – di sensibilizzare le attività della commissione mensa), sia in merito alla fatiscenza di alcuni locali, come ad esempio le caserme.
Sarebbe auspicabile un sopralluogo da parte dell’ufficio tecnico del Provveditorato per la valutazione degli interventi strutturali da realizzarsi previo appostamento delle risorse necessarie. Nella certezza che si colga nei contenuti della presente corrispondenza il giusto spunto di riflessione ed impulso, si resta in attesa di conoscere gli interventi che saranno posti in campo.