Casa Circondariale di Lecce – COVID, quarantena arrestati e traduzioni detenuti senza distanziamento

Egregio Provveditore,
ci giungono notizie in relazione a disposizioni che sarebbero state fornite ai competenti organismi, in forza dei quali tutte le persone sottoposte ad arresto nel territorio regionale vengono associate alla CC di Lecce, unico Istituto che sarebbe in grado di ospitare i predetti in stato di “quarantena” prima dell’ammissione a vita comune.

Se da un lato si comprendono eventuali ragioni sanitarie e precauzionali di siffatta organizzazione, dall’altro il rischio che Lecce si trasformi in un pericoloso “lazzaretto” è molto elevato.

Accanto alle preoccupazioni appena espresse, si pone il problema dell’aumento del lavoro per l’esiguo e sofferente personale del penitenziario salentino che ad oggi risulta venga addirittura richiamato dal congedo ordinario programmato.

Sempre in tema di rischio contagio, nel sollecitare l’individuazione di ulteriori presidi presso altre strutture della Regione al fine di non gravare unicamente su Lecce, si sollecita anche l’emanazione di protocolli operativi ad hoc che consentano il rispetto del distanziamento sociale anche all’interno dei mezzi del Corpo.

Si ha infatti notizia che verrà a breve effettuata una traduzione da Lecce, di diverse centinaia di chilometri, che vedrà a bordo di un unico mezzo di trasporto ben 9 persone fra tradotti e traducendi.
È evidente che in tale caso di certo non potrà parlarsi di rispetto del distanziamento se si considera la limitata cubatura del veicolo.

Si concorderà con chi scrive che nel caso di specie si sarebbero potute trovare forme organizzative alternative capaci di consentire il citato distanziamento.

Attese le legittime preoccupazioni del personale colà operante, si vogliano far conoscere i meccanismi di protezione e di deflazione che saranno posti in essere a tutela della salute collettiva.
Distinti saluti.