Casa Circondariale di Milano San Vittore – Aggressione al personale di Polizia Penitenziaria

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Egregio Direttore,
corre l’obbligo di dover segnalare, nostro malgrado, il gravissimo episodio di aggressione ai danni del Personale di Polizia Penitenziaria verificatosi in data 30 giugno u.s., presso una sezione detentiva di questo istituto, da parte di un detenuto, pare psicolabile, si registra quindi, ancora una volta, un evento critico di una certa portata nell’Istituto Milanese da lei diretto.

L’efferata aggressione avrebbe causato il ricovero presso l’Ospedale Niguarda di ben 3 unità di Polizia Penitenziaria, ai quali sono stati refertati diversi giorni di prognosi, difatti, i medici avrebbero riscontrato varie escoriazioni al volto e traumi contusivi.

Il peggio comunque è stato evitato grazie all’alta professionalità ed esperienza attuata nei confronti di un detenuto extracomunitario isolato per problemi psichici, nonché al lesto e decisivo intervento dell’Ispettore responsabile e dei colleghi da lui diretto ai quali va il nostro lodevole plauso. Il Si.N.A.P.Pe esprime sentimento di forte solidarietà e grande vicinanza per il vile gesto subito nell’espletamento del proprio dovere, pertanto, ai nostri colleghi costantemente impegnati a garantire con grande senso del dovere e altrettanta responsabilità il mandato istituzionale affidato, va tutto l’apprezzamento e la stima per l’importante e delicata funzione sociale assicurata al servizio del Paese.

Nel formulare pertanto sinceri auguri di pronta e completa guarigione ai nostri colleghi, invitiamo gli stessi a considerarci come sempre vicini e pronti, qualora lo reputassero necessario, ad offrire loro il nostro pieno e incondizionato sostegno. Fatta questa breve premessa, il Si.N.A.P.Pe più volte è intervenuto con note sindacali al fine di evidenziare alle Autorità competenti la nostra forte preoccupazione per la situazione presente sul territorio nazionale, rappresentando alle predette che la mancanza di organico, disorganizzazione e troppa flessibilità e leggerezza nella gestione di alcune situazioni operative dovute soprattutto alle mancanze di personale stesso, espone ogni giorno i poliziotti penitenziari a rischi.

Alla luce di questi fatti incresciosi, sarebbe opportuno riaprire immediatamente il Centro di Osservazione Neuropsichiatrica (CONP), per gestire i detenuti con problemi psichiatrici. Vi è infatti un’emergenza nell’emergenza, ovvero appunto quella psichiatrica, che sta determinando episodi sempre più frequenti di scompenso psichico nel corso dell’espiazione della pena. Il disagio psichico è ormai una componente costante della realtà penitenziaria, prevalente nella popolazione detenuta.

La convivenza di tali detenuti, come nel caso di specie, non adeguatamente assistiti e allocati in sezioni detentive comuni, con la restante popolazione carceraria, risulta difficile e spesso conflittuale, fino a sfociare in casi drammatici.

Queste persone avrebbero invece bisogno di una particolare assistenza sanitaria continua, mentre la presenza di medici e infermieri è limitata al tempo di visita e somministrazione delle terapie farmacologiche.
I detenuti portatori di disturbi mentali richiederebbero specifiche cure, metodologie d’intervento e procedure clinico organizzative, al fine di tentare di migliorare i loro comportamenti e di preservare le figure professionali – medici, personale sanitario e di custodia – che hanno contatto con essi.

La presa in carico di questi soggetti finisce invece per gravare sul Personale di Polizia Penitenziaria che, sottodimensionati e già in affanno per la gestione della sicurezza ordinaria, si trovano a dover gestire situazioni di grave rischio dovute a comportamenti incontrollabili di soggetti affetti da pesanti disturbi mentali. Negli ultimi anni, sul territorio, si sono registrati centinaia di casi di aggressioni, anche gravi, in danno di agenti e operatori della sanità, oltre che di altri detenuti costretti a condividere gli spazi con pazienti che andrebbero allocati in luoghi separati, in ragione della loro pericolosità.

Il Dirigente Sanitario dell’Istituto, in merito a tale situazione, dovrebbe prendere posizione e chiedere l’immediato trasferimento dei suddetti in apposite strutture, non si può certo scarica il tutto sul Personale di Polizia Penitenziaria, In questi ultimi giorni, a Milano San Vittore, alcuni detenuti psichiatrici, anti sociali e fuori controllo, hanno sfondato i cancelli delle stanza di pernottamento, distrutto pareti ed ogni bene dell’Amministrazione, sono addirittura saliti sui cancelli della rotonda ad una altezza di 5 metri. Questi detenuti rifiutano qualsiasi trattamento, cure e terapie farmacologiche, destabilizzando le sezioni detentive, ove ebbene ricordarlo, vi sono anche detenuti comuni.

Considerato che dal 14 giugno 2008, per effetto del DPCM 30 maggio 2008, le competenze sanitarie della medicina generale e specialistica penitenziaria, i rapporti di lavoro e le risorse economiche e strumentali, fino ad allora in capo al Ministero della Giustizia, sono state trasferite al Sistema Sanitario Nazionale e quindi alle Regioni e alle ASL.

La definitiva riconduzione della sanità penitenziaria nel SSN è stata sancita con la legge n. 81 del 30 maggio 2014, che ha decretato la chiusura degli Ospedali Psichiatrici Giudiziari (OPG) entro il 31 marzo 2015, è pertanto necessario predisporre un’adeguata presa in carico, da parte di strutture e personale specializzati, di questi detenuti, per garantire l’incolumità dei poliziotti penitenziari e la serenità dell’intera struttura carceraria; risulta pertanto improcrastinabile il rafforzamento dei servizi di salute mentale in carcere, con la realizzazione di Sezioni Cliniche di Psichiatria ad esclusiva gestione sanitaria.

Ormai l’effetto, quell’effetto domino delle attività di prevenzione sono saltate e l’Amministrazione è paralizzata da una continua e costante regressione del sistema, il quale per mancanza di uomini e fondi non può più attendere alle regole d’ingaggio e di prevenzione e soddisfare, come sarebbe necessario, la sicurezza e l’incolumità dei propri uomini.
Il Si.N.A.P.Pe ritiene vergognoso che in uno stato moderno, in uno Stato di diritto come quello Italiano, la sicurezza della salute e dell’incolumità dei poliziotti sia lasciata al caso, sia lasciata gestita sempre più a uomini che per fortuna in queste occasioni tirarono fuori l’orgoglio e la propria determinazione per andare avanti e garantire quindi il proprio dovere istituzionale.

I poliziotti indubbiamente se la caveranno, ma quello che fa male non è il fisico è il morale e soprattutto diventa sempre più difficile non avere timore, non dei propri interlocutori perché è comunque un mestiere rischioso e ne siamo coscienti, ma si ha paura della disorganizzazione e della mancanza di tutela che lo Stato dovrebbe fornire ai propri servitori e invece è diventata la prima voce da tagliare per far quadrare i bilanci.

Per quanto descritto, oggi, riteniamo non più procrastinabile il giungere ad una discussione utile a ricercare soluzioni adeguate a compensare il disagio del personale, a verificare i carichi di lavoro e soprattutto a ripristinare un adeguato livello di sicurezza, affinché il personale possa operare senza le difficoltà denunciate in più occasioni e mai risolte.

Il Si.N.A.P.Pe, nell’esprimere nuovamente la propria solidarietà ai colleghi aggrediti e al Personale di Polizia Penitenziaria che, con esemplare spirito di sacrificio, continua a garantire quanto previsto dal mandato istituzionale del Corpo nell’istituto di Milano San Vittore.

Per quanto sopra illustrato, resta nell’attesa di conoscere le iniziative che si riterrà di adottare, si testimonia ancora una volta la vicinanza al personale in servizio presso il carcere di Milano San Vittore, al quale va un plauso per lo spirito di abnegazione che lo ha sempre contraddistinto.