Casa Circondariale di Napoli Poggioreale – Rivolta dei detenuti attuata in data 16 giugno – Emergenza carceri – Richiesta risposte ed interventi indifferibili

Esimio Presidente, Onorevoli Ministri,
ove ve ne fosse bisogno, in premessa si ripercorrono i tratti salienti della tragica domenica vissuta nel penitenziario di Napoli Poggioreale, ove un nutrito gruppo di detenuti per circa due ore ha tenuto sotto scacco un intero padiglione detentivo, provocando danni alla struttura.
Al fine di sedare la protesta si è resa necessaria la presenza il loco del PM di turno, oltre che dei responsabili dell’Amministrazione Penitenziaria e molte unità di Polizia Penitenziaria sono state impiegate per garantire accettabili standard di sicurezza.
Da prime sommarie informazioni pare che alla base della protesta vi sia il diniego di trasferimento in ospedale di un detenuto che pretendeva fosse disposto il ricovero perché febbricitante.
È forse anche superfluo specificare che lo stato febbrile, entro determinati livelli, viene trattato anche con l’automedicazione con antipiretici (farmaco da banco) e nel caso di specie il detenuto era stato comunque visitato dal sanitario del penitenziario che non ha ritenuto necessario il trasferimento in ospedale.
Il punto è che in un sistema penitenziario “fragile” come si sta dimostrando di essere quello italiano, il diniego (legittimo) rispetto ad una pretesa (assurda) assurge a causa scatenante di rivolte, proteste, trattative, dando vita ad uno scenario tanto pericoloso quanto diseducativo.
Questo è, seppur in maniera molto sommaria, il quadro dei penitenziari italiani che diventano ciclicamente teatro di disordini, sommosse, proteste. Alcune volte si contano i danni, altre volte si contano i contusi, gli intossicati, ma la sostanza non cambia.
Ed in questo scenario, solo un gran parlare, ma nulla di concreto; nessun atto, nessuna strategia capace di invertire la tendenza che noi denunciamo da lungo tempo.
Si parla di emergenza penitenziaria, ma ha senso parlare di situazione emergenziale quando un determinato rilevante problema risulta essere circoscritto in un arco temporale più o meno lungo e quando si attivano gli strumenti necessari ad arginare il fenomeno (pensiamo all’emergenza migranti e alle risposte concrete che sono state date al Paese). In tema di penitenziari, non è più nemmeno giusto parlare di emergenza ma di cronicizzazione di un problema il cui aggravarsi va di pari passo con l’elevarsi di un’assuefazione ad esso.
Nelle innumerevoli missive che abbiamo indirizzato ad ogni livello di interlocuzione possibile abbiamo ogni volta proposto, suggerito, auspicato metodi nuovi e filosofie rinnovate. Ogni volta le nostre piccole o grandi “soluzioni” non hanno trovato spazi di azione, tanto che a fronte di un fenomeno per il quale siamo scesi in piazza già due anni fa, il massimo risultato che si è ottenuto è una circolare interna che dispone i trasferimenti dei detenuti che minano l’ordine interno dell’istituto; una circolare che non risolve il problema ma che lo sposta altrove.
Ebbe, dopo aver assistito nella pubblica piazza alle promesse dei leader dei partiti che oggi compongono l’esecutivo (ricordiamo su tutti, l’Onorevole Salvini che durante la manifestazione di protesta che abbiamo svolto innanzi Montecitorio, saliva sul palco e prometteva interessamento per la questione penitenziaria), dopo aver visto segnali di identificazione con gli uomini e le donne delle forze dell’ordine (anche indossando i capi di vestiario che compongono le nostre uniformi), dopo la fiducia che l’elettorato ha inteso conferire a questa compagine governativa, riteniamo si sia giunti al redde rationem: adesso servono risposte! Al decreto sicurezza faccia seguito un decreto carceri! Ci si attivi nell’immediato per dare risposte al Corpo di Polizia Penitenziaria, ma anche a tutti quegli ignari ed inconsapevoli cittadini che nel loro quotidiano entrano in contatto con il carcere (si pensi ai professionisti, ai volontari, a tutte quelle persone che fanno accesso negli istituti per manifestazioni culturali, ecc…).
Evidentemente si è giunti al punto in cui la fiducia data dagli elettori, probabilmente anche sulla base delle promesse fatte di interessamento alle condizioni di lavoro delle forze dell’ordine, trovi delle risposte concrete nell’operato di questo Governo che, con una decretazione d’urgenza, ponga la parola fine alla recrudescenza del fenomeno di devastazione e di aggressione in carcere, attesa l’evidente inefficacia in tal senso della legislazione vigente (ivi compresa la dinamicità della sorveglianza e il superamento della visione pansecuritaria del Carcere).
Restiamo, dunque, in attesa di conoscere le misure che saranno attuate.